Il ragazzo di fuoco

E che possa la buona sorte, Essere sempre a vostro favore. Il giorno della mietitura per Peeta. Il suo dolore. La storia del ragazzo del pane. Vi farò conoscere gli Hunger Games in modo totalmente diverso. La storia di Peeta Mellark. Il ragazzo di fuoco. ||per la storia sono utilizzati alcuni personaggi e i luoghi di Hunger Games||

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3. Il buio

Il buio

"È veramente così che deve finire", penso, "perché il mio nome è stato estratto da una boccetta di vetro, siamo davvero così insignificanti?"

Per ora mi concedo del buio...

Mi sveglio di malavoglia dopo una nottata piena di incubi e indosso degli abiti semplici, e cosa sennò, mi lavo la faccia e mi risiedo sul letto.

Penso a Katniss, e so che lei, come me, non riuscirà a sopravvivere, o almeno non con i favoriti contro di lei. Posso trovare un modo per convincerli a lasciarla stare? Magari stando dalla loro parte? Magari così riuscirò ad evitare...

"Sveglia Peeta, una splendida giornata ti attende"

Appena sento i passi di Effie allontanarsi esco dal vagone e mi ritrovo in quello ristorante. Peccato anche che non abbia molta fame.

Sulla tavola sono allestite pietanze colorate, e mille profumi mi distolgono dal torpore mentre mi siedo.

Fuori dal finestrino si intravedono degli alberi sempreverdi, e spiragli di luce danzanti si fanno spazio nel doppio pannello di vetro, a sensori, che ci divide dalla libertà.

Katniss sta arrivando, preceduta da Effie, e la mia attenzione si concentra sull'uomo stracolmo di alcol che siede davanti a me.

Mentre inzuppo riluttante del pane morbido nella cioccolata calda, tengo gli occhi fissi sui rivoli di vapore che escono dalla tazza e mi concentro su quello.

Non posso guardare Katniss in faccia, anche se con la coda dell'occhio, noto che mi fissa da un po', e probabilmente mi vuole dire qualcosa.

Forse sta pensando a quel giorno in cui le ho dato il pane.

Ora si arrende al mio sguardo e mi imita nell'inzuppare il pane mentre Effie cinguetta qualcosa col suo fare da pettirosso.

Mia madre, mi ha salutato in modo frettoloso, condizionata dal fare brusco dei pacificatori, mentre mio padre ha parlato poco, scortato dai miei fratelli.

Mi hanno salutato con un cenno della faccia, quando solo mia madre ha pianto.

Mentre l'hanno portata via sono rimasto solo per qualche manciata di secondi.

Per poi realizzare che dopo loro, nessun altro sarebbe venuto a dirmi addio.

Mentre i pacificatori mi portarono via, in un vagone, di sfuggita, noto un ragazzo e due ragazze che si sbracciano per farsi vedere.

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