Il ragazzo di fuoco

E che possa la buona sorte, Essere sempre a vostro favore. Il giorno della mietitura per Peeta. Il suo dolore. La storia del ragazzo del pane. Vi farò conoscere gli Hunger Games in modo totalmente diverso. La storia di Peeta Mellark. Il ragazzo di fuoco. ||per la storia sono utilizzati alcuni personaggi e i luoghi di Hunger Games||

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4. Incubo

Incubo

Mi sveglio di soprassalto. Ho avuto un incubo. Nel buio non riesco a distinguere nulla, e per vedere devo aspettare che la mia vista si abitui. Nel frattempo mi alzo dal letto e resto seduto, insonnolito. Non ho voglia di cercare di addormentarmi, e di sicuro non ci riuscirei, e quindi opto per uno stato di dormiveglia semi cosciente. Dopo una manciata di minuti che mi sembrano una vita, come anche passati troppo velocemente, scendo dal letto scricchiolante, mi alzo e inciampo in un oggetto che non riesco a distinguere. Mi stropiccio gli occhi ed esco dalla mia stanza soffocante per raggiungere il bagno, dove a malavoglia, mi sveglio completamente con dell'acqua ghiacciata. Guardo l'orologio appeso al muro, sono le 3.44. È prestissimo e non vorrei svegliare i miei.

Esco di casa, con addosso il pigiama e un'impermeabile che copre ben poco per la serata particolarmente pungente.

Decido di uscire sul prato, tanto la rete metallica, come al solito non è elettrizzata. L'aria fresca è come un balsamo per i polmoni, e corro nella rugiada fresca fino al limitare della foresta dove mi stendo a pancia in su.

È una notte bellissima. Le stelle sono definite nel cielo e il profumo dei fiori rende l'atmosfera magica.

Sono distolto dai miei pensieri quando noto una figura in ombra che sta risalendo la collina. Preso dalla sprovvista cerco di allontanarmi il più possibile da lei e mi nascondo dietro un cespuglio di more.

La figura sta raggiungendo un punto poco distante da me è quando si gira, posso riconoscere il suo volto.

È Katniss.

Rimango paralizzato e non so cosa fare. Non credo mi abbia visto, ma non ho il coraggio di avvicinarmi.

Lei si stende sul prato e giocherella con un fiorellino per poi metterselo sui capelli, e rimane così, pancia in su a guardare le stelle.

Colgo delle more dolci e succulente e mi avvicino a lei.

"Ciao"

Lei sussulta ma mi riconosce. Pare stupita ma poi accenna un sorriso.

"Ciao"

Le porgo le more e lei le accetta. Restiamo così seduti a guardare il cielo corvino. E sorrido anch'io.

E grazie a quell'incubo che mi ha svegliato, per un momento sono stato davvero felice.

Questo é il mio ricordo di Katniss, la ragazza che accettó le more quel giorno. La ragazza che si stese sul prato a guardare le stelle. La ragazza di cui mi sono innamorato. E forse fra qualche giorno non la rivedrò più.

Ora sono nel vagone letto, infilato nella brandina senza prendere sonno.

Il mio peggior incubo é quello di entrare nella arena e la notte, vedere il volto di Katniss impresso nel cielo.

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