Destiny

Lei è Alexis, una ragazza italiana di 19 anni che si trasferì a Londra per amore. Tutto sembrava andar bene, ma è proprio quando tutto va per il meglio che il Destino decide di mettersi in mezzo... La sua vita verrà stravolta da due notizie opposte: una sarà il motivo della sua gioia più grande, l'altra di una delusione immensa.

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18. Capitolo 18

La giornata passò molto velocemente e, sorprendentemente, quei due non litigarono per nulla.

Harry ci riaccompagnò a casa, davanti la quale Andrew aveva lasciato la sua macchina.

Dopo averli salutati, io e la piccola entriamo in casa, dove ad aspettarci trovammo mio padre.

Io: "Ciao" lo saluto. Da quando quel lontano giorno di cinque anni fa' tornai a Roma, tra me e mio padre non ci fu più quel rapporto di prima. Eravamo inseparabili, complici. Ma ora... tutto è cambiato. Quelle poche volte che ci incontriamo dentro casa, a stento ci scambiamo un saluto.

Feci salire la bambina in camera, sapevo che piega avrebbe preso il "discorso".

Papà: "Allora? Sei contenta di aver incontrato di nuovo quell'emerito coglione?" Dice rabbioso.

Io: "Sono quasi cinque anni che noi due non abbiamo un dialogo degno di questo nome, ed ora hai la pretesa di commentare le mie azioni? No, papà. Ora vado a letto, che Destiny è stanca"

Papà: "Tu non vai proprio da nessuna parte. Devi smetterla di comportarti in questo modo! Ti vieto assolutamente di rivederlo, Alexis!"

Io: "Cosa fai? Ma ti senti? Io lo faccio per la felicità di mia figlia. Lei ha il diritto di avere un padre che le dia tutto l'amore che merita di ricevere! E sentiamo, cosa avresti intenzione di fare, se io disobbedissi?" Dico in tono di sfida.

Papà: "Dovrai andartene di casa, all'istante" dice freddo.

Io: "Bene, anche perché questa casa cominciava a starmi stretta."dico salendo di corsa le scale, trattenendo a forza le lacrime. Non potevo credere alla persona che era diventato. Cacciare di casa la propria figlia, così, di punto in bianco.

Preparo le valigie in fretta e furia, tra le domande di Destiny, la quale chiedeva se andassimo da qualche parte.

Fatte le valigie, predo la piccola in braccio e mi sbrigo a portarci fuori di li. Non volevo rimanere in quella casa un minuto di più.

Accedo la macchina e nel mentre chiamo l'unica persona che avrei voluto avere vicino e per la quale io e la piccola, soprattutto, eravamo tutto.

Io: "Ehi, stiamo venendo da te" gli dico, con le lacrime che mi rigavano le guance.

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