Pazzia.

E se tutto quello in cui crediamo non esiste? E se niente di quello che vediamo fosse vero? Se tutto fosse una messinscena? Magari per farci vivere la vita serena, o per rendere la morte meno dolorosa, o semplicemente per divertimento. Per Abbie non è così. Lei riesce a vedere tutto il dolore, la pazzia, la finzione in questo mondo così perfetto. Lei riesce a vedere il mondo com'è veramente. Ma nessuno le crede. È considerata pazza. Viene presa in giro. Sono ormai due anni che Abbie è sotto antidepressivi e altri medicinali. Le impediscono di vedere il mondo vero. Le impediscono di utilizzare il suo dono. Ma un giorno i medicinali finiscono, e lei ricomincia la sua vera e nuova vita... In un manicomio.

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3. Tenebrose scoperte.

Capitolo 2: tenebrose scoperte

Ed ora, eccomi qui. Una nuova me.

Con gli occhi di mia madre.

La donna che voleva uccidermi mi ha donato la sua vista.

Ora avrò sempre con me una parte di lei, un pizzico della sua bellezza, i suoi stupendi occhi blu.

Ma non pensate sia finita così.

Occhi nuovi, vita nuova? Si. Non lo nego.

E non appena mi toglieranno le bende ricomincerà tutto.

Sento mio padre vicino a me, mi stringe la mano.

Mi sta aiutando molto.

Ma dentro di se si sta maledicendo per non aver controllato la mamma.

-I tuoi fratelli hanno detto che arrivano questa sera-

La voce di papà, leggermente tremante, mi avverte dell'imminente arrivo di Jonathan e Micael i miei due fratelli maggiori di 18 e 21 anni. Essendo entrambi al college non li vedo da 4 mesi.

Di sicuro il mio fratello preferito è Micael, mi ha sempre protetta dai bulli, dagli insulti e dalle risse provocate dal piccolo problema di mamma.

Gli ho sempre detto tutto. E come lui sa tutto di me, io so tutto di lui.

Un rumore di passi nel pavimento dell'ospedale mi avvisa di una persona.

-Abbie, ora arriva il dottore che ti leva i punti. Per ora tolgo le bende.-

Una voce sconosciuta, l'infermiera.

Sento le sue mani leggerissime sul mio viso, mentre tolgono i dischetti che proteggevano i miei occhi dal resto del mondo.

E finalmente ritorna la vista. Dopo sei mesi.

Perché la prima operazione non aveva dato esito positivo.

Altri passi, scricchiolanti.

Più pesanti. -Allora, pronta per vedere?-

-prontissima-

Sento sulla mia pelle il freddo della forbicina per tagliare i punti, poi un leggero fastidio.

-puoi aprire gli occhi.-

Lentamente alzo le palpebre, vogliosa di vedere la luce del sole, che non sentivo sulla pelle.

Voglio leggere, scrivere, guardare gli altri e me stessa.

Ma per il momento niente. Niente sole, niente specchi. Il buio totale.

-ora apro le luci Abbie-

Mio padre mi avverte.

E poi il flash. Un bagliore iniziale fortissimo.

E mi ritrovo in una stanza in metallo, fredda, asettica.

Che non sembra per niente una stanza d'ospedale.

Sembra più un obitorio.

Davanti a me dei frigoriferi, stretti e lunghi. Su ognuno un nome. Alla mia destra file di cadaveri candidi, con un'incisione nel petto, quella dell'autopsia.

Più in la, in delle ciotole metalliche degli attrezzi, ago, filo, e degli organi che sembrano occhi. I miei occhi marroni.

Mi hanno operata in obitorio.

Nella cella di fronte e me due etichette col nome Abbie Tyler.

-Abbie, Abbie!- la voce di mio padre, lontana ma contemporaneamente spaventosamente vicina. Sembra che mi stesse urlando nell'orecchio.

Un urlo atroce, lacerante, capace di distruggere qualunque cosa.

Sbatto le palpebre per la prima volta, e mi ritrovo in una stanza d'ospedale, in un letto caldo e confortevole, dalle finestre entra un caldo sole.

Mio padre alla mia destra mi chiama.

Sembra tutto normale.

Il dottore sorride soddisfatto.

Ma dietro di lui vedo un'ombra, stilizzata, vicino a quel caro dottore.

E sussurra. Sussurra parole tetre e spaventose. Poi un urlo straziante.

-Io sono la morte- ha detto.

Non ho più viso quel dottore.

Ora so cosa provava mia madre. Non era depressa, era pazza.

E la sua pazzia era nei suoi occhi.

I suoi stupendi occhi blu.

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