Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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30. Il puzzle più complicato di sempre

"Wow ragazze, sono già le cinque di pomeriggio" Fa Jace "Penso che tornerò nel mio albergo... Ci sentiamo!" Ci saluta e si allontana.

Gli faccio ciao con la mano.

"Beh, Doll, penso che dovremmo tornare, vorrei passare del tempo con Harry... Insomma..."

"Oh, si... Giusto" un velo di preoccupazione scende sul volto di Doll "ma perchè non restiamo ancora un'altro po'?"

Mi sento a disagio. "Scusa, ma voglio tornare"

"Okay..."

Durante le ore passate con Jace camminando in giro per il paesino siamo finite in un parco molto carino, con un laghetto pieno di anatre colorate e fiori acquatici. Il cielo si è tinto di rosso e arancione. Le sfumature mi rilassano e mi inebriano. I miei pensieri vanno a Luke, al mio amore. Mi manca molto, ma non ho avuto tempo per pensare a lui. Mi è sembrato ignobile che mi mancasse una persona come lui, mentre sono con una persona come Harry. Non lo meritano. Non meritano il dolore che gli provocherei se lo scoprissero. Non merito loro. L'unica cosa che merito al momento è il senso di colpa pauroso che si impadronisce di me. Che mi inghiotte in un sol boccone senza pensarci due volte.

Il viaggio del ritorno mi è sembrato molto più lungo e noioso dell'andata, io e Doll non ci scambiamo una parola, e il fresco pungente della sera inizia a farsi sentire.

"Musica?" Propongo

Doll annuisce pesta, e senza pensarci due volte sfilo il telefono dalla tasca e porgo una cuffietta a Doll.

Penso a quanto sia brutto ascoltare una canzone con un solo auricolare, cioè nel senso, musica è sempre musica, sempre bellissima, ma con solo la destra o solo la sinistra è come se mancasse un pezzo. Solo la metà incompleta di una canzone non vale nulla. Niente, se incompleto, può valere qualcosa. È la mia filosofia, che, tra l'altro, ho sperimentato su me stessa, perché è da tempo, ormai, che perdo pezzi, e la sensazione non mi piace. E non perdo pezzi tipo forfora (mai avuta), o un qualcosa di fisico, perdo pezzi moralmente.

Oppure, non lo so, forse mi sto ricomponendo. Sto ritrovando me stessa. Sto cercando di completare il puzzle più difficile al mondo. E non sono sicura di voler scoprire cosa raffigura. Di capire veramente come sono, di guardarmi allo specchio e di vedermi tutta insieme. Solo io.

Come spesso mi succede, un blackout mi fa perdere la cognizione del tempo et voilà, siamo già al campeggio.

"Chiamo Harry per sapere dov'è"

Doll non risponde.

Prendo il cellulare dalla tasca, spengo la musica, e chiamo Harry. Beep, beep, beep.

Nulla. Non risponde. Faccio spallucce a Doll e riprovo.

Niente. Mi preoccupo.

"Scusa, Doll, puoi chiamare Kevin, magari così vediamo se sono insieme"

Si vede che non avrei dovuto fare questa domanda, Doll non vuole rispondere, ma soprattutto non vuole chiamare Kevin, ma lo fa lo stesso. Come se volesse aiutarmi, ma fosse costretta a dovermi ostacolare. Perennemente pervasa dal dubbio e dal risentimento.

Nemmeno Kevin risponde, e Doll sembra ancora più in ansia di prima.

'Perfetto! Kevin il serial killer ha ucciso il mio ragazzo' dice la vocina della mia testa

Condoglianze.

'Condoglianze anche a te'

Perchè mi fai le condoglianze? Siamo la stessa persona.

'Ah... Giusto!'

"Doll, io vado a cercare Harry, se vuoi, vieni con me."

Doll annuisce e iniziamo la ricerca.

Le tappe sono: mare, spiaggia, bar, giardino, tenda, scogliera, mare, e da capo bar, ma in nessuno di questi posti troviamo ne Kevin ne Harry.

La mia mente elabora le possibili soluzioni: A mi stanno facendo uno scherzo. B sono morti. C hanno entrambi il telefono scarico, cosa assai improbabile. D sono morti.

Le previsioni non sono rincuoranti.

Inizio ad essere seriamente preoccupata. Penso di chiamare la mamma di Harry per sapere se è con lui ma una siepe molto alta, piena di fiori scarlatti e bianchi, prende la mia attenzione.

E non perchè non ho mai visto una siepe, sia chiaro, ma perchè tra le foglie sottigli scorgo due figure avvinghiate. Qualche metro più a destra c'è un'apertura e mi ci infilo. E quello che vedo non mi piace. "Cos...?"

Emetto un gridolino per la sorpesa, per l'indignazione, per l'acido freddo che tutto ad un tratto mi scorre nel corpo al posto del sangue, non lo so.

Ma quel gridolino basta a staccare i due, in modo che si girino a guardarmi.

Ma non ho tempo per restare lì ferma. Scappo, corro via da là. Senza guardarmi indietro. Nella mia mente i volti dei due. Perchè è vero che non gli ho guardati attentamente, ma è anche vero che più velocemente passa l'attimo, più le immagini ti restano impresse, e ho come l'impressione (gioco di parole inaspettato) che questa immagine non si cancellerà più dalla mia mente.

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