Death

Lei era destinata a salvargli la vita, a renderlo migliore.

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5. Fourth Chapter

4.

La paura mi aveva sempre divorato dentro, la paura di qualsiasi cosa. Ad esempio quando volevo alzare la mano in classe per chiedere qualcosa, oppure quando dovevo comprare qualcosa e arrivavo alla cassa senza saper cosa dire, parlare con gli sconosciuti.. tutto mi faceva paura.

Però quella volta che vidi Harry, con una pistola fra le mani, sentii una voragine crearsi all'interno del mio stomaco, facendomi cadere dentro essa. Appena mi alzai da terra, ebbi la sensazione di poter cadere da un momento all'altro.

Harry era rimasto in piedi, davanti alla porta con la pistola dietro la schiena, come se sapesse che la sua vista mi avrebbe ucciso moralmente.

« Marie, non posso spiegarti nulla. » sussurrò con voce decisa, ma il suo viso mostrava segni di paura. Le sue mani tremavano: quella lungo il suo fianco continuava a muoversi e sapevo che anche quella dietro la sua schiena lo faceva. Teneva il viso puntato sul pavimento di legno, come un bambino impaurito, dopo esser stato scoperto a rubare qualche biscotto dalla credenza. Mi avvicinai a passi lenti verso di lui, senza pronunciare una parola, senza nemmeno guardare il suo viso. Tutto quelli che feci era osservare la mano che si nascondeva dalla mia vista. Quando mi ritrovai di fronte a lui, staccai lo sguardo della sua mano e lo portai sul suo viso.

Mi aspettavo di vedere i suoi occhi già puntati nei miei, ma appena mi accorsi che lui teneva ancora la testa china sul pavimento, avevo desiderato arduamente i suoi occhi che mi guardavano, come solo lui sapeva fare.

« Harry. »

pronunciai con voce flebile, quasi un sussurro, ma lui non si mosse, così decisi di farlo io per lui. Misi due dita sotto il suo mento, come lui aveva fatto una notte prima con me e gli alzai la testa, in modo da poter incontrare i suoi occhi.

Stranamente più verdi di quanto mi ricordassi.

Avvicinai la mano sinistra al suo fianco, fino a raggiungere la schiena, prendendo poi la pistola stringendola nella mano. Riuscii a prenderla senza alcuna resistenza da parte di Harry, che intanto aveva riabbassato la testa.

« Perché hai questa? » gli chiesi con quella freddezza nella voce che lasciò interdetta pure me.

Lui alzò finalmente gli occhi di sua spontanea volontà, ma non decise di incontrare i miei, bensì un punto indefinito alle mie spalle.

« Te l'ho detto: non posso dirtelo. » rispose con freddezza pure lui, senza lasciar intravedere alcun segno di timore.

Noah aveva ragione, era terribilmente lunatico. Il suo corpo si dimostrava in un modo, mentre la sua voce appariva in un'altro. Mi era parsa l'idea che Harry potesse benissimo dire che stava morendo, ma il suo corpo non mostrava alcun segno di quello che diceva di provare, e questo mi faceva andare fuori di testa.

« Almeno dimmi se hai fatto del male a qualcuno con questa. »

Rimase in silenzio per qualche minuto e poi rispose.

« Si, ho fatto del male a qualcuno. »

I miei muscoli si tesero a quella frase e sentii quasi mancarmi il respiro, indietreggiai di un passo e distogliendo gli occhi dai suoi, iniziando a guardare in qualsiasi direzione tranne la sua.

« Che hai fatto a quel qualcuno? »

« È morto. »

Deglutii a fatica, sentendo ormai il cuore pronto a uscirmi direttamente dalla gola senza preavviso, le mie mani iniziarono a tremare per conto loro anche se pregavo che non lo facessero. Iniziai a fissare la pistola fra le mani, mordendomi il labbro inferiore.

« È carica? » sussurrai non appena decisi di non voler più fissare quell'arma.

« Si. »

« Mi prometti di non usarla in casa? »

« Te lo prometto. »

Si avvicinò di un passo e mi sfilò dalle mani la pistola: la aprì e fece uscire tre pallottole che mi tese.

« Prendile, così sei sicura che non la userò in casa. »

Portai gli occhi sul suo viso e sospirai, prendendo le tre pallottole dalla sua mano, che poi ritirò non appena le presi.

"E se ne hai altre in camera?" chiesi mentre incrociai le braccia al petto, lui si mise la pistola nella tasca posteriore dei jeans.

« Ho solo quelle tre. Ti puoi fidare. »

Mi potevo fidare veramente? Non ne ero molto sicura, da quando lo avevo conosciuto, vale a dire tre giorni prima, non mi aveva mai nascosto nulla, semmai aveva lasciato l'argomento in sospeso senza darmi nessuna occasione di riprenderlo in discussione.

« Va bene Har, mi fido. »

sospirai sconfitta e annui mentre lui fece comparire un lieve sorriso sulle labbra.

« Grazie Mar. »

Mar? Che razza di soprannome era? Alzai gli occhi al cielo scuotendo la testa e mi morsi il labbro inferiore.

« Ora chiudi la casa e vai a dormire. »

lo vidi sporgersi verso di me e d'istinto chiusi gli occhi stringendomi nelle spalle, sentii le labbra di Harry poggiarsi delicatamente sulla mia fronte, facendo una leggera pressione, per poi staccarsi. Mi aveva baciato la fronte ed io non sapevo come comportarmi. Riaprii gli occhi e vidi il suo sorriso, ancora più ampliato ed evidente di qualche istante prima. Gli sorrisi a mia volta, da lui non me lo sarei aspettato un gesto così dolce e da cui avevo ricevuto solo da Noah in quegli anni.

Lui si scostò da davanti a me ed io lo seguii con lo sguardo.

« Chiudi che andiamo insieme su. »

Annuii prendendo fra le mani le chiavi che avevo tenuto sul pavimento, fra le gambe, mentre aspettavo Harry e infilai esse nella serratura facendola scattare.

Mi voltai poi verso Harry, che continuava a sorridermi, potevo vedere i suoi occhi brillare, sembrava felice forse delle mie parole 'Mi fido di te', che avevo pronunciato cinque minuti prima, lo avevano reso così.. gioioso.

Mi cinse le spalle con il braccio e mi costrinse ad affiancarmi a lui, salimmo le scale rimanendo in silenzio. Intanto stringevo fra le mani le tre pallottole e il sottile iPod che continuava a riprodurre musica. Attraversammo il corridoio e ci fermammo davanti alla mia porta, lui rimosse il braccio dalle mie spalle e mi spinse gentilmente verso il muro, affiancato dalla porta.

« Un giorno ti spiego tutto. »

sussurrò con voce profonda, mettendo una mano accostata al mio viso, poggiandoci sopra il proprio peso del corpo. Mi guardò negli occhi, tutta quella paura che davanti alla porta d'ingresso aveva, era completamente svanita.

« E quando sarà? »

« Presto piccola. »

'Piccola', mi aveva chiamato con quella parola così dolce, così melodiosa pronunciata dalla sua voce calda, che soffiava sulle mie labbra. Desideravo così tanto poter assaporarle, averle sulle mie, 'ma i desideri non si avverano mai' mi ricordò la mia coscienza e mi morsi prepotentemente il labbro inferiore.

« Ti fai male così. » pronunciò avvicinando la mano al mio viso, lasciai la presa sul mio labbro inferiore e appena lo feci un sorriso curvò le sue labbra rosa. Iniziò a passare il pollice sul mio labbro inferiore ed io dischiusi le labbra, ormai completamente immersa dentro i suoi occhi verdi, che fissavano con determinazione le mie labbra.

« Scusa.. » sussurrai, lui fermò i suoi movimenti ed allontanò la mano dalle mie labbra, stavolta prese lui a mordersi il labbro inferiore.

« Non importa, ora vai a letto Mar. »

iniziai a ridere silenziosamente, il modo in cui diceva 'Mar' lo faceva sembrare più tenero, addirittura dolce.

« Va bene Har. » mi sporsi appena verso di lui, staccando la schiena dal muro e circondai il suo collo con le mie braccia.

Mi avvicinai al suo viso, accennando un lieve sorriso, lui fece lo stesso e sentii perfettamente il mio cuore perdere ogni battito ad ogni secondo vicino al suo viso.

Chiusi gli occhi e avvicinai le mie labbra alle sue, fino a premerle l'una contro l'altra. Non appena sentii quel contatto rilassai i muscoli delle spalle ed incrociai i polsi insinuando le dita fra i suoi capelli, tirandoli appena mentre le nostre labbra presero a strusciare l'una contro l'altra, rendendo così il bacio interamente casto.

Il mio stomaco si attorcigliò su se stesso, come fece la prima volta che la mia pelle e quella di Harry si toccarono, sentii tutto il mondo sparire attorno a noi. Le sue mani si misero sui miei fianchi e mi spinsero lentamente verso la parete, facendomi di nuovo aderire la schiena ad essa. Le sue labbra erano così morbidi che sarei stata ore lì, a baciarlo, senza nemmeno far venire a contatto le nostre lingue. Schiusi le labbra prendendo un respiro profondo e lui mi passò la lingua sul labbro inferiore, delineandone il contorno. Potevo sentire il suo alito al mentolo insinuarsi nella mia bocca ed il leggero retrogusto amaro di tabacco, in forte contrasto tra loro; sentivo le sue mani grandi che mi donavano carezze gentili sui fianchi. Mentre feci di nuovo accostare le labbra fra loro lui si staccò di qualche centimetro dalle mie labbra e poi ci si rifiondò senza preavviso, tirandomi con i denti, senza forte pressione, il labbro inferiore.

Un leggero sorriso comparve sulle mie labbra al suo gesto, per poi lasciami un'altro lieve bacio casto sulle labbra, allontanandosi definitivamente.

« Buonanotte principessa. »

sussurrò così a bassa voce che non mi sembrava nemmeno che l'avesse veramente detto.

Gli sorrisi mentre tutti i miei pensieri furono di nuovo messi all'aria da quella frase, quel 'Buonanotte principessa' che il mio corpo stava assorbendo, diventando sempre più debole, sempre più fragile. Temevo che da un momento all'altro sarei caduta a terra. Afferrai la maniglia e la abbassai silenziosamente: sentivo ancora gli occhi di Harry addosso, sinceramente amavo quella sensazione e non ne sapevo di preciso il motivo. Mi voltai un'altra volta per guardarlo.

« Buonanotte principe azzurro. » sussurrai chiudendo la porta, lui borbottò qualcosa, ma non mi importava

Iniziai a camminare velocemente verso il letto, mi arrampicai senza cercare di fare rumore e mi distesi sul letto.

Il sorriso che avevo da quando mi aveva posato l'ultima volta le labbra sulle sue, non era scomparso, anzi era aumentato ancora di più non appena mi ero distesa sul letto. La sensazione strana che si trovava nel mio stomaco non era svanita, la sentivo ancora viva dentro di me, come un fuoco intenso, acceso che bruciava; per Harry, per quello che mi aveva fatto provare.

Mi addormentai velocemente quella notte, i miei sogni furono tempestati da occhi verdi, pistole e labbra: labbra piene e rosee, morbide e calde, in poche parole le labbra di Harry.

-

Mi svegliai con dei dolori sopportabili ma forti alle guance: avevo sorriso troppo. Mi sedetti sopra il letto scuotendo la testa, mentre pensavo a ciò che era successo poche ore prima, esattamente quattro. Avevo baciato Harry oppure Harry aveva baciato me, in più lui aveva ucciso qualcuno, aveva una pistola in casa ed io avevo le pallottole con me. Tutto quel pensare non mi faceva bene, soprattutto di mattina, mi avrebbe solo procurato una giornata storta. Scesi dal letto e mi diressi verso il bagno, mi guardai nello specchio:

avevo i capelli legati in una crocchia altamente disordinata, mi spostai una ciocca di capelli; gli occhi erano profondamente segnati da due occhiaie nere; le guance erano leggermente scavate, non più di tanto ma gli zigomi erano leggermente accentuati. Mi passai le mani sul viso e poi mi piegai sul lavandino, aprii il rubinetto e iniziai a sciacquarmi il viso con l'acqua fredda, gelida. Presi lo spazzolino, ci misi sopra il dentifricio ed iniziai a lavarmi i denti velocemente.

Tornai poi in camera e mi svestii, Hayley dormiva mentre Amanda probabilmente era già al piano di sotto a fare colazione. Aprii l'armadio ed optai per una gonna lunga fino alle ginocchia nera, una maglietta grigia ed un giacchetto con le borchie. Mi infilai gli stivaletti neri, presi la borsa ed uscii dalla stanza. Guardai le ore sul cellulare, erano le 7.28, Hayley poteva dormire altri dieci minuti e poi poteva già scrivere la giustificazione del ritardo.

Presi a giocare con alcune ciocche dei miei capelli, che quel giorno lasciai sciolti, mentre percorrevo il corridoio e scendevo al piano inferiore.

« Buongiorno Marie. » disse calorosamente Amanda con la bocca piena di cereali.

« Amanda, giorno a te. » mi sedei di fronte a lei, sullo sgabello.

« Come hai dormito? »

« Bene, tu? » intrecciai le mani fra loro sopra il balcone di marmo.

« Bene, grazie. » riprese a mangiare interrompendo la nostra chiacchierata, inizia a giocare con le mie dita, non sapendo cosa dire.

« Vado a scuola, Mandy, ci vediamo là. » lei annuì sorridendo, io scesi giù dalla sedia ed iniziai a camminare verso l'ingresso, appena mi ritrovai davanti alla porta, tirai fuori le chiavi di casa e sbloccai la serratura.

Quando afferrai la maniglia delle dita lunghe mi avvolsero il polso, facendomi voltare.

Gli occhi verdi smeraldo puntati nei miei, ed il suo sorriso radioso, come non lo avevo mai visto, Harry era felice, come quando mi disse quella notte "Buonanotte principessa."

« Buongiorno Mar. » si chinò e mi baciò la guancia rumorosamente, io gli sorrisi.

« Buongiorno Har. »

« Come hai dormito?Intanto usciamo. »

Fece scorrere la sua mano fino alle mie dita, intrecciando le mie dita con le sue, poi uscimmo insieme fuori dalla villa.

« Ho dormito molto bene, tu? » iniziammo a camminare lungo il vialetto con le siepi perfettamente tagliate, l'erba anch'essa tagliata e un bel sole nel cielo.

« Bene, molto bene. » mi sorrise.

Una volta usciti dal cancello della villa ci dirigemmo verso il suo fuoristrada nero: qualche volta avevo visto quella macchina passare mentre io camminavo per andare a scuola, non capivo il senso di dover andare in macchina se la scuola era a dieci minuti a piedi da casa nostra. Ma non mi dispiaceva per una volta non dover camminare.

Mi aprì la portiera ed io salii sul posto del passeggero, mi allacciai la cintura e intanto lui si era già seduto sul posto del conducente, pronto a partire.

-

La campanella suonò e per qualche motivo mi venne in mente che quella giornata non avevo visto, per niente, Noah. Si era come volatilizzato ed io me ne ero accorta solo dopo che era suonata l'ultima ora, probabilmente ero troppo concentrata a seguire la lezione. Iniziai a camminare lungo i corridoi affollati della scuola: molti si scontravano con me, ma io non davo loro peso, infatti se ne andavano con un banale "scusa" farfugliato. Harry mi aveva lasciato dopo essere andati al mio armadietto, mi disse che quel giorno avrebbe finito al mio stesso orario, cioè alla sesta ora. Ma io non avevo voglia di aspettarlo, però decisi di attendere almeno dieci minuti fuori dalla scuola, per avere almeno la scusa di "Ti ho aspettato e non sei venuto", così non mentivo del tutto. Mi sistemai la borsa sulla spalla, voltai a sinistra seguendo il corridoio. Mentre camminavo trovai Jennifer e Travis, due ragazzi che si conoscevano da prima di entrare nella villa, come me e Noah. Solo che a differenza di me e lui, loro erano fidanzati da qualche mese. Jennifer era una bella ragazza mora con i capelli a caschetto, portava gli occhiali ed era una ragazza tanto tranquilla, non la vedevo mai in giro per la casa. Trevis invece era un ragazzo carino, se lo conoscevi infondo, era pieno di tatuaggi ed aveva dilatatori ad entrambe le orecchie, però aveva degli occhi che erano la fine del mondo: erano color ghiaccio, grigio e azzurro misto, ti ci potevi perdere dentro. Aveva capelli neri, ricci sulla cresta ma rasati ai lati. Lui e Jennifer erano così diversi, ma così innamorati l'uno dell'altra. Mentre pensavo a questa serie di cose, arrivai all'esterno, scesi le scale ed andai verso una delle panchine vicino ai parcheggi.

Iniziai a giocare con la sua collana, quella con l'aeroplano di metallo che amavo tanto, mi disse di metterla e di tenerla con me, quella mattina.

Sorrisi a quel pensiero e mi sedetti sulla panchina verde ed iniziai ad accarezzare le ali dell'aeroplano, continuando a guardare gli alberi muoversi grazie alla piccola brezza quasi autunnale. In lontananza vidi un'uomo, dai capelli neri con qualche ciocca di colore grigio e ricci, portava gli occhiali da sole ed era vestito con una giacca di pelle nera, dei jeans aderenti anch'essi neri. Veniva verso di me, ma non gli diedi troppa importanza.

« Marie? »

pronunciò non appena si ritrovò davanti a me, io annuii soltanto.

« Sono Nick, lo zio di Harry. » mi sorrise apertamente, mostrandomi i denti bianchi e perfetti, poi mi tese la mano. Non sapevo come reagire a quell'incontro inaspettato, così tesi la mano verso la sua e gliela strinsi, solo per educazione.

« Posso sedermi? » indicò la panchina ed io annuii di nuovo, lasciando cadere le mani sul ventre: non sapevo cosa dire.

« Harry mi ha parlato di te. »

« Si? » lui annuii sorridendo, facendo aderire le labbra l'una all'altra, poi si tolse gli occhiali. Notai gli occhi, identici a quelli di Harry: verdi, ma meno, un po' più cupi.

« Dimmi, che impressione hai avuto del mio nipote? »

rimasi a pensare a lungo prima di rispondere alla sua domanda.

« L'ho trovato arrogante, strano ma ora ho cambiato un po' idea, ho imparato a conoscere qualcosa di lui. » Nick rise alla mia affermazione, rise sonoramente anche se io non ci trovavo nulla di divertente.

« Vedi, mio nipote è un puttaniere, come hai constatato.. » si schiarì la voce prima di continuare « Ma ultimamente non vedo più che si diverte con Hayley, credo tu la conosca. »

rimasi a riflettere sulle sue parole, Harry mi aveva detto che erano "scopamici" e lo erano veramente, da quello che avevo capito ascoltando le parole dello zio.

« Si, è in stanza con me. »

« Bene, credo sia distratto da te. »

« Io? »

come potevo distrarlo? E soprattutto da cosa?

« Si, da te e sono venuto qui per chiederti di non cambiare troppo mio nipote. Sai, lui tende a fidarsi delle persone, ha perso i genitori e la sorella da piccolo quindi gli rimango solo io, si fa condizionare dalle persone intorno a lui. » continuai ad annuire mentre ascoltavo attentamente ciò che mi diceva.

« Ti chiedo di non renderlo troppo trasgressivo, ultimamente non mi ascolta molto. » concluse la frase e la sua espressione era terribilmente seria.

« Certo, ho capito. »

« Stai attenta Marie, se ti avvicini troppo al fuoco ti bruci. » mi sorrise e si alzò dalla panchina, rimettendosi gli occhiali da sole. Mi alzai anche io e gli tesi nuovamente la mano che lui strinse, molto forte e mi faceva male.

Vidi Harry, dietro suo zio, pietrificato. Non appena Nick si voltò lui si ricompose e camminò a passo svelto verso di noi.

« Ah, un'ultima cosa: non intrometterti nelle cose che fa Harry e restituiscigli le pallottole. Se ti intrometti ancora, sarò costretto a prendere provvedimenti. »

Doveva prendere provvedimenti, per me? Cosa significava? Lo zio di Harry rispose immediatamente ai miei pensieri.

« Morirai. »

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