Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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38. Solo io.

Il sole splende alto nel cielo illuminando la spiaggia di mille colori. Cammino sulla sabbia rovente e la risacca del mare mi bagna i piedi. Mi giro a guardare mamma e papà che fanno un picnic vicino alle dune grondanti di gigli bianchi. Il profumo dei fiori, del mare e del sole mi riempie di una costante incertezza. Poco lontano una casa di legno beige, dalle grandi vetrate che danno sul mare si staglia contro il cielo. Riconosco subito l'edificio... È la casa al mare di quando ero piccola. "Perché sono qui?" Sussurro piano.

Una figura slanciata mi si avvicina comparendo dal nulla e mi guarda curiosa. Il volto non ha faccia, è come se mutasse davanti ai miei occhi. "Non ti ricordi?"

"Io..." Mi guardo intorno come per capire. Come ci sono arrivata, io... Non ricordo. "Sto sognando...?"

"Rose Smith!" La voce gioiosa di mia madre mi scuote dalla perplessità "Io è tuo padre ti stavamo cercando, ci hai fatto preoccupare"

Mi volto per vedere mia madre che ha un braccio sulla vita di papà. La figura slanciata e misteriosa è svanita e adesso siamo solo noi tre.

"Perché non vieni?" Questa è la voce di mio padre, impetuosa e elegante "Ci sono i muffin al cioccolato della nonna"

Un senso di spossatezza mi invade all'improvviso "Io sto sognando!"

"Cosa dici? Rose?" La mia mamma mi sta chiamando ma io già sto correndo via, lungo la riva. Ma qualcosa non me lo permette... decine e decine di uccelli neri mi piombano addosso, strappando il vestito candido, tirandomi i capelli e oscurandomi la vista. Cado a terra esangue e il mare mi porta via.

...

Mi alzo di scatto inspirando di colpo. Credo anche di aver lanciato un urlo, ma non ne sono certa. "Rose?" Harry mi si avvicina preoccupato "È tutto okay... Calmati"

Mi accarezza la guancia con fare protettivo e mi bacia dolcemente sulle labbra per riportarmi nel mondo reale.

"Ho... Ho fatto un incubo" annaspo "Ma non ricordo cosa accadeva"

Harry mi stringe al petto e mi culla come fossi una bambina "È tutto passato, Rose, è tutto okay."

"Io penso di aver sognato dei orridi corvi neri"

"Beh come quello che ti ha attaccata prima di svenire"

"Sì... Ma cosa... È successo?"

"Prima di fare tana un uccello nero ti è venuto addosso, penso che sia stato spaventato da un colpo di fucile che hanno sparato quì vicino perchè aveva un'ala ferita." Deglutisce e punta i suoi occhi magnetici su di me "Ora è morto"

"Oh" mi tasto la faccia che è coperta da qualcosa di appiccicoso, probabilmente sangue, e spero con tutto il cuore che sia mio...

Faccio conto di tutto quello che è successo. Sono andata a fare una passeggiata con Harry nel bosco, ho scritto una lettera su di noi, e abbiamo giocato a nascondino. Poi, un misterioso pennuto mi si è schiantato sulla faccia e sono svenuta. Cose di tutti i giorni...

"Posso vederlo?" Dico

"Perchè?" Harvey mi guarda sospettoso

"Mi piacciono i corvi, sono degli animali sottovalutati" dico con fare altezzoso

"Ma cos... Okay lascia perdere. Vuoi vedere il corpo di un corvo morto?" Harry è in prenda a una risata incontrollabile "Fai pure!"

Mi indica un posto vicino a un'albero caduto e mi ci avvicino cauta, giro intorno all'albero e noto subito il l'uccello. L'ala sinistra è davvero grondante di sangue, come aveva supposto Harry, ma il resto del corpo è integro.

Mi accovaccio accanto a il piccolo pennuto e mi accorgo che c'è qualcosa di brillante sulla sua zampina. Mi avvicino ancora di più e adesso vedo chiaramente che si tratta di un bracciale d'oro con una targhetta. Incise sopra ci sono le parole 'forse voleva cadere'. Poi tutto si fa nero, e cado anche io, sprofondando nella paura, la paura di volare, e nelle bugie, quelle che mi racconto da sempre.

Lo so che è meglio una dura verità, che una dolce bugia, ma non posso fare a meno di cascarci ogni volta.

Ogni giorno.

Ogni secondo della mia vita.

...

Finalmente apro gli occhi, gli apro sul mondo reale e mi guardo attorno. Sono sulla roccia vicino il fiume, Harry è addormentato accanto a me e il corpo mi fa male come se mi avessero compressa in una scatola. Più di ogni altra cosa la testa mi pulsa e non riesco a schiarire le idee. Mi alzo in piedi e raggiungo i nostri zaini. Mi sfilo i vestiti restando in costume e, sempre non del tutto cosciente, mi butto nell'acqua gelida del fiume. Subito la mente si schiarisce e mi viene in mente tutto quello che è successo da qui a un'ora fa.

Resto con la testa sotto l'acqua, come facevo da bambina. È una cosa che mi è rimasta impressa, un mio marchio di fabbrica.

Mi ricordo bene quando da piccola mamma mi portava in piscina e io ero la più agile. Ero a mio agio. Mentre gli altri bambini ci mettevano sempre più tempo di me a imparare a nuotare io ero un passo avanti a loro. Stavo sempre in acqua, mi fingevo una sirena, uno squalo. Ma non ero come gli altri.

Loro nuotavano, io stavo in apnea. A osservare le cose da sotto, da un'altro punto di vista. Adoravo fluttuare nell'acqua, da sola. E forse era questo quello che mi piaceva. La solitudine. La lontananza. Lo stare lontano dagli altri.

Mi piaceva vedere quello che gli altri non potevano vedere. Scoprire dei segreti così belli da restare nascosti per sempre. Nascosti a tutti, tranne che a me.

Il mistero che spaventava gli altri, mi affascinava. Mi dava coraggio.

E così stavo sotto l'acqua, per minuti interi.

A vedere le cose, come solo io potevo fare.

...

Esco dall'acqua con una voglia matta di parlare con Luke, così prendo il telefono, digito il suo numero e lo chiamo.

Subito, senza aspettare nemmeno uno squillo scatta la segreteria telefonica.

Ci riprovo, sia perchè voglio sentire la sua voce, sia perchè la segreteria è sempre un brutto segno.

La segreteria significa morte, tradimento o ospedale e io non sono in vena di sopportare nessuna delle tre.

Nemmeno questa volta funziona, la segreteria persiste da subito e allora aspetto altri dieci minuti prima di riprovare.

La terza volta qualcuno risponde, ma non è Luke. È sua madre.

"Ciao Rose, scusa se non ho risposto subito ma è un momento difficile" ha la voce rotta, come se avesse pianto.

"Cecily, tutto bene?"

"Non sai nulla? Pensavo che Luke te lo avesse detto..." Mi sento lo stomaco in subbuglio, come quando sulle montagne russe sei al culmine dell'altezza, e ti prepari a scendere, tutto d'un colpo.

"Non mi ha detto niente, cos'è che devo sapere?" Dico e sento l'ansia crescere come una spugna intrisa nell'acqua.

"Luke è in ospedale." Ed ecco le montagne russe, tutto d'un colpo.

La segreteria significa morte, tradimento o ospedale. È l'abc delle cose da sapere.

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