Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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20. Mi basta?

"Mi vuoi dire che succede?" Mi intima Harry

"Lo vuoi sapere per davvero?" Riesco a dire fra i singhiozzi

"Certo! Rose, dimmi!" Mi si avvicina e si siede accanto a me, poi mi mette un braccio sulle spalle.

"E che tutto ad un tratto ha pervaso su di me la malinconia. Mi sta opprimendo, non mi fa respirare e mi chiude in una gabbia. Non so che mi succede, andava tutto bene e poi... Poi mi hanno picchiato a scuola. Ed è stato proprio mentre incassato i colpi che ho pensato che forse c'era qualcosa che non andava in me. È tutto così strano, e poi ci sei tu che partirai per Londra e mi lascerai da sola. Tutto il mio mondo sta crollando, non ho più certezze. Voglio ritrovare me stessa, la Rose che conoscevo! Ho paura di non essere abbastanza.

"Adesso potrei avere paura di me stessa per quanto ne so. Mi sento triste, non ne so il perché. Io non voglio che te ne vai, voglio che resti. Ma non importa a nessuno. Questa è la realtà e sono debole. Guerriera di sto cazzo."

"Ma Rose, tu SEI abbastanza. Sei tutto, non sapevo che fossi così insicura. Anche se non so quello che hai passato, e non posso sapere le tue motivazioni. Io ti amo Rose e se questo ti basta..."

"Se questo mi basta?"

Harry sale sopra di me e mi da un bacio "Beh in quel caso non ci sta nulla di cui preoccuparsi. Mi piacciono le storie a distanza"

Negli occhi di Harry riesco a vedere il mare. Mi è sempre piaciuto il mare, perché non lo si può controllare e perché nonostante tutto in certi momenti hai la sensazione di controllarlo.

...

Quando torno a casa oramai è sera. Mia madre è in cucina a tagliare le verdure e quando mi vede entrare ha uno sguardo severo.

"Stavo bene e sono solo andata a trovare Harry"

"Rose tu non sei abbastanza in forma! Sei tutta ammaccata e mi hai fatto prendere un grosso colpo"

"Mi dispiace non succederà più"

Mi bacia la guancia dolcemente lasciandomi una traccia del suo rossetto profumato. Salgo in camera e mi chiudo a chiave. Mi lascio cadere sul letto e mi strofino impacciata la guancia peggiorando la situazione e rendendola appiccicosa. Meglio lasciar perdere.

Le devo ancora chiedere cosa ne sarà della nostra piccola vacanza con Harry, gliene parlerò stasera a cena. Chiudo gli occhi per concentrarmi sulle cose importanti ma non ci riesco, mi addormento prima.

...

A svegliarmi è mamma che mi dice di scendere per cena. La raggiungo in cucina e mi siedo difronte a lei. Le braccia e le gambe non mi fanno più male, mi sento molto meglio e penso che potrei affrontare il campeggio.

"Mamma..." Inizio "A proposito della vacanza con Harry, anche se pensi che sia tutta rotta non è così e sai quanto mi serva una vacanza. E poi saranno gli ultimi giorni che passerò con lui e voglio sfruttarli al massimo. Quindi ti chiedo, per favore, se possiamo ancora andare al campeggio"

"Penso che non si possa fare Rose" ...fitta allo stomaco "Sei debole, non credo che tu possa affrontare il viagg..." Mi alzo in piedi e sbatto il coltello al tavolo

"Mamma! Non dire così sai quanto è importante!"

"Lo so piccolina ma..."

"Non mi chiamare piccolina! Non capisci che Harry partirà per Londra. Non so per quanto non lo vedrò! Ho aspettato tanto questo momento e adesso tu me lo porti via? Così? Per un piccolo inconveniente!"

"Non è una cosa da nulla Rose" mamma è sempre calma, non perde la pazienza, non urla. Mi fa innervosire. Voglio urlare, scappare, andare via da qui.

Mi sento esplodere da dentro, la testa mi fa male le lacrime calde mi rigano le guance e mi sento debole.

Corro via in camera e mi chiudo a chiave, poi mi butto sul letto e soffoco le lacrime sul cuscino. Non la smetto di singhiozzare e sento a malapena mamma che bussa alla porta e mi prega di aprire. Intanto Coffee sale sul letto e viene a farmi compagnia.

Certo che è strano che un fatto mi capisca meglio di chiunque altro. Forse è un po' perché sono un gatto anche io...

Mi calmo piano piano e quando alzo la testa vedo che ormai è tardi, saranno più o meno le tre. Mi alzo e apro la porta, poi molto silenziosamente vado in camera di mamma. Si è messa a dormire tutta vestita e mi fa tanta pena. Lei che si preoccupa di me, e io che la tratto male, come a riversare tutti i miei problemi su di lei. Mi avvicino e mi stento sulla parte del letto, che apparteneva a papà piatta e inutilizzata e abbraccio mamma.

Le accarezzo la guancia e sento il suo respiro farsi pesante. Anzi, ora che me ne rendo conto, è il mio respiro a farsi pesante.

Cullata dal calore e dal battito cardiaco di mia madre mi addormento dolcemente in un sonno senza sogni ma costantemente pressante dall'angoscia.

Il mattino dopo mi alzo calma e razionale e sento dei rumori sordi di sotto. Scendo le scale e vedo le valigie sul letto straripanti di roba.

"Rose muoviti che partiamo fra un ora!"

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