The mystic people

[..] Guardavo i suoi capelli che illuminavano la notte, i suoi occhi che scrutavano l'orizzonte, affascinati come se non avessero mai visto niente di così splendente. Le sue gambe erano comodamente penzoloni hai due lati dell'alante che la stava facendo volare così lontano dal suolo e così vicino alle nuvole, credo che in quel momento Zeus avesse voluto fulminarmi. [..] "Tu sei sempre così, vero?" Li chiesi senza nemmeno rifletterci. "Così come?" chiese dubbioso. "Silenzioso" -affascinante, bello, e così incredibilmente sexy- hey, aspetta cosa? Tu stupida vocina dentro la mia testa, muta devi stare. "Io non mi definirei silenzioso, sono solo di poche parole, è anche questo un motivo per cui non ho molta confidenza con i ragazzi del campo" disse scrutando la distesa d'acqua dopo aver spostato con riluttanza un ciuffo di capelli corvini che li erano caduti sulla fronte e si erano sistemati all'angolo del suo occhio destro provocandoli fastidio. "Non è giuso, insomma anche se una persona è "di poche parole" come dici tu, non è giusto che le persone non vogliano avere a che fare che lui. A me piacciono le persone silenziose e di poche parole, perchè so quanto valgono quelle poche parole"

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2. Dichiaro guerra al tempo.

Pov. Ester

18 Maggio/07:00/Scandicci-Firenze(IT)

Molti di voi penseranno che il mio risveglio la mattina, come quello di qualunque essere normale sulla terra, possa essere causato dal rumore di una sveglia nelle orecchie, o dalla voce di un genitore che ti dice di svegliarti, o addirittura dal cellulare che squilla per colpa di un tuo amico mattiniero, ma il mio risveglio purtroppo è stato per il fatto che il mio fin troppo cresciuto pitbull mi sia vivacemente e delicatamente saltato sopra.

Una volta che riuscii a togliermelo di dosso mi misi goffamente a sedere sul letto, appena riuscii ad aprire gli occhi quel tanto che bastava per accertarmi che i ladri non mi avessero rapito durante il sonno vidi mia madre entrare dalla porta ancora in pigiama, sorridermi e tirarmi addosso un cuscino del divano.

< Buongiorno figlia > mi disse con un sorriso divertito in volto.

< Buongiorno madre > li risposi facendo una finta smorfia di dolore dovuta all’impatto del mio naso contro il cuscino.

< Se non ti muovi a prepararti secondo me perdi il bus > mi disse una volta che si era comodamente sistemata in piedi accanto alla porta.

< Anche se lo perdessi avrei una mamma talmente cara e gentile da portarmi con la macchina > risposi facendogli gli occhi dolci.

< Non ci contare cara, io non posso arrivare in ritardo a lavoro > disse facendomi la linguaccia. Mi alzai dal letto prendendo il cuscino che mi era gentilmente finito in faccia e nascondendolo dietro la schiena, iniziai a camminare a passo sicuro verso la porta.

< Mm.. okay tanto poi la nota dell’insegnante la firmi te > risposi sorridendo e tirando fuori il cuscino dal suo nascondiglio per poi spingerlo con poca forza contro la pancia di mia madre e subito dopo andarmi a chiudere in bagno per una, purtroppo, brevissima doccia.

Una volta uscita mi coprii con l’accappatoio e tornai in camera mia per poi vestirmi e andare in cucina, mangiai velocemente qualche biscotto preparato il pomeriggio precedente.

Anche mia mamma era andata a prepararsi per poi scendere subito dopo pulita, vestita, truccata e pronta per andare al suo solito lavoro da parrucchiera.

< Ci vediamo, stasera posso fare la pizza ma non credo di farcela> li dissi sapendo che lei sarebbe tornata tardi e che quindi avrei dovuto cucinare io per entrambe.

< Ma che brava figlia che ho, prepara pure da mangiare!> mi stava prendendo in giro per caso? No no, non va bene.

< Sfotti pure, tanto se continui non sarò io quella a non mangiare stasera! > oh yea! Punto per la figlia!

Mi guardò con un ciglio alzato, ormai aveva raggiunto il divano su qui era poggiata la sua borsa che ormai si trovava sulla sua spalla.

< Touché! > Mi diede un bacio sulla guancia per poi avviarsi verso l’uscita, aprire la porta e bloccarsi subito dopo.

< Comunque la pizza va bene. Ah e, è meglio se controlli l’orario! > disse facendomi la linguaccia e uscire dalla porta con un ultimo “Ci vediamo stasera”.

Non capii bene quello che mi aveva detto finché poco dopo la suoneria del mio IPhone si mise a rimbombare in quella casa ormai vuota, lessi velocemente il nome del mio migliore amico Ron (il quale non ha niente a che fare con l’amico di Harry Potter) che mi chiamava per poi riattaccarmi subito dopo, segno inconfondibile che mi stava aspettando alla fermata degli autobus. “Ora è meglio muoversi se non vuoi subirti un’altra volta il discorso sul non fare tardi a scuola di quella cornacchia dell’insegnante di lingue”, è già, a volte la mia vocina interiore mi diceva pure cosa dovevo fare, devo ammettere che la maggior parte delle volte non li davo retta ma ero già abbastanza in ritardo che a quest’ora Ron dovrebbe essermi venuto a prendere con la forza quindi a questo punto posso anche cambiare idea. Presi velocemente il mio zaino e uscii fuori dalla porta per iniziare una corsa mortale dichiarando guerra al tempo.

Quando arrivai alla mia meta vidi l’autobus che si era appena fermato davanti a Ron che nel frattempo mi stava guardando in cagnesco, ma invece di subirmi quella che doveva essere una ramanzina con i fiocchi mi prese il polso e mi scortò “delicatamente” verso i nostri soliti posti.

< Comunque buongiorno testa di carota, si tranquillo la maratona è andata bene anche se la mia faccia stava per avere un incontro ravvicinato con un segnale stradale che, a mio parere, dovrebbero togliere. > li dissi sarcasticamente una volta accomodati su quello che doveva essere il nostro passaggio per gli Inferi.

< Ester mi stavo preoccupando, non arrivavi, erano già 10 minuti che aspettavo! > Lo disse ignorando completamente il mio sarcasmo sui segnali stradali, ma mi guardava con uno sguardo talmente accusatorio che pensavo di andarmi a sedere sul tettuccio dell’autobus.

< Scusa non pensavo che ti eri preoccupato così molto, calmati, avevo solo perso di vista l’orario > li dissi con finto sguardo dispiaciuto, si finto, perchè dai era solo qualche minuto di ritardo, non è certo la fine del mondo.

< Okay okay. Comunque te quest’estate vai da qualche parte o resti qui? > disse calmandosi e riacquistando quel suo solito tono calmo e soave quale era.

< Il 35% delle possibilità è che resto qui, mentre il restante 65% vado da Davide così posso stare al mare. Ti chiederei di venire, ma tanto te dovrai andare, di nuovo, in quel campo, quindi credo sia inutile. > è vero, Ron appena finiva la scuola andava in una specie di campo estivo e tornava a fine Agosto, ovviamente io non andavo con lui, ma anzi dovevo fare 2 ore di viaggio in treno per raggiungere Davide in un piccolo paesino in provincia di Grosseto. Davide è un buon conoscente di mia madre, è di buona famiglia e io e lui abbiamo un buon rapporto, infatti tutti le estati mi invita a casa sua perché sa che sennò non avrei molta compagnia qui. Lui e mia madre si conoscevano fin da giovani, ora però si vedono raramente da quando lei si è trasferita in provincia di Firenze dopo il divorzio con il suo ormai ex marito, ed è lì che ha conosciuto mio padre, aveva divorziato da 2 anni prima che lo conoscesse, di conseguenza ebbero me, poi però lui dovette andarsene, mia madre non parla mai di questo, la vedo star male e subito dopo me ne pento e finisco il discorso con un “non fa niente tranquilla” anche se sono sempre stata curiosa del passato di mia madre. Di conseguenza abbiamo continuato a vivere qui, a Scandicci, lei si prende cura di me e io a volte mi prendo cura di lei, come una piccolissima ma bellissima famiglia.

Dopo che Ron mi ebbe guardato un po’ scettico tolse di nuovo lo sguardo da me e lo rivolse alla strada come se stesse riflettendo su qualcosa.

< E invece credo che questa Estate possa venire, insomma almeno per un mesetto sai, anche per controllare che tu non faccia cavolate.> mi rivolse un sorriso soddisfatto ma non feci in tempo a vederlo perché lo stavo abbracciando come se si fosse trasformato improvvisamente da “quell’idiota-del-mio-migliore-amico” a “la-mia-boa-in-mezzo-all’oceano”.

Quando il mio abbraccio prolungato ebbe una fine non era una fine tipo “e passarono così una bellissima estate” no no, questo è solo l’inizio. Il mio racconto sull’Estate non parla di scii d’acqua, serate fuori a festeggiare, fumo, alcool, smadonnate per delle ustioni dovute al sole o cose così, la mia estate è molto più complessa, vivace, triste, pazza delle solite Estati normali, e se questo non ti piace puoi andartene e restare nel dubbio, ma se ti piacciono le storie così allora sei nel posto giusto, resterai impressionato su quante cose devi ancora scoprire, fidati di me non ti deluderò! Ho mai sbagliato io? Certo che no! Ho avuto ragione pure quella mattina, non ce l’avrei mai fatta a fare la pizza, anche se di sicuro non mi sarei mai immaginata che fosse per un motivo del genere!

*Spazio autrice*

Ed eccomi qui con il primo capitolo ufficiale delle storia di “The mystic people”! Spero molto che vi sia piaciuto e spero che leggerete pure i prossimi capitoli che verranno pubblicati ogni settimana a partire da oggi! Sono curiosa di sapere i vostri pensieri e i vostri consigli sulla storia quindi recensite così posso renderla migliore! Grazie mille per aver letto alla prossima settimana!

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