Death

Lei era destinata a salvargli la vita, a renderlo migliore.

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1. Prologo

Prologo

Nero. Il soffitto era nero, come la maggior parte dei mobili che mi circondavano come i miei capelli, che a dir la verità sono più tendenti al castano scuro che al nero.

Le mie mani erano intrecciate sul ventre e picchiettavano nervosamente le dita l'uno contro l'altra.

'Sono le cinque di mattina', mi ripeteva la vocina nella mia testa, le cinque ed io ero sveglia.

Respirai pesantemente mentre mi alzai appoggiandomi sui gomiti, sopra il materasso per osservare le mie compagne di stanza.

La convivenza faceva schifo, figuriamoci se questa doveva essere pure con persone che non conoscevo:

la figura di una ragazza bionda, se non ricordai male, dormiva con un braccio fuori dal letto mentre la testa minacciava di cadere per sbattere sul bordo del comodino, l'altra ragazza invece si trovava sotto il mio letto, quindi non vedevo la sua posizione. Per quel che mi ricordavo della sera precedente, la bionda si chiamava Amanda mentre la seconda bionda sotto il mio letto Hayley.

Quando il viso di quest'ultima fece capolino dalla soglia della porta la vocina nella mia testa imprecava per quanto già mi giravano le ovaie al solo osservare il modo in cui era vestita la ragazza: indossava una camicia a mezza manica scollata eccessivamente, di colore bianco mentre indossava dei pantaloncini osceni e dei tacchi alti e neri.

Mentre quando entrò la sua compagna, Amanda, la sua vista mi fece sorridere mentalmente: era vestita con un'abito senza maniche di pizzo beige che arrivava fino al ginocchio, i capelli erano raccolti in uno morbido chignon stretto sopra la testa.

Sospirai e scostai la trapunta dal mio corpo, mi alzai e con passo lento e cauto mi diressi verso la porta della nostra stanza, misi la mano sulla maniglia e la girai lentamente per poi aprirla, infilarmi velocemente e chiuderla.

Il corridoio era vastamente illuminato nonostante ancora il buio incombente della notte fuori dalla villa, sembrava che li era giorno o perlomeno l'alba. Le pareti arancioni del corridoio inondavano miei occhi assonnati e non potevo evitare di doverci strofinare sopra, più volte le mani per tenermi sveglia.

I miei pensieri sprofondarono poi su un nome, Noah, l'unico ragazzo che conoscevo all'interno di questa cavolo di casa. se non ricordavo male, lui mi aveva detto che stava nella stanza 19 del piano B, che comunque era sul mio piano.

Osservai la targhetta con il numero sulla mia porta che corrispondeva a 5B, portai un'occhiata veloce alla mia destra del corridoio ed iniziai a camminare in quella direzione.

Mi passai entrambe le mani fra i capelli mentre cammino a piedi nudi sulla moquette rossa, intanto osservai i numeri delle stanze che scorrevano man mano che cammino.

19B, mi fermai davanti alla porta, incerta se bussare o meno. 'Al diavolo, bussa cretina', così seguii la mia vocina irritante nella testa e bussai due volte con le nocche della mano destra sulla porta di mogano chiaro.

Nessun rumore, ma rimasi ad aspettare.

'Bussa ancora.' No, stupida voce sciocca.

'Bussa, lo sai che Noah ha il sonno pesante', bussai nuovamente.

Sospirai non ricevendo risposta e mi passoai la mano sulla fronte più volte.

Mi voltai ma non appena sentii un cigolio mi rigirai verso la porta socchiusa, alzai un sopracciglio corrugando la fronte ed alzai le spalle.

Degli occhi verdi comparirono da dietro la porta e mi guardarono, da capo a piedi, più volte.

« Noah, sono Marie-Anne » pronunciai alzando un angolo della bocca.

Attraverso la porta socchiusa oltre agli occhi intravedei nell'ombra un sorriso.

« Ciao piccola. » sussurró a bassa voce esternando di poco il viso dalla porta per guardarmi meglio.

« Come stai? » mi avvicinai alla porta.

« Sto bene, te? »

« Bene." annuì spostandomi una ciocca di capelli dal viso.

« Che stanza sei? »

« 5B. »

« Non lontano. »

« Non troppo. » scrollai le spalle. « Vieni con me? »

« Dove? » per un momento lui corrugó la fronte alzando un sopracciglio.

« Qui, nella villa, in giro. » annuì velocemente per poi sparire dietro la porta socchiusa, io rimasi in attesa.

Dopo qualche minuto Noah ricomparve:

aveva una maglietta nera a maniche corte e dei pantaloni della tuta addosso.

Alzai il viso su di lui e mi sorrise, il septum al labbro luccicó al suo movimento, mentre continuai ad osservarlo mi cinse le spalle con un braccio ed iniziammo a camminare verso destra, lungo il corridoio.

« Con chi sei in stanza? » voltai il viso verso di lui.

« Harry e Derek. »

« Sono tipi a posto? »

« Mhn. »

« Mh? »

« Derek si, Harry un po' meno. »

« Perché? »

« Mh, Harry è un po' lunatico, tutto qui. Invece, le tue compagne? »

« Ho una sgualdrina bionda e una a posto, anche lei bionda. »

« Come si chiamano? »

« Amanda ed Hayley. »

« Capisco. »

Mentre camminammo raggiungemmo la fine del corridoio; Noah é uno dei miei più cari amici, lo conosco da quando ero alle elementari, la sua famiglia è benestante ma lui è tutto il contrario:

fuma, si ubriaca e ama i tatuaggi. In passato siamo stati insieme, beh se due giorni è definire 'stare insieme'.

Girammo sulla destra iniziando a scendere le scale: io con la mano sulla ringhiera, lui dalla parte del muro, non muoveva il braccio dalle mie spalle.

« Sarà bello stare qui con te, in convivenza. »

« Ci hanno trascinato qui perché non ci vogliono fra i piedi, lo sai? »

« Ovvio che lo so. » Rise guardandomi annuendo lentamente.

« Sai tutto. »

« Ovvio »

Scossi la testa alzando gli occhi al cielo mentre scendemmo gli ultimi scalini.

« Mhn, se incontriamo Harry, ignoralo. » sussurró a bassa voce guardandomi.

« Perché? Non é nella vostra stanza? »

« No. » scosse la testa facendo diventare le sue labbra una linea dritta.

« Perché dovrei ignorarlo? »

« Te l'ho già detto, è lunatico. »

« Chi sarebbe lunatico? »

una voce roca alle nostre spalle mi fece sussultare, la stretta intorno alle mie braccia di Noah mi strinse nervosamente, voltai appena il viso di profilo intravedendo dei piedi scalzi, sul legno.

« Allora? » ripeté con un tono lievemente accigliato, il ragazzo alle nostre spalle.

Spostai gli occhi sul profilo di Noah: alzó gli occhi al cielo e arricció le labbra.

Si voltó dopo qualche secondo verso il ragazzo ed io feci lo stesso:

era un ragazzo dai capelli ricci, altamente indefiniti tirati all'indietro per non farli cadere sulla fronte, i suoi occhi erano verdi, o azzurri, non riuscii a definirlo bene, ma erano assottigliati in una linea retta, lo stesso per le labbra, labbra sottili. Era vestito con una maglietta a maniche corte, nera che lasciava scoprire la pelle da vari tatuaggi, una rosa sul lato dell'avambraccio sinistro con una nave sopra, i miei pensieri venirono interrotti dalla sua voce che trapassava i miei timpani.

« Bella la tua ragazza, vero Noah? »

fece un cenno del capo nella mia direzione accennando un sorriso.

« Non è la mia ragazza. » replicó Noah in tono freddo.

« Mh, allora? » incroció le braccia al petto guardandoci entrambi. « Chi è lunatico? »

« Tu.» risposi accennando un sorriso ironico.

« Io? » alzó un sopracciglio iniziando a ridere. « Tu non sai chi sono io. »

« Non so chi sei e non voglio saperlo. » alzai gli occhi al cielo sospirando.

« Perfetto Marie. »

Marie? Aveva pronunciato il mio nome? Come lo sapeva?

« La tua maglietta. »rispose ai miei pensieri, immediatamente indicandola con un cenno della testa.

« Oh. » la mia maglietta bianca a maniche corte era dipinta col mio nome, in acrilico rosso.

« Andiamo. » sussurró Noah al mio orecchio, io annuì velocemente.

« Ci vediamo in camera Har. » si rivolse al ragazzo di cui, come suppone lui, non so chi sia.

Il ragazzo annuì, Noah mi prese il gomito e mi tiró appena, camminammo verso Harry mentre lui rimase fermo, mantenendo lo sguardo su di me.

Mentre Noah rimase a qualche centimetro davanti a me superando il ragazzo dai capelli ricci, quando mi affiancai per quei centesimi di secondi a lui, sentii qualcosa.

'Qualcosa', non credo sia la definizione giusta, ma sentii una scarica dentro di me, nell'esatto instante in cui la pelle del mio avambraccio toccó la sua di pelle, i brividi che percorsero la mia schiena furono multipli e qualcosa, nel mio stomaco, si attorciglió, provocandomi una strana sensazione.

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