Don't let me go.

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3. -Welcome.

-Welcome.

Caldo, troppo caldo.

Non ce la faccio più.

Si cuoce.

"Mamma accendi il condizionatore!"

Nessuna risposta...

"MAMMA STO MORENDO! TI PREGO, MI STO SENTENDO MALE! NON RESPIRO!" Urlo simulando un attacco di panico.

Ecco mia madre entrare di corsa in camera mia. Guardo la sua faccia e cerco con tutta me stessa di trattenere una delle mie solite risate fragorose.

"Mamma ti prego sei da foto. Sta ferma!" Allungo il braccio scossa ancora dalle risate e pigiando su 'fotocamera' le scatto immediatamente una foto.

È fantastica!

Capelli tutti scompigliati, sudore, occhiaie, panico nello sguardo.

Il tutto poi si tramuta in rabbia.

Ops.

Decido di scostare dai miei piedi con molta grazia quel che rimane del lenzuolo...Oh ma chi voglio prendere in giro? Praticamente scalcio via tutto litigando con il lenzuola che si annoda ai miei piedi facendomi poi cadere a terra.

Un urlo strozzato esce dalle mie labbra appena sbatto le mani sul pavimento mentre metà del mio corpo pendeva dal letto.

"Cosa diamine ti salta in mente, Jessica Aileen White?"

Al sentire il mio nome completo, mi lamento alzando gli occhi al cielo.

"Mamma, sai che odio quando mi chiami così, ti prego. Comunque potresti accendere il condizionatore? C'è troppo caldo"

Sbuffo riuscendo a liberare i piedi da quel groviglio di stoffa.

La raggiungo aggiustandole quei ciuffi di capelli che sfuggivano dal suo disordinato chignon fatto per la notte per arruffianarla un po'.

"Jess, dimmi che non me l hai chiesto sul serio."

La vedo chiudere gli occhi mentre prendeva dei respiri profondi per calmarla.

Oh oh, l ho fatta grossa. Faccio qualche passo indietro accennando un sorriso e facendo spallucce.

"Il telecomando era lontano e io avevo così tanto sonno, mammina mia adorata." Uso un tono di voce molto dolce mentre cercavo in tutti i modi di usare il faccino da cucciolo nei migliori dei modi.

Appena la vedo rossa in viso dalla rabbia, deglutisco faticosamente e, presa dalla forte adrenalina, la spingo via dalla camera chiudendo a chiave la porta.

"Ok, ok faccio io mamma, grazie mille."

Sbuffo e vado a prendere il telecomando del condizionatore che era poggiato sulla scrivania di fronte alla finestra, strascicando i piedi.

Dopo aver fatto diffondere abbastanza fresco in stanza, mi metto a letto e cado in un sonno profondo.

Un suono tremendo mi martella la testa e così sono costretta ad aprire gli occhi. Mi alzo a sedere e me li stropiccio proprio come fanno quei bambini piccoli teneri e coccolosi.

Solo che al posto di questi bambini dovreste immaginarvi una ragazza che più che tenera sembra un ippopotamo appena sbadiglia che si sta spalmando in tutto il viso il trucco che aveva sugli occhi dato che la sera precedente era stata troppo pigra per struccarsi.

Diciamo che abbiamo un misto di panda e ippopotamo con i capelli tutti per i cazzi loro.

Mi alzo dal letto e come uno zombie vado in bagno per farmi una bella doccia.

Dopo un' ora buona, si perché mezz' ora l' ho passata a cercare il bagno (sapete, casa nuova e mi ero rifiutata di fare il giro turistico di quella che sembrava una reggia per sole quattro persone), decido di andarmi a vestire per la scuola.

Da buon americana dovrei indossare la bella divisa scolastica pronta e pulita poggiata sulla sedia della scrivania.

Da buon italiana, vaffanculo la divisa, io mi vesto come voglio.

Fa troppo caldo!

Indosso un pantaloncino a vita alta a jeans, una di quelle magliette smanicate da mettere dentro i pantaloncini sblusata e azzurra con ai piedi delle vans pure azzurre.

Prendo il mio fidato comix con dentro di tutto: quaderni, gomme da masticare, trucchi, caricabatterie, cuffiette, elastici, portapenne.

Prendo il telefono e scendo in cucina.

Trovo sul tavolo un bigliettino.

"Tesoro siamo già tutti fuori casa. A pranzo non ci saremo e Marco starà da nonna fino all' ora di cena. Fatti portare qualcosa da mangiare, non dare fuoco alla casa. Non fare più scherzi del genere a tua madre la notte, sai che poi è intrattabile. Baci, papà xx."

Alzo gli occhi al cielo ed esco di casa stracciando il bigliettino.

Una giornata da passare completamente sola.

L' America comincia a piacermi.

Mi scappa una risata e comincio ad avviarmi verso la scuola che, come mi ha spiegato ieri sera papà, è davvero vicino casa.

Ovviamente tutta la camminata la faccio strascicando i piedi per terra, ma dettagli.

Davanti a me un edificio enorme con un cortile altrettanto enorme e con una massa di studenti..come dire? ENORME.

Li guardo e sembrano una massa di pecore. Una smorfia si dipinge sul mio volto.

Odio vedere tutta questa gente vestita uguale.

Passo per il cancello della scuola e fregandomene degli sguardi sconvolti della gente, mi dirigo verso la segreteria.

Sarà una giornata davvero ma davvero lunga.

AYEEE!!!

TESORI BELLI ECCO UN ALTRO CAPITOLO.

HO INTENZIONE DI PUBBLICARE I PRIMI UNO DIETRO L ALTRO PERCHÉ COSÌ OVVIAMENTE POTETE FARVI MEGLIO UN' IDEA DI TUTTA LA STORIA E DECIDERE SE CONTINUARE O MENO LA LETTURA.

RECENSITE IN TANTI E, PER QUALUNQUE COSA, SCRIVETEMI PER MESSAGGI.

BACI,

ELENA.❤️

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