Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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35. Inseparabili

Tiro un morso sostanzioso al mio cornetto al cioccolato e mando giù il tutto con una sorsata di caffè.

"Avete già preso la casa a Londra?"

Harry non mi risponde subito, si limita a guardarmi per decifrare la mia espressione "Sì, papà è andato a Londra e ha comprato la casa nuova, dice che è molto carina"

"Sono felice per te" e mentre dico questo non lo guardo

"Se sei triste non c'è bisogno di far finta che vada tutto bene" Mi prende la mano e la stringe forte "Neanche io sono entusiasta all'idea"

Lo guardo con occhi supplichevoli "È difficile per me accettarlo... Tutto quì"

"Ci vedremo spesso, non ti preoccupare. Prenderò il treno ogni volta che potrò per venire da te"

Mi limito ad annuire, ho paura che se parlassi inizierei a piangere senza smette più.

Vedendo che non do segni di vita Harry continua "Okay? Principessa?"

"Questa è la prima ed ultima volta che non mi darà fastidio il fatto che tu mi chiami Principessa"

"La considero come una vittoria"

Mi lascio scivolare sulle labbra un sorriso.

"Ma se non basterà nella vita reale, perché non mi vieni a trovare anche nei sogni?"

Tiro un altro morso al cornetto, e una goccia di nutella mi cade sulla gamba sinistra, mi affretto a pulirmi con un fazzoletto.

"Certo Principessa" Harry si allunga sul tavolo e mi bacia sulla guancia, infilando le sue lunghe dita nei miei capelli. Appena si allontana giungo ad una triste considerazione.

"Non odori più di nulla" gli dico "Non sai più di menta"

Sento i lacrimoni che salgono, anche se non so bene perché, reprimo un singhiozzo e porto una mano tremante agli occhi.

"Rose, hai bisogno di dormire?" Mi chiede Harry con voce decisa, anche se non sono sicura che sia una domanda.

"N..no. Sto bene... Davvero" gli dico con voce tremante

"Sì, e io sono Abramo Lincoln..." Si alza e mi prende per un braccio "Andiamo in tenda, tu riposi e io faccio le valige per tutti e due"

Ci incamminiamo a passo lento, mano nella mano "Non c'è bisogno, Harry"

"Shhh" mi porta un dito sulle labbra "Sei bella ma cocciuta"

Quando arriviamo alla tenda la testa ha iniziato a girarmi vorticosamente mentre le tempie mi pulsano in modo doloroso. Mi stendo e tempo cinque minuti, cado in un sonno leggero ma tormentato. Per tutto il tempo ho sopportato l'impressione di non essere del tutto addormentata ma di star affrontando un problema fastidioso. Ho sopportato una sensazione di panico, di urgenza, di oppressione, senza riuscire a svegliarmi, o meglio, senza capire di essere sveglia o meno. Ho avuto la paura di aprire gli occhi e trovare tutto in disordine, tutto fuori posto, ma per fortuna al mio risveglio Harry è ancora vivo e vegeto e la terra non sta andando a fuoco. Il sonno è stato senza sogni.

"Come hai dormito, amore?" Mi chiede Harry premuroso, ai suoi piedi due valigie chiuse, una nera e una rossa.

"Benissimo" mento

"Okay, ti và di andare a fare quella gita nel bosco?" Si siede vicino a me è posa una mano sulla mia gamba

"Certo" Mi lego i capelli in una cosa stretta e mi alzo, con Harry al mio fianco. "Hai già avvisato le mamme?"

"Sì, è tutto pronto"

"Okay" dico sottovoce "Andiamo.

...

La verità è che di andare a fare questa maledetta gita non ne ho proprio voglia. Dobbiamo usare le nostre preziose forze per che cosa? Per camminare, cercando di restare in piedi, in un bosco, con gli insetti che ti ronzano attorno, le radici degli alberi che spuntano fuori all'improvviso e il sudore che ti appiccica i capelli.

Ma nonostante ciò mi incammino lo stesso, fianco a fianco con Harry, con il mio prezioso zainetto in spalla, verso il bosco ma solo per perdere tempo. Lo faccio solo per tenere la testa occupata, cercando di non pensare a nulla, perché non so come o quando mi è saltata addosso una sensazione strana. Sento uno strano vuoto dentro di me, e non parlo della fame, quella è una sensazione diversa, è come se non provassi emozioni. Mi sono risvegliata intontita, improvvisamente mi sono sentita non dico indifferente, ma quasi, riguardante qualsiasi stimolo esterno. Tutta l'angoscia che ho provato per Harry, a un tratto é svanita. Poof. Dispersa chissà dove.

Mi giro e vedo Harry dietro di me con il suo solito sorriso stampato sulla faccia, e tutto quello che fa lo rivivo personalmente. Tutti i suoi gesti più comuni, come quando si gratta il naso quando é indispettito, quando si sistema il ciuffo nei giorni di vento, le fossette che si formano ai lati della sua bocca quando mi sorride cauto.

So tutto di lui, e sono abbastanza sicura che lui sappia tutto di me. Siamo sempre stati molto uniti, fin da bambini, e ricordo ancora quanto spesso ci chiedevano se eravamo fratelli o cugini. Eravamo sempre attaccati. Eravamo ying e yang. Robin Hood e Little John. Cioccolato e panna. Inseparabili.

Ma tutto questo non ha importanza. Al mondo, piuttosto, importa di quel fottuto lavoro a Londra che ha trovato il padre di Harry. Gli inseparabili, indovina un po', saranno per essere separati.

Ma come ho già detto, tutto questo non ha importanza. Tu devi limitarti ad annuire, a sorridere, e a dire di si. Perché questo è quello che il mondo si aspetta da te, e credimi, farai meglio ad accontentarlo...

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