Alexis.


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1. “Di nuovo quel maledetto sogno.”

Mi svegliai ansimante nel cuore della notte. E’ giugno, in cielo non è presente nemmeno una piccola stella, la luna è grande e bianca, sembra quasi che mi stesse fissando.

“Di nuovo quel sogno.”

Pensai tra me e me. Era quasi un mese che facevo sempre lo stesso sogno: una ragazza con una grande pancia, sembrava incinta, della quale il viso era coperto dai suoi lunghi capelli neri come la pece; aveva il braccio tutto sanguinante, pieno di tagli; era stesa a terra, quasi morta; nulla si muoveva in lei, come una lunga notte d’estate, dove non soffia un filo di vento e gli alberi stanno immobili. Cosa stava a significare quel sogno? Chi era quella ragazza?

Pensai per tutta la notte, quando finalmente riuscii a prendere sonno.

Ore 7:00.

Quella maledetta sveglia iniziò a suonare. La presi e la buttai per terra. Mi alzai e andai nel bagno.

Si può dire che a scuola non sono ne sfigata, ne popolare, nel mezzo. È da un po' che ci pensavo ed oggi è giunto il momento: farò conoscere la vera Alexis Anderson. Decisi di vestirmi in modo "provocante’’. Indossai un jeans molto attillato, con una canotta bianca stretta che metteva in risalto le mie curve, un giubbino di pelle nero e dei tacchi neri. Si. I tacchi. Secondo me non è l’abbigliamento per la scuola, ma dato che tutte le ochette bionde ossigenate potevano farlo perché io no?

Presi la mia borsa e le sigarette e mi diressi fuori accendendone una. Io vivevo da sola in una villa stupenda. Mio padre possedeva una pista di pattinaggio al centro della città, il "Rollerdone". Un giorno, lo ricordo come se fosse ieri, vidi mio padre uccidere due ragazzi proprio su quella pista di pattinaggio, per fortuna ero una bimba sveglia e chiamai la polizia: da allora non lo piú visto. Per questo motivo tutti a scuola mi reputano come "la figlia di un assassino". Mia madre? Bhè, lei ci ha abbandonati quando ero piccolissima, lasciando papà da solo...

Finalmente sono arrivata a scuola. Vedo subito i miei due migliori amici, Ally e Jason, il ragazzo più gay che io abbia mai conosciuto. Mi dirigo verso di loro che mi guardano un po’ stupiti, molto probabilmente per il mio abbigliamento.

‘’Come ti sei combinata troietta?” Disse Ally ridendo.

“Lasciala perdere tesoro! Sei FAVOLOSA. Ora sai quanti ragazzi ti verranno dietro?” Disse Jason alzando la voce al ‘’favolosa’’.

Ally continuava a ridere come un’assatanata. Ci mettemmo a ridere anche io e Jason, la sua risata è molto contagiosa.

“Oddio Alexis… Ti sta guardando!” sussurrò Ally.

Mi girai e vidi Justin Bieber, il “bullo” della scuola. Meglio stare alla larga, da lui e da tutti i suoi amici. E’ carino lo ammetto, ma un tipo come lui è meglio perderlo che trovarlo.

“Ehi tu!”

Cazzo! Sentii una voce chiamarmi. Era lui.

“Ehi. Parlo con te. Vieni qui.”

Ally e Jason mi guardavano preoccupati. Andai verso Justin con timore. Oh grazie a Dio. La campanella. Mi diressi velocemente verso la mia aula. Quella stupida campanella mi aveva salvata di nuovo. La prof. mancò un’altra volta così rimanemmo per tre ore in classe senza fare un cazzo. Mi divertivo a vedere il capitano di football venirmi vicino a farmi delle avances e la sua ‘’ragazza’’ , la capo cheerleader, guardarmi in maniera minacciosa. Non mi piaceva a stare al centro dell’attenzione, ma per una volta si può fare l’eccezione. Non mi sono mai sentita bella, quel giorno è stato la prima volta e la cosa non mi dispiaceva.Ho diciassette anni,sono più o meno alta e magra, così dicono gli altri, ho gli occhi di color castano scuro e dei capelli lunghi neri. Tutti mi hanno sempre trattata da sfigata, sempre a chiamarmi "pazzoide" o "assassina" per via di mio padre, ma da oggi sento che le cose cambieranno, o almeno lo spero.

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