Destiny

Lei è Alexis, una ragazza italiana di 19 anni che si trasferì a Londra per amore. Tutto sembrava andar bene, ma è proprio quando tutto va per il meglio che il Destino decide di mettersi in mezzo... La sua vita verrà stravolta da due notizie opposte: una sarà il motivo della sua gioia più grande, l'altra di una delusione immensa.

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19. Capitolo 19

Arrivai a casa di Andrew nel giro di pochi minuti.

Salii le scale per arrivare al suo appartamento con in braccio la piccola che dormiva, un borsone a tracolla e la valigia, trascinata dalla mano libera.

Mi venne ad aprire in pigiama. Mi dispiacque averlo svegliato, ma nel pieno della notte non sapevo davvero da chi andare.

Prese Destiny in braccio e la mise a dormire nel suo letto, momentaneamente.

Poggiai i bagagli in un angolo del salone e mi misi a sedere sul divano, in attesa che Andrew mi raggiungesse.

Andrew: "Alex- si siede di fianco a me- cos'è successo?" Chiede preoccupato.

Io: "Nulla... Era ora di andare a vivere da sola, no? D'altronde non sono più un'adolescente, ho già una figlia" dico, forzando un mezzo sorriso.

Andrew: "Dai, Alex. Dimmi la verità"

Così gli raccontai ciò che era successo quale ora prima con mio padre e lui, per tutta risposta, mi abbracciò e mi disse che sarei potuta rimanere da lui per tutto il tempo necessario.

Preparammo il divano letto per mettermici a dormire insieme alla piccola, ma finimmo con il passare tutta la notte a vedere film comici stesi sul letto ed a ricordare cose buffe del passato.

Io: "Andrew... Toglimi una curiosità, sono sei anni che ci penso" gli dico a un certo punto.

Andrew: "dimmi tutto"

Io: "Ricordi il giorno della mia partenza per Londra?"

Andrew: "Certo"

Io: "Mentre ero in aereo entrai su Twitter e lessi dei messaggi privati che mi scrissi tu, con la consapevolezza che io non entravo più su quel sito" dissi, e mentre pronunciavo quelle parole il suo viso si fece rosso di colpo e comincio ad innervosirsi.

Andrew: "È passato tanto di quel tempo, non ricordo bene..." Mi risponde, evitando il mio sguardo.

Io: "Comunque, nell'ultimo messaggio mi scrissi testuali parole *Mi manchi da morire, le giornate senza di te sono vuote... Ti dovrei confessare una cosa, ma non so se avrò mai il coraggio di farlo. Ti voglio bene.* -rimase spiazzato, era sorpreso che ricordai ancora il contenuto di quel messaggio, poi gli chiesi- Andrew, cosa dovevi confessarmi?" Lo guardai negli occhi e vedendo che si stava agitando, presi le sue mani nelle mie, per rassicurarlo.

Andrew: "Ma nulla d'importante, sarà stata una cavolata. Nemmeno mi ricordo"

Io: "Andrew, lo sai che ti conosco meglio di chiunque altro. So quando mi menti. Ti prego"

Andrew: "Credimi, non lo vuoi sapere davvero"

Io: "Tu intanto dimmelo, poi sarò io a dire se la cosa era necessaria saperla o no" poi le nostre mani cambiano di posto. Ora erano le sue a stringere le mie.

Andrew: "Alex... Quello che volevo dirti è che... Ti amo. Ti amo da sempre, dalla prima volta che i nostri sguardi s'incrociarono in quel parco, quando avevamo solo cinque anni.- lo guardai stupita, non mi aspettavo una dichiarazione del genere, ma poi continuò- a quell'epoca non sapevo cos'era l'amore, cosa voleva dire veramente "amare". Ma una cosa era certa, dentro di me sentii una sensazione mai provata fino ad allora e che non mi abbandonò mai. È una cosa da pazzi, ne sono consapevole. Ma ti amo. Ti amo da impazzire" concluse.

Avvicinò piano il suo viso, prese il mio tra le sue mani e mi baciò delicatamente.

Ricambiai il suo bacio. Non sapevo se ciò che facevo era giusto, non sapevo nemmeno cosa provavo esattamente. Ma non m'importava, avevo bisogno di qualcuno che in quel momento sapeva farmi sentire amata.

Ed Andrew era esattamente ciò che cercavo.

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