Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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36. Il foglio

Tutto intorno a me è un concerto di cinguettii, frusciare di foglie e scorrere del fiume. Stringo forte la mano sudaticcia di Harry che ho tenuto per tutta la durata del percorso. Faccio molta attenzione a mettere i piedi nel posto giusto per non scivolare, cosa già successa un paio di volte. "Hey Harry" dico con il respiro corto "Ci possiamo fermare un minutino?"

"Certo" mi sorride allegramente e mi guida attraverso gli alberi in una radura splendida. Un fiume scorre placido e azzurrino, e dei pesci rossastri, salmoni?, guizzano nell'acqua. Le farfalle svolazzano sui fiori che punteggiano l'erba come le stelle nel cielo. Ci fermiamo nell'ombra di due alti alberi secolari vicino il fiume e mentre Harry riempie le borracce ci acqua limpida io sistemo una coperta per terra e mi ci butto sopra. Quando Harry ritorna si stringe a me sulla coperta e dallo zaino fa uscire due panini avvolti nella carta stagnola.

"Picnic!" Esclama. Mi porge un panino che apro con molta cautela, come in un rito sacro.

"Questo posto è bellissimo" dico meravigliata

"Sono d'accordo"

"Mi piacerebbe avere un simbolo che resti impresso, qualcosa su di noi"

"Mi stai dicendo che devo incidere i nostri nomi su un albero?" Harry sorride e mi punzecchia con un dito

"Assolutamente no" dico mordendo il panino "Quella è un cliché dei film americani! Troppo scontato"

"Okay, allora cosa proponi?"

"Possiamo seppellire un foglietto di carta su cui sono scritti i nostri nomi"

"Ma la carta non si decompone nel tempo? Pensavo volessi un cosa da quì all'infinito"

"Ma non eri tu a dire che le cose hanno un valore solo se finiscono?"

"Hai ragione" Harry prende un quaderno rosso dallo zaino e strappa un foglio. Mi passa una penna e rimette il quaderno a posto. Mi guarda per un po' senza dire nulla.

"Allora?" Gli dico

"Scrivici quello che ti pare" mi dice come se fosse ovvio

"Ma... Non so..." Cosa potrei scrivere? Non sono brava con le parole.

Harry mi prende la mano con cui tengo la penna e la stringe, senza smettere di fissarmi con i suoi occhi magnetici "Scrivici quello che ti pare, ma fa in modo che ci rappresenti e che rappresenti il nostro amore..." Mi guarda ed è come se mi scavasse dentro "Intesi?"

Gli do un bacio veloce sulle labbra e mi concentro su quello che devo scrivere. Non ci siamo intesi per niente ma cerco di non darlo a vedere. Cosa potei scrivere? La nostra storia? In un foglio solo?... Impossibile. Potrei parlare di come mi ha fatto innamorare, ma la verità è che non lo so nemmeno io... Poi capisco, illuminazione. È facilissimo... So di cosa parlare, o meglio scrivere, e farò meglio ad iniziare. Mi alzo e mi allontano da Harry, sempre impugnando la penna e il foglio, arrivo sulla riva del fiume e mi siedo su uno spuntone di roccia al limite fra il bagnato e l'asciutto e inizio a scrivere.

Ho sempre amato scrivere. Anche da piccola, quando le altri bambine volevano le bambole io imploravo la mamma per un quaderno in pelle o penne di tutte le tipologie. Poi mi rintanavo negli angoli più bui della mia stanza e scrivevo senza smettere, a raffica quello che pensavo. Tutto quello che mi passava per la mente, considerazioni, favole, barzellette. Così senza una logica. Parlavo della mia famiglia, del gatto che avrei voluto, del padre che non c'è mai stato. Mi sentivo libera, piena di me, in grado di cominciare qualcosa senza il terrore di essere interrotta. La penna mi lasciava scrivere, senza fermarmi, senza zittirmi, e questa era una cosa che amavo, perché in un modo o nell'altro non riuscivo mai a finire un'argomento, una frase, venivo sempre bloccata a metà, con le parole che mi morivano in bocca. Ed è stato più o meno così che mi sono sempre più unità alla lettura e alla scrittura piuttosto che alle relazioni umane. Anche perché con la mia penna e il mio foglio le cose le decidevo io, non come nella vita reale dove tutto va nel verso sbagliato. Ero felice, nella mia intimità. Io nel mio angolino buio, la mia penna, il mio quaderno. Nessun altro. E mi bastava.

...

Appena finisco torno da Harry che intanto ha mangiato tutto il suo panino

"Ecco fatto" dico sventolando il foglio sopra la mia testa

"Cosa c'è scritto?" Harry mi accarezza il braccio con una mano

"Non te lo faccio vedere" dico serissima

Harry mi guarda ridendo "Come sarebbe a dire?"

"È una cosa molto personale, te la dirò appena sarà il momento giusto"

"Non capisco..." Dice Harry confuso

"È una cosa importante, è stato fatto apposta per noi. Non per te o per me. Per noi. Ho deciso che te lo dirò, non so quando, ma te lo dirò... Avrai abbastanza pazienza e abbastanza fiducia?"

Harry mi abbraccia stretto "Se essere il tuo ragazzo significa convivere con le tue follie, mi ci dovrò abituare"

"Sapevo che avresti capito" e lo mormoro, a voce così bassa, che non sono sicura che l'abbia sentito, e senza aggiungere altro, senza sentire il bisogno di di parlare ancora, Harry mi bacia nello stesso momento in cui una lacrima mi riga la guancia.

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