Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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1. La ragazza di fiori

Ciao, sono Rose Smith e ho quindici anni. Ho i capelli biondi e boccolosi, lunghi fino all'anca. Gli occhi azzurro ghiaccio e la pelle rosea ma pallida. Ho le unghie perennemente smaltate di nero, il mio colore preferito ed amo leggere. Leggere è come aria nei polmoni, essenziale per vivere. Per le altre ragazze è importante avere i mi piace su Facebook e su Ask. Per me no. Mi bastano un libro, le cuffiette, musica e solitudine ed ho la felicità.

Sono una ragazza poco convenzionale. Forse è per questo che non ho molti amici.

Vado bene a scuola e studio. E per questo mi prendono in giro.

Ma tutto questo non ha importanza. Per me è superfluo ed irrilevante. Anche perché non ci posso fare nulla.

"Sveglia Rose, è pronta la colazione!"

"Ma mamma, è domenica santo cielo! Lasciami dormire!"

"No scendi che poi si fredda!"

"Mpff..."

Lascio il torpore del letto e mi avvio in cucina lentamente mentre mi gratto la testa annoiata.

"Rose muoviti!"

"Arrivo arrivo"

La colazione consiste in muffin alle ciliegie appena sfornati, latte e biscotti. La trangugio velocemente e salto giù dalla sedia.

"Hai impegni oggi Rose?"

"Veramente a pensarci no. Forse nel pomeriggio mi vedo con Harry. Adesso mi vesto ed esco, d'accordo?"

"Va bene. Ma non fare tardi per l'ora di pranzo, abbiamo a cena gli zii"

"Si si certo"

Mi avvio saltellando in camera, passando prima dal bagno, dove mi metto una maglietta verde acqua e dei leggins neri con delle vans dello stesso colore. Ci abbino una collana lunga e degli orecchini con delle rose trasparenti. Infine mi lego i capelli in un tuppo e esco di casa. Già con le cuffie nelle orecchie. Con lo zaino colmo di libri e quaderni tutti disegnati in spalla.

Salto sopra lo skate e filo via. Lontano dal mondo. E dalle persone.

Sorpasso la villa e il comune "...Can nobody hear me, I've got a lot things on my mind..." Eccomi arrivata davanti alla gelateria "...I cannot breat, can you hear it too?..." La scuola, la biblioteca e il negozietto carino che ha aperto da poco. Come sempre svincolo a destra passando dalla stradina che porta alla casa abbandonata che amo. Vuota e silenziosa.

Dove posso stare sola a leggere e disegnare.

E ad ascoltare musica.

Dannazione sono caduta. Vedo il mio sangue dappertutto. E la prima volta che cado dallo skate, mi fido di lui e faccio questa strada ogni dannatissimo giorno. E cado oggi.

"Merda..." Ho il gomito che è zuppo di sangue, per non parlare dei vestiti e mi fa male la caviglia. "Cazzo"

Devo chiamare mamma, ma non posso. Ho il lasciato il telefono a casa.

Mi sento girare la testa. È da sempre che ho paura del sangue. Cosa fare?

"Ragiona, Rose, ragiona"

Non posso andare in città perché ho paura di svenire e la storta alla caviglia non me lo permette. Non riesco ancora a capire come ho fatto a cadere in questo modo disastroso.

Sono una impedita cazzo.

Riesco a prendere dei fazzoletti per il gomito e riesco a fermare il sangue.

Realizzo che mi si è rotto anche un labbro.

Sto per svenire.

Oh merda, oh merda.

Non devo svenire, non posso.

Non so se controllare la ferita al gomito, ho paura di cosa possa vedere. Appena tolgo il fazzoletto, esce altro sangue e con una prontezza felina lo rimetto apposto dolorante.

"Calma, procedi piano, molto piano"

Mi alzo appoggiandomi ad una panchina e mi ci siedo.

"Ecco fatto Rose, brava."

Non so come, ma devo chiamare qualcuno che mi aiuti. E anche il prima possibile.

Il mio iPhone squilla e io sussulto. Frugo nello zaino che è caduto vicino allo skate e ci trovo il telefono. Ero convinta di averlo lasciato a casa.

Un miracolo.

"Harry?"

"Si Rose, tutto bene?"

"Eemmh veramente sono caduta e mi sono tagliata, ma non preoccup..."

"Rose tu COSA?"

"Sono caduta ma', nulla di che. Credo di essermi slogata la caviglia."

"Rose tu mi farai impazzire, dimmi dove sei che ti vengo a prendere"

"Vicino al Big BB, nella zona della fontana di...di... Non mi viene il nome"

"Vabbe lascia stare arrivo subito."

Passati cinque minuti vedo arrivare la sfavillante bici rossa di Harry che sfreccia verso di me.

"Rose eccoti qui! Ma che macello! Cosa hai combinato! Sembra che ti hanno sgozzata..."

"Ma va!"

"Tua madre lo sa?"

"Ma figuriamoci, mi avrebbe già portata all'ospedale e sequestrato lo skate. Lei non deve sapere nulla, o almeno non per ora"

Harry mi guarda come se fossi pazza.

"Sei troppo iperprotettivo" gli dico "Sto bene, davvero"

"Perlomeno ti posso portare al pronto soccorso?"

"Ti odio"

"Lo prendo come un no?"

Lo guardo corrucciata. L'ultima cosa che voglio è stare in quella sottospecie di cabina puzzolente ad essere squadrata da degli incompetenti che di sicuro mi diagnosticheranno un cancro.

"Si, Harry"

"Fammi vedere almeno cosa di sei fatta. Ah, e ti odio anche io"

Harry mi toglie il fazzoletto dal braccio.

"Rose la ferita non è grande ma potrebbe infettarsi, ti porto a casa."

Poco dopo varco la soglia della villetta di Harry. Era da tantissimo tempo che non andavo a casa sua e mi mancava quell'odore di menta così familiare e intenso!

"Harry?"

"Si?"

"Vieni e dammi un abbraccio, lo esigo."

Gli abbracci di Harry sono qualcosa di magnifico. Ti riscaldano e ti coccolano, e io non posso chiedere niente di meglio adesso.

"Profumi sai? Di qualcosa di buono, sai di fiori. Potresti anche esserlo tu." Poi aggiunge "Rose è una ragazza di fiori, il suo nome, il suo profumo e la sua fragilità. Gli occhi di campanula e le labbra di papavero, la pelle di giglio."

Mi stacco dall'abbraccio e lo fisso negli occhi, dei bellissimi occhi nocciola. Mi scocca un bacio in fronte e fa per allontanarsi verso la cucina.

"Nooo! Resta con me! Ti prego"

"In cucina ci sono i biscotti..."

"COSA ASPETTI? Vai a prenderli Harry!"

Mi sorride e si allontana per ricomparire poco dopo con due pacchi giganti di biscotti al cioccolato.

"Ti ho mai detto che ti voglio bene?"

"Tieni, cibati." Dice lanciandomi uno dei pacchi "prendo il disinfettante"

"Conuqfe grafie per i bisfotti, fono buoni"

"Mmmh"

Prendo dallo zaino che Harry ha preso dalla macchina, senza smettermi di ingozzarmi di quel dischetto al cioccolato, chiamato anche paradiso, un libro completamente nero completamente graffiato e scritto.

"Ti ho portato una cosa" dico ficcandomi due biscotti in bocca "È una cofa sfeciale, credo che ti piaferà"

"Mi devo preoccupare? Non è... Non è un coccodrillo vero Rose?"

Rido e intanto vedo Harry che arriva

"Sai cosa è questo libro?"

Dico mostrandogli l'insieme di ricordi che ho in mano e sorrido. Presto capirete il perché.

"Beh, prendilo" gli dico "Non morde mica eh!"

Harry prende il libro e se lo rigira fra le mani

"Aprilo dai!" Esclamo sempre più sorridente.

Harry apre il libro e quando capisce cos'è mi si avvicina lentamente e mi scocca una bacio in bocca.

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