Lì dove i fiori non appassiscono

Una ragazza. Un giardino. Un ragazzo. Un amore che durerà all'infinito. Baci, parole, litigi. Una avventura entusiasmante che tratta un argomento romantico quanto contemporaneo. Una ragazza dal cuore di ghiaccio. Una ragazza diffidente. Una ragazza che non sa che il ghiaccio col tempo si scioglie.

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6. Fa male.

Prendo in mano l'IPhone per controllare che ore sono, le sei meno un quarto del pomeriggio.

Ci sono sei chiamate perse e vado nel panico. Saranno di mamma, che vuole sapere dove sono, e tutti sanno che sei chiamate perse da una madre significa morte.

Mi immagino già seppellita, in una tomba piena di vermi e lombrichi.

Bleah.

Sblocco il telefono e vedo che le chiamate perse di mamma sono solo due, le altre quattro sono di Harry, in aggiunta a dodici messaggi.

Non voglio leggere i messaggi, ho paura di cosa ci sia scritto, ma soprattutto ho paura di crollare adesso, potrei crollare come ho fatto in passato. E chi ci sarà ad alzarmi? Chi se non Harry? Luke, che conosco da così poco? Non credo.

"Hey Luke, ti va di tornare in città?" 'Sempre che tu sappia dove siamo, io non ne ho la più pallida idea, ma per fortuna credo che tu non sia così anormale come me...'

"D'accordo."

Mi porge una mano e mi alza, poi iniziamo a incamminarci verso la città.

Gli alberi ostruiscono il cielo, di cui si vede solo piccoli frammenti. Degli uccellini cinguettano felici sugli alberi e le farfalle svolazzano sui fiori. La serata è particolarmente felice, qui non ci sono preoccupazioni, perché non ci sono problemi. In questo posto regna il silenzio, raro di questi tempi e io me lo godo appieno prima di catapultarmi nel caos cittadino.

Anche Luke sembra apprezzare e per questo resta in silenzio prendendo grandi boccate d'aria.

Intorno a noi ci sono mille profumi che non riesco a individuare, possono essere qualunque cosa, fiori, frutta, terra.

"Luke? Ci vieni spesso qui?"

"Si ogni giorno, ho imparato la strada a memoria"

"Come hai trovato quella specie di giardino privato?"

"Più o meno come hai fatto tu, a caso" si ferma, si sta ricordando qualcosa. Qualcosa di doloroso. "Stavo scappando lontano dal mondo."

'Che coincidenza!' Penso.

"Anche io stavo scappando, quando ti ho trovato"

"E da cosa scappavi?"

Mmmmmh fammici pensare, vediamo...

Allora scappavo dal mio migliore amico dopo essermi tagliata, scappavo dalla mia casa, dai bulli, da Abbie, dai ragazzi che mi hanno fatto del male. Scappavo da tutti, compresa me stessa.

"Lunga storia" dico infine. Non ho voglia di raccontare la storia della mia vita a Luke, potrei sembrare me stessa e ho imparato che 'me stessa' non piace alla gente.

O sei alla moda e tutta ritoccata o non vali nulla.

Luke non insiste e invece mi sorride dolcemente "se mai avrai voglia di buttare tutto fuori, se mai avrai bisogno di qualcuno a cui rivolgerti, sempre che ti vada bene un estraneo, io ci sarò"

"Se so il tuo nome non sei estraneo!"

"Si hai ragione!" Concede e ridacchiamo.

Poco più avanti vedo la strada che porta alla casa abbandonata e la imbocchiamo parlando di cose a casaccio finendo per cantare un duetto improvvisato.

Sta venendo benissimo lo ammetto e per una decina di minuti mi scordo di tutti e di tutto pensando solo a Luke. Penso al suo sorriso, che fa ridere anche me.

Lui che mi fa stare bene, come una droga. Direi che sta facendo effetto.

Mentre sorpassiamo la villa penso che chi mi fa ridere mi salva la vita, e che un po' di riconoscimento ci vuole.

"Vuoi sapere perché scappavo"

"Potrebbe farti star bene dirlo"

"A pensarla tutta si"

"E allora si"

"Ho litigato con il mio migliore amico perché mi sono tagliata, e non far finta di non avermi visto il polso"

"Perché ti sei tagliata?"

Mi taglio perché non sono forte. Mi taglio perché sono inutile. Mi taglio perché Harry mi odia. Mi taglio perché mi odiano tutti e tutto, compreso il cane del vicino di casa.

Racconto a Luke tutta la storia mentre passeggiamo sempre più vicini.

"Vuoi un abbraccio?" Ho trovato una persona disposta ad abbracciare me. Una ragazzina autolesionista che conosce da poco e che è mentalmente instabile. Tutto quello che cercavo.

"E chi non lo vorrebbe?"

Luke mi stringe e io lo faccio con lui, mi perdo nel suo calore e nel suo profumo. Ho voglia di perdermi e non ritrovarmi più.

Quello di Luke è un abbraccio consolatore, come quello di Harry. E pensare che poco fa lui mi metteva un braccio sulle spalle e mi coccolava, prima di avermi detto cosa pensava realmente di me. Non mi stava insultando, mi stava descrivendo. Io lo so di essere così, debole, insignificante, ma Harry poteva evitare di ricordarmelo.

Oddio, devo piangere, voglio piangere, ma non qui.

Promemoria: non devo ricordarmi di Harry, altrimenti muoio dentro.

Quando mi stacco da Luke inizia a accarezzarmi i capelli piano e io abbasso lo sguardo.

"Dove vuoi andare?" Mi chiede "Io conosco un bar qui vicino..."

"No Luke, grazie davvero ma adesso ho solo bisogno di andare a casa"

"Ok come vuoi. Allora ci vediamo."

"Ciao"

Mentre inizio a incamminarmi verso casa mi accorgo di quanto sono stanca e stremata. Di quanto i miei vestiti siano rovinati e graffiati.

Di quanto non abbia voglia di andare a casa, ma di quanta voglia abbia di stare da sola.

Non a tagliarmi però, perché Luke mi ha dato una forza vitale che non avevo da tempo. E non la sprecherò in quel modo barbaro.

"Rose, scusami, domani... Ci rivedremo?" Dietro di me c'è Luke ansimante. Speranzoso, direi.

"Ci troviamo al giardino dopo scuola?"

"Si e porta qualcosina da mangiare così improvvisiamo un pic nick"

"Porto lo skate? Così torniamo più velocemente?"

"Lo porto anche io, e magari ci mettiamo a disegnarli.!"

"Va bene, ci sto"

E mi allontano con un sorriso incontrollato stampato in viso, e negli occhi voglia di vivere.

...

Mi fermo davanti a casa indecisa su dove andare quando mi squilla il telefono. È Harry e decido di rispondere. Perché non c'è nulla di cui preoccuparsi, almeno credo.

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