Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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39. Non sarà nulla.

"Luke...?" Non c'è motivo al mondo per cui Luke dovrebbe essere in ospedale. Lui è una persona buona, alle persone buone non succedono cose cattive. Credo. "Cecily? Cosa è successo?"

Invece che la voce della madre di Luke, dall'altra parte del telefono sento singhiozzare e la piccola voragine che mi si era aperta nel petto si ingrandisce di colpo.

"Cecil calma, ti prego, non piangere." Il mio cervello non riesce a capire quello che sta succedendo. Lo stress, la confusione, Cecily che piange, il non conoscere quello che succede a Luke mi da un tormento tale da non essere paragonabile a nulla. Odio essere impotente.

"Okay... Rose, scusa" dice Cecily fra i singhiozzi "Non credo di farcela..."

"Cosa? Cosa non riesci a fare?"

"È solo che non posso parlare ora, qui al telefono." Dice Cecily e la cosa peggiore è che la capisco. Capisco perché non si parla di qualcuno a cui tieni, che sta male, e che soffre al telefono. Senza guardare in faccia una persona. "Luke..."

Cecily viene interrotta da una voce maschile che parla in modo confuso, lei abbozza un saluto frettoloso e delle scuse e chiude il telefono. Già me la immagino, che corre a vedere il figlio, con le guance rigate dalle lacrime, nel petto il vuoto di chi sta perdendo contro la sorte nel duro gioco della vita.

E mi immagino Luke. Steso su un lettino puzzolente. Con gli occhi chiusi, come se dormisse.

E il suo viso, così bello rovinato dalla tristezza, o dal dolore.

E più di ogni altra cosa vorrei essere vicino a lui, per stringergli la mano, per baciarlo o per vedere il colore incredibile dei suoi occhi. Vorrei dirgli 'ti amo' e vorrei sentirlo parlare.

Ma ovviamente non posso, perchè sono qui.

E lui è da solo. Io sono da sola. E i km che ci separano non saranno mai cancellati da un'abbraccio.

Non posso farmi spuntare le ali e volare da lui. Perchè io non sono capace. Io non volo, io cado. E non importa quello che tu vuoi, perchè la vita non ne tiene conto.

E probabilmente mi sbagliavo. È alle persone buone che succedono cose cattive.

"Rose?" Mi giro e vedo Harry che si gratta la testa "Sei sveglia! Come ti senti?" Mi si avvicina e mi accarezza una guancia con il dorso della mano. "Perché stai piangendo?"

Assorta nei miei pensieri non mi ero accorta delle lacrime calde sulle mie guance.

"Io stavo..." Bene, Rose! Cosa stavi facendo? Stavi pensando a una persona lontana e che ami, che ora sta male e che non puoi raggiungere. E ti devi preparare a mentire perchè Harry non sa di Luke e Luke non sa di Harry. Per l'ennesima volta ti devi tenere tutto dentro. Devi sopravvivere ed erigere la corazza sorridente che tutti conoscono. Devi, devi e mai vuoi. Perchè è questo quello che hai sempre fatto, che fai e che farai.

Oppure no.

"Luke è in ospedale. L'ho appena saputo dalla madre. E vorrei tanto essere con lui, ma non posso. Non ho idea di cosa abbia e sono molto preoccupata." Dico tutto d'un fiato, come un palloncino che esplode, una diga che si rompe, un colpo di fucile "E tanto per la cronaca, Luke è un mio caro amico."

Harry pare disorientato per un secondo, ma poi si riprende e punta i suoi occhi fissi come spilli sui miei. "Che cosa gli è successo?"

"Non lo so..."

Harry mi si avvicina e mi abbraccia come solo lui sa fare. La sua pelle tiepida per il sole mi riscalda la pelle, coperta solo dal costume. Affondo la faccia nella sua spalla e chiudo gli occhi. Non riesco a pensare a nulla di concreto in questo momento.

È come se un tornado mi fosse entrato nella testa, e non abbia la minima intenzione di uscire.

Mi abbandono ad Harry e mi concedo delle grandi boccate d'aria. Dopo un minuto circa, che mi pare un'eternità alzo la testa e la avvicino a quella di Harry.

Siamo così vicini che i nostri nasi si sfiorano. Le sue ciglia mi solleticano le palpebre. Mi accarezza piano la schiena e mi fa venire i brividi nonostante il sole cocente. Sento il suo respiro sulla mia bocca e il suo profumo è l'unica cosa che so durerà per sempre. Tutto il mondo si è fermato. Potrebbe essere passato un secondo o mille anni, non avrebbe importanza. Sento il suo cuore che batte e ora so che il nostro è un'amore che non dura per sempre, che non ci fa fare stupidaggini di cui ci pentiamo, e nemmeno che ci uccide dall'interno come un parassita. È un amore che da la vista ai ciechi e toglie quella ai vedenti. Fa in modo di darti la forza per avere ogni giorno la voglia di vivere. E vivere ogni giorno sapendo che potrebbe essere l'ultimo, senza avere rimorsi. Io so che non si dovrebbe ambire al meglio, che prima o poi nella vita ti devi accontentare, ma non posso fare a meno di ripetermi che non ha senso accontentarsi con Harry qui con me. E quindi si. Ora posso dire con fermezza che lui esiste, e mi ama. E non sarà il lavoro a Londra di suo padre a separarci. Non sarà quella cosa che chiamano lontananza. Non sarà nulla, finché non lo diremo noi.

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