Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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49. Ricordi?

*Minuscolo spazio autrice*

Innanzitutto vi voglio davvero ringraziare per le 12K letture. Io davvero non avrei mai immaginato che potessi arrivare a un traguardo simile.

Mi dispiace se non ho aggiornato molto spesso in questo periodo ma ho avuto un sacco di problemi familiari e non. D'ora in poi i capitoli saranno aggiornati più frequentemente e regolarmente!

Ad ogni modo, per chi non lo sapesse sto scrivendo una nuova storia a tema gay che potete trovare sul mio profilo. Se vi va potete passare a leggerla e mi farebbe davvero piacere se lasciaste un commento o un like.

Grazie di aver letto questa premessa, vi voglio tanto tanto tanto bene⭐️

Mi arriccio una ciocca di capelli biondi sul dito mentre sento Luke che chiude la porta di casa per poi prendere lo skateboard e andare a casa.

Dopo l'interruzione di Ab non ce la sentivamo di farlo e così siamo tornati a casa.

Ho scelto un film in streaming e ci siamo messi a vederlo abbracciati sotto le coperte.

I titoli di coda del film mi accompagnano piano piano in un sonno profondo che mi fa dimenticare Abbie, i problemi e i miagolii di Coffee.

È una grande stanza buia e polverosa, senza finestre ne porte. Mi sembra di averla già vista e di averci passato tanto tempo ma è come se qualcosa nella mia mente non scattasse e la lampadina dei ricordi che si dovrebbe accendere resta spenta.

"C'è qualcuno?" Chiedo piano. Nessuna risposta.

Mi incammino lungo il perimetro della stanza ma non c'è nemmeno una fessura, o una porta o una botola segreta.

"Io dico che non se lo ricorda" sento una voce, direttamente nella mia testa. Ma non è una voce qualunque. È la mia.

"Si dovrebbe sforzare di più" È Detto sommessamente, in un bisbiglio.

"È seriamente pericolosa"

"Non ci credo che non ci arriva da sola"

"È ancora bloccata nella stanza, eppure ci siamo manifestate tante volte"

"Ecco perché va male a scuola, non è buona a nulla"

"Se fossi io la madre l'avrei abbandonata"

Un miriadi di frasi si mischiano fino a diventare quasi incomprensibili.

"Chi siete? C'è qualcuno?" Ripeto angosciata.

Giro su me stessa cercando di capire da dove arrivino le voci ma è solo una stanza nera senza nulla.

Un lampo di luce sfocato attira la mia attenzione e vedo me stessa di fronte a me. Sarebbe divertente se non fosse stranamente inquietante. Mi sorride ironica con una strana luce negli occhi. Occhi che non hanno nulla del mio azzurro ghiaccio.

Sono neri e scuri come una macchia di inchiostro.

"Chi sei?" Sbotto trovando una sicurezza che non sapevo di avere.

"Rose, la porta." Dice la ragazza di fronte a me.

"Di che stai parlando? Quale porta?" Chiedo confusa.

La seconda Rose indica qualcosa dietro di me e io mi giro quasi inconsciamente. È apparsa all'improvviso una porta di legno, socchiusa. La raggiungo velocemente e la spalanco.

Una luce fortissima mi acceca completamente e nella testa sento solo un formicolio.

Dei ricordi, tantissimi ricordi iniziano a navigare nella mia mente, sempre più veloci e sempre più confusi.

Finché uno in preciso mi si ferma di fronte, come se stessi guardando un grande schermo.

Vedo un uomo con un camice bianco, una donna e me da piccola. Una mini-Rose coi capelli a caschetto che gioca con uno yo-yo.

L'uomo sta parlando con la donna. "Non capisco bene il perché signora, è diverso da tutto ciò che ho visto finora"

"Cosa devo fare?" I due parlano in un sussurro, probabilmente per non farsi sentire da me ma la me stessa da piccola capiva comunque tutto.

"Non lo so, la terremo in analisi ancora per un po'"

La donna annuiva piano, e anche se era di spalle capisco che stava piangendo.

"Potrebbe essere legato al padre?" Chiede lei, con la voce rotta.

"Può essere, non togliamo nessuna possibilità. Per adesso è bene che giochi, e faccia tutte le cose che fanno anche le altre bambine della sua età." Stringe la mano alla donna. "Ci vediamo il mese prossimo"

La donna ricambia la stretta e si gira verso la bambina. È mia madre, sette anni più giovane. "Rose? Tesoro, andiamo!"

Tutto si fa buio e la terribile sensazione di cadere mi inonda completamente, lasciando solo impresso nella mente il mio sguardo triste di chi ha passato la vita chiuso in se stesso e lontano dagli altri. Nel sogno avrò avuto al massimo otto anni, ma la freddezza del mio sguardo mi spaventa ancora.

Mi fa venir voglia di scappare senza guardarmi indietro, rinnegare il mio nome e smettere di ricordare qualsiasi cosa.

Qualsiasi ricordo e qualsiasi persona.

Perché in fondo l'oblio non è così male come tutti pensano, se ci si abitua all'oscurità.

Mi sveglio di scatto respirando a fatica. Il freddo appiccicoso di chi ha sudato freddo e la sensazione di essere stati privati di qualcosa.

La sveglia suona sul comodino "Rose, tesoro, è pronta la colazione!"

Faccio un gran respiro e scendo dal letto, giù per le scale, fino alla cucina.

La mamma ha cucinato i muffin e me ne porge uno sorridendo "Hai fatto qualche sogno oggi, amore?"

Scuoto la testa "Nemmeno uno. Una notte senza sogni"

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