Non puoi scappare dal passato

Questo è il continuo della storia di Lilith L.W., mia cara amica, che non può più connettersi su movellas e che mi ha chiesto di proseguire la sua opera. Ricaricherò anche i primi capitoli scritti da lei qui sopra ma lascio il link alla movellas originale per chi volesse essere suo fan comunque e chi volesse leggere la prefazione che lei stessa ha scritto per la sua opera.

http://www.movellas.com/story/201311161309169087-non-puoi-scappare-dal-passato


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1. Prefazione

Era buio e nonostante il freddo regnasse sovrano io non tremavo, non lo facevo più da anni ormai. Il tempo trascorso nelle terre di Nod aveva fatto si che io mi abituassi alla temperatura eppure, in alcuni giorni, mi ritrovavo raggomitolata sul terreno con le braccia intorno al corpo, stringendomi il più forte possibile nel tentativo di trovare un po' di calore.

Questo era uno di quei giorni, ero sdraiata a terra e ripensavo per l'ennesima volta al giorno in cui ero stata bandita dall'Eden, il paradiso terrestre per eccellenza. Ero stata cacciata per il mio carattere forte per niente incline alla sottomissione e, nonostante sapessi bene che mi sarei dovuta pentire di ciò che avevo fatto, ogni volta che ripensavo a ciò che era successo un sorriso riaffiorava sulle mie labbra.

"No...se tornassi indietro farei di nuovo le stesse scelte" pensai mentre il contatto con il terreno morbido e bagnato, per via delle perenni piogge, accarezzava la mia pelle nuda. Non riuscivo neanche a ricordarmi che sensazione potesse dare un abito, o un surrogato di abito, a contatto con la pelle... Era passato talmente tanto tempo...

Il ricordo della mia cacciata non era doloroso, il motivo per cui ero stata cacciata era così stupido che a volte mi ritrovavo persino a ridere al solo pensiero. Era successo tutto per il mio orgoglio, l'idea di far credere a mio marito Adamo che lui mi avrebbe comandata e sottomessa per me era sempre stata fuori discussione e per questo ero stata allontanata e sostituita con una donna più "facile" da gestire, Eva.

Eva nonostante il suo carattere da succube, almeno a parer mio, era una donna bellissima: la sua pelle era chiara quasi quanto la mia ma di una sfumatura più rosata che la faceva apparire meno "morta" rispetto a me, il suo viso aveva dei lineamenti decisi ma perfettamente simmetrici col resto del viso e in proporzione col suo corpo snello e magro. I suoi capelli erano paragonabili solo al grano ed i suoi occhi azzurri erano così ntensi da rendere impossibile il riuscire a non perdercisi dentro.

Lei ed Adamo erano una coppia perfetta, anche lui infondo era un uomo attraente, la sua pelle era olivastra ed i suoi capelli, così come i suoi occhi, erano di un marrone terribilmente intenso. Raggiungeva all'incirca 1.75 metri di altezza ma risultava comunque più alto di Eva.

A paragone, la coppia "Adamo ed Eva", batteva alla grande la coppia "Adamo e Lilith" ma non era un problema, io non avevo mai amato Adamo come lo amava Eva, io arrivavo scarsamente ad 1.60 metri di altezza,  avevo i capelli castani che mantenevano però dei riflessi rossastri al sole, le labbra rosee, gli occhi castani e la pelle così candida da farmi sembrare davvero già defunta. Ovviamente il mio fisico a paragone del suo non era così perfetto, ero leggermente più grossa di Eva ed avevo un fisico a "pera", composto quindi da un seno non troppo abbondante e dei fianchi larghi.

Insomma ero un disastro ma nonostante questo non riuscivo ad essere triste, neanche dopo aver saputo che avevano avuto due figli.

Passarono anni, il tempo a differenza delle notizie non scorreva velocemente anzi sembrava addirittura essersi bloccato per me, per Eva e per Abramo, i loro figli invece sembravano avere una crescita accelerata, nel giro di pochi anni infatti arrivarono ad avere diciotto anni; i loro nomi erano Caino e Abele: Abele era uguale a sua madre, biondo, con gli occhi azzurri, la pelle rosea ed un fisico esile; Caino invece era un mix perfetto, non somigliava particolarmente a nessuno dei due ma nonostante questo rimaneva di una bellezza fuori dal comune, il suo carattere ribelle e incontenibile si accostava perfettamente al suo fisico tonico, non era eccessivamente grosso e muscoloso ma lo era abbastanza da trasmettere un senso di sicurezza. I suoi occhi erano uguali a quelli del padre, così come i suoi capelli ed il colorito della sua pelle, il suo viso invece aveva dei lineamenti ben definiti e perfetti come quelli della madre.

Passarono altri due anni e all'età di vent'anni il tempo si bloccò anche per loro, purtroppo Abele non riuscì a raggiungere il ventiduesimo compleanno, Caino lo uccise prima. Per questo gesto si guadagnò anche lui la cacciata dall'Eden.

Il giorno in cui lo incontrai fu il giorno in cui la mia vita cambiò per sempre. Eravamo entrambi nel buio totale delle terre di Nod ma stavolta era lui quello raggomitolato a terra per il freddo.

Mi avvicinai lentamente a lui e quando la mia mano fu vicina alla sua spalla lui si voltò di colpo e la bloccò puntando i suoi occhi intensi dritti nei miei. Non aveva paura, voleva solo capire chi fossi e se potessi risultare o no un pericolo. Quando capì che non lo ero mi lasciò la mano.

"Chi sei?" Disse deciso mentre il suo corpo era preso da lievi spasmi dovuti al ffreddo, smisi di guardarlo riportando i miei occhi nei suoi e risposi con tranquillità.

"Sono Lilith, vorrei aiutarti." Avevo messo nella mia voce tutta la dolcezza che avevo, volevo rassicurarlo e farlo stare meglio...Sapevo bene cosa voleva dire essere soli e sentirsi abbandonati.

Io e Caino eravamo ciò che possiamo chiamare "due anime gemelle",  in poco tempo ci innamorammo ma come tutte le cose che esistono in questo mondo niente dura per sempre. Un anno e sei mesi dopo il nostro incontro lui sparì spezzandomi il cuore e per la prima volta dopo anni ricominciai a sentire freddo, da allora giurai a me stessa che non avrei mai più sofferto in quel modo per nessuno.

 

Due anni dopo

Da quando Caino se n'era andato avevo sedotto tutti i peccatori entrati nelle terre di Nod ed ero diventata la regina del buio.

Grazie a me il mondo intero aveva il terrore di finire nelle mie terre, chi diventava mio amante infatti il più delle volte non faceva una bella fine e nella migliore delle ipotesi finiva con il diventare mio schiavo. Con questo cambiamento ottenni finalmente anche degli abiti creati per me usando il fango e le foglie da una sarta condotta nel mio regno per punizione, aveva ucciso suo marito, il che la rendeva degna della mia clemenza e considerazione. Certo non era il massimo della moda ma almeno avevo qualcosa addosso.

La mia vita sembrava cambiata, migliorata, eppure mi sentivo vuota. Tornai a sentirmi di nuovo viva solo al ritorno di Caino. Nonostante le promesse fatte a me stessa, dopo settimane di autocontrollo e tentativi vani mirati d ignorare la sua esistenza, mi ritrovai di nuovo a letto con lui, stavolta però al mio risveglio lo vidi piangere per la prima volta.

"Mi dispiace." Le sue parole erano fredde come il suo corpo ed io lo guardai confusa, senza capirne il senso, fin quando non mi ritrovai un pugnale conficcato nel petto esattamente nel mio cuore.

Una lacrima mi rigò il viso e poi fu davvero buio...

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