Say my name again

« Di solito le persone tendono a salire la scalinata che, faticosamente, ti porta ad arrivare alla meta. Io invece continuavo a scendere quelle scale e più scendevo e più mi rendevo conto che alla fine di queste ad attendermi vi era solo una folta e pesante nebbia azzurra. Abbandonavo la luce per gettarmi negli abissi e tutto ciò che mi chiedevo era: "E' questo il vero significato dell'amore?" » Say my name again - Karenin Blake

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3. Memories

Mi guardai intorno per la prima volta da quando ero arrivata e mi resi conto che  le pareti scure con quello strano motivo in movimento, che avevo trovato poco prima, al momento avevano lasciato spazio ad una stanza completamente nera con appese al muro delle candele posizionate a loro volta dentro a delle bottiglie. Non avevo mai visto una cosa simile prima d'ora e così mi fermai ad osservarle attentamente.

"Sono delle lanterne improvvisate, un tempo si usavano molto." mi spiegò il ragazzo riportando la mia attenzione su di lui che, da quello che sembrava, non aveva mai distolto lo sguardo da me. 

"E come fai a saperlo? se non sbaglio tutti i testi antichi sono andati perduti, nessuno sa più nulla del nostro passato. E poi...chi diamine sei?" a differenza sua io non ero stata affatto calma anzi, a dirla tutta ero un po' alterata dal fatto di ritrovarmi in un luogo per me incomprensibile dove vi erano strani oggetti, strani muri e strane frasi. In quel momento tutto ciò che volevo era un po' di chiarezza e sopratutto delle risposte. A quel punto il ragazzo sospirò e si guardò intorno senza rispondermi in cerca di qualcosa che era a quanto pare irrilevante alla mia vista o addirittura invisibile, si spostò più volte per la stanza fin quando non trovò un cassetto nascosto nel muro, talmente scuro da mimetizzarsi alla perfezione con le pareti. Lo aprì e ne estrasse un rettangolo argentato che sembrava brillare grazie alla luce delle candele, mi guardò nuovamente e si avvicinò porgendomi l'oggetto.

"E' una foto in una cornice, ti dice niente l'immagine?" Lo guardai confusa, che cos'era una foto? e perché mai avrebbe dovuto dirmi qualcosa? Spostai lo sguardo dal ragazzo all'immagine e notai in quella che lui aveva definito "foto" due volti poco visibili. Era un'immagine in bianco e nero in cui vi erano due ragazzi: una ragazza fin troppo simile a me, almeno da quello che si poteva vedere dalla foto, ed un ragazzo barbuto che alla sola vista mi provocò un forte colpo al cuore. Il suo volto non era ritratto completamente in quell'immagine, si mostrava solo dall'occhio a parte del collo, vedevo solo un lato del suo viso, così come della ragazza, e da quello che sembrava i due erano in procinto di baciarsi e solo a vederli si poteva capire quanto fossero legati l'uno all'altro...il che era ridicolo, una semplice "foto" non poteva portare delle emozioni.

"No, cosa dovrebbe dirmi?" domandai confusa. Al che il ragazzo, visibilmente infastidito, si riprese la foto strappandomela dalle mani e la riposò nel cassetto con una delicatezza tale da farmi pensare che quella situazione fosse tutta un controsenso, perché era così violento con me, che ero una persona, e così delicato con quell'oggetto? Aspettai qualche secondo in silenzio mostrandomi visibilmente sconcertata e dopo qualche istante fu lui a parlare.

"Mi chiamo Walter, odio essere chiamato Wally o con vezzeggiativi vari quindi limitati a chiamarmi col nome per intero. Ah e a proposito, non c'è di che, è stato un piacere salvarti la vita." detto ciò si rimise il cappuccio e mi diede le spalle iniziando a dirigersi verso un muro, al che mi alzai e di corsa lo raggiunsi parandomi davanti a lui.

"Scusami, hai ragione. Grazie per avermi salvata, io sono Marie." Walter mi guardò per un lungo istante, sembrava davvero indeciso su cosa fare ma alla fine si limitò a sbuffare e a farmi cenno di seguirlo. Ovviamente lo seguii, non avevo intenzione di restare ancora ferma in quella stanza bizzarra, attraversammo il muro e ci ritrovammo in una stanza apparentemente normale; questa volta era bianca e luminosa, piena di mobili e l'unica cosa strana erano le chiazze violacee e azzurre che ricoprivano nuovamente le pareti muovendosi verso l'alto. Walter si avvicinò ad un armadio e ne tirò fuori l'intimo composto da un reggiseno sportivo ed un paio di culotte, entrambi rigorosamente bianchi,  e un'uniforme completamente nera ed aderente con le maniche lunghe. Insieme a questi tirò fuori anche un mantello con cappuccio simile a quello che lui stesso portava.

"Questa è la mia stanza ed al momento sei al sicuro, almeno fin quando non arrivano gli altri... Spogliati e mettiti questi." La parte centrale della frase era stata detta con un tono più basso, quasi come se non fosse neanche diretta a me, ma la parte finale era stata più che chiara. Presi i vestiti e mi guardai intorno alla ricerca di un posto dove potermi cambiare senza che lui mi vedesse completamente nuda, un posto che ovviamente non c'era affatto. Probabilmente capì lui stesso quale fosse il problema perché se ne andò sul letto e ci si buttò sopra fissando il muro.

"Muoviti, non abbiamo tutto il giorno." Non so neanche io come feci a trattenermi dal mandarlo a quel paese ma mi limitai a sbuffare e a togliermi i vestiti sporchi di terra e fango.

"Avrei bisogno di una doccia." dissi a voce bassa, tra me e me, ma probabilmente Walter mi sentì perché si alzò e senza guardarmi andò a premere un pulsante posizionato sulla parete che fece fuoriuscire da questa una doccia, dopodiché  tornò sul letto a fissare il muro portando le mani dietro la testa. Io mi spogliai definitivamente di tutto e mi infilai nella doccia cercando di lavarmi il più velocemente possibile. Ne uscii dopo cinque minuti e presi l'asciugamano appoggiato alla maniglia arrotolandomici dentro, dopodiché mi asciugai velocemente e mi infilai l'intimo e la tuta fermandomi poi ad osservare il mantello col cappuccio.

"Questo è proprio necessario?" domandai, non amavo quel tipo di cosa, era già stato un problema infilarmi la maschera quando ero diventata un Gonghel figuriamoci ora infilarmi quel coso. Walter si alzò e mi venne vicino osservandomi dalla testa ai piedi.

"Si è necessario. Non sai dove sei e ti assicuro che se qualcun altro sapesse che non sei di qui tu saresti già morta." questo bastò a convincermi ad infilarmi il mantello ma non bastò a spiegarmi la situazione.

"Bene, l'ho messo. Ora posso sapere dove e perché sono qui?" in risposta Walter mi si avvicinò sorridendo e mi alzò il cappuccio coprendomi il viso fino alle labbra. Sembrava volermi rispondere ma non ci fu il tempo, l'unica porta presente nella stanza si spalancò e lui si tirò su anche il suo cappuccio.

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