Destiny

Lei è Alexis, una ragazza italiana di 19 anni che si trasferì a Londra per amore. Tutto sembrava andar bene, ma è proprio quando tutto va per il meglio che il Destino decide di mettersi in mezzo... La sua vita verrà stravolta da due notizie opposte: una sarà il motivo della sua gioia più grande, l'altra di una delusione immensa.

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8. Capitolo 8

Arrivammo in ospedale nel più breve tempo possibile. Le contrazioni erano sempre più forti e frequenti. Non vedevo l'ora che la mia piccolina nascesse, non vedevo l'ora di prenderla in braccio, di insegnarle ad affrontare la vita, di vederla crescere...

Le infermiere mi fecero stendere su un lettino e mi portarono, insieme a mia madre, in sala parto.

L'ostetrica mi incitò a spingere e così feci. Spinsi una, due, tre volta ma nulla, nemmeno l'ombra della testa.

Ostetrica: "Alex, devi stare calma. Se sei troppo tesa non riuscirai mai a far uscire la bambina" mi disse, cercando in tutti i modi di calmarmi.

Io: "Lo so, ma fa malissimo!" era un dolore allucinante, fortissimo, temevo di impazzire da un momento all'altro. Un dolore unico, paragonabile a nulla.

Mamma: "Amore respira insieme a me, dai" cominciammo a respirare piano, mentre mi teneva una mano nelle sue. I primi secondi andò bene, ma poi non ce la feci più e cominciai ad urlare, era insopportabile.

Io: "Mamma, Andrew dov'è? Sta arrivando?" In quel momento avevo bisogno di lui, sarebbe stato l'unico in grado di farmi rilassare. Forse l'unico no... Harry. In quel momento avevo un disperato bisogno di lui.

Mamma: "Si, stava arrivando. Vado a vedere se è fuori" mi lasciò la mano e corse fuori. Dopo un minuto entrò Andrew che mi venne vicino e mi accarezzò i capelli.

In quel momento capì che nemmeno lui poteva aiutarmi. Harry. Avevo bisogno solo di lui. Ma non c'era. Dovevo riuscirci da sola, così iniziai a spingere molto più forte di prima e dopo un quarto d'ora di ininterrotte spinte, nacque lei. Destiny.

Me la porsero in braccio. Era la creatura più splendida che avessi mai visto. Era di una bellezza infinita. Il colore degli occhi ancora era indefinito, di capelli ne aveva pochi, ma la bocca era quella di Harry. Ero sicura che se fosse stato lì, in quel momento sarebbe stato il ragazzo più felice del mondo ed avrebbe amato quella bambina come la amo io.

L'infermiera prese la piccola dalle mie braccia e la portò da tutti gli altri neonati, l'avrei rivista dopo un ora, per la prima poppata.

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