Pazzia.

E se tutto quello in cui crediamo non esiste? E se niente di quello che vediamo fosse vero? Se tutto fosse una messinscena? Magari per farci vivere la vita serena, o per rendere la morte meno dolorosa, o semplicemente per divertimento. Per Abbie non è così. Lei riesce a vedere tutto il dolore, la pazzia, la finzione in questo mondo così perfetto. Lei riesce a vedere il mondo com'è veramente. Ma nessuno le crede. È considerata pazza. Viene presa in giro. Sono ormai due anni che Abbie è sotto antidepressivi e altri medicinali. Le impediscono di vedere il mondo vero. Le impediscono di utilizzare il suo dono. Ma un giorno i medicinali finiscono, e lei ricomincia la sua vera e nuova vita... In un manicomio.

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4. Ritorno a casa.

Capitolo 3: ritorno a casa.

Non riesco ancora a realizzare quello che ho visto in ospedale, poche ore fa.

Quella strana figura, oblunga, distorta, completamente irreale, dietro a quel povero dottore.

Mi ritrovo a pensare alla fine orribile di quel quarantenne, la morte lo perseguitava ed ha vinto lei.

Gli alberi sfrecciano veloci fuori dal finestrino dell'auto sportiva di papà, delle piccole perle di pioggia si adagiano sul vetro per poi allungarsi a causa della velocità.

Tutto sembra tranquillo quando tutto ad un tratto sbuca dal ciglio della strada una bambina in camicia da notte bianca, i capelli neri risaltano ancora di più per via della sua carnagione cadaverica.

-Fermo!- grido a mio padre che, con una manovra difficilissima si ferma in pochi istanti. Proprio davanti alla bimba.

Scendo dalla lussuosa auto per avvicinarmi alla piccola figura.

La pioggia mi bagna i capelli e li fa aderire al viso.

-chi sei? Ti sei persa?-

Nessuna risposta.

-come ti chiami?-

Il piccolo viso della dodicenne si alza, rivelando una pelle vecchia e zuppa d'acqua, i lati della piccola bocca sono crepati, il suo sorriso raccapricciante mostra denti consumati.

Cerca di parlare ma dalla sua bocca esce soltanto un rivolo d'acqua verdognola.

La cosa più spaventosa sono i suoi occhi, bianchi, sottili, senza vita.

La guardo terrorizzata incapace di correre di nuovo alla macchina.

Sento la sua vocina, rauca e sottile: - ti verrò a prendere, tu sarai mia.-

Un brivido di terrore mi passa nelle vertebre, rendendo tutto più glaciale.

La pioggia si fa più battente ma non riesco a togliere gli occhi da questa bambina.

Poi sento qualcuno che mi prende il braccio e mi trascina dentro all'abitacolo caldo e asciutto.

Mio papà.

-perché mi hai portata via! Stavo parlando con quella bambina!- dico indicando il punto dove fino a poco tempo fa c'era la ragazzina.. Ma che adesso è vuoto.

-Abbie, stavi parlando da sola!-

Le parole di mio padre sono come uno schiaffo in pieno viso.

Era una visione, come quelle di mia madre...

Per ricominciare devo comportarmi come lei.

Come se non ci fosse niente di strano in questo mondo completamente distorto dalla pazzia nei suoi occhi.

Ma alla fine, la pazzia è solo un modo diverso di vedere la realtà.

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