Say my name again

« Di solito le persone tendono a salire la scalinata che, faticosamente, ti porta ad arrivare alla meta. Io invece continuavo a scendere quelle scale e più scendevo e più mi rendevo conto che alla fine di queste ad attendermi vi era solo una folta e pesante nebbia azzurra. Abbandonavo la luce per gettarmi negli abissi e tutto ciò che mi chiedevo era: "E' questo il vero significato dell'amore?" » Say my name again - Karenin Blake

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2. Chi, cosa e dove siamo

Mi chiamo Marie. Non ho un cognome, ormai nessuno lo ha, e qualcuno potrebbe anche dire che sono già abbastanza fortunata ad avere almeno quello. Vivo nel regno di Mondal, ormai il mondo che voi tutti conoscete non esiste più.

Nel 2018, dopo svariate guerre e distruzioni la terra venne colpita da un virus definito "Wernon", questo ha modificato l'aria, l'acqua, il terreno e le persone. Esatto, le persone, noi non siamo più gli umani che conoscevate un tempo ma di questo ne parleremo in seguito.
Per quanto riguarda la Terra, ormai non esistono più le città, siamo tornati ai regni che si dividono rispettivamente nel Regno di Mondal, di Grisual, di Revioral e di Drayaur. Questi regni si distinguono gli uni dagli altri per le persone che li popolano e per i loro ambienti: il primo regno, quello di Mondal, è caratterizzato da una folta vegetazione; noi infatti viviamo in capanne situate in mezzo alla natura e veniamo chiamati "Gonghel". I Gonghel sono principalmente dei guerrieri che sono cresciuti da sempre con lo scopo di difendere il mondo da coloro che a causa del Wernon hanno subito delle variazioni genetiche e che sono impazziti. Tra i Gonghel c'è la possibilità di occupare due ruoli importanti per la comunità: i guerrieri, considerati i veri Gonghel, e i medici, chiamati Gondua. Inutile dire che l'80% degli uomini sono Gonghel e che solo il 10% della popolazione di Mondal appartiene ai Gondua.
Il secondo regno è popolato dai Mirya e dai Martual che sono rispettivamente imprenditori e tesorieri. Il loro regno è una vera e propria giungla urbana, le loro strade sono ancora fatte di cemento ed alcune delle loro case sono ancora quelle rimaste dai resti delle guerre. I ruoli di Mirya e Martual vengono decisi all'età di 15 anni e vengono suddivisi in modo che la popolazione di Grisual rientri nel 50% nei Mirya e nel restante 50% nei Martual, indipendentemente dal sesso. Loro hanno il compito di governare le ricchezze di tutti i regni e di dispensare alla popolazione i beni primari come cibo, medicine, acqua depurata dal Wernon e altri beni secondiari come il vestiario, i mobili, ecc... Gli abitanti di Grisual sono meschini e bugiardi e sono odiati da quasi tutti gli altri regni ma, vista la loro utilità, tutti cercano di andare d'accordo con loro.
Il terzo regno è popolato dai pacifici Rivis e dalle pacifiche Relis, loro sono scienziati e sacerdotesse, non possono scegliere il loro ruolo e gli viene spiegato sin da piccoli quale sarà il loro destino. E' solo grazie a loro se continuiamo a vivere dopo il Wernon e se la gente non si è arresa alla morte dopo tutto quello che è successo. Le sacerdotesse hanno anche il compito di coltivare le erbe e di allevare il bestiame oltre a quello di aiutare il popolo di Revioral e degli altri regni che gli fanno visita, in più sono anche delle ottime veggenti. Sia i Rivis che le Relis vivono nel Viris, una città divisa distintamente in una parte formata da campi e dall'altra formata da laboratori. Il popolo di Revioral può sposarsi solo con i propri membri e anche dopo il matrimonio i Rivis devono vivere separati dalle Relis.
L'ultimo regno è il regno più odiato e temuto, è composto dai Dray e dagli Yaur. I primi sono dei cervelloidi che hanno il compito di prelevare i ricordi e la vita delle persone che non si attengono ai ruoli dati da ogni regno e che tentano di ribellarsi. Questi ricordi vengono analizzati e controllati, rimossi e sostituiti...da questo passiamo agli Yaur, questi ultimi sono dei folli, teoricamente sono degli esperti della mente ma in realtà godono nel ricreare i ricordi delle persone rendendoli nuovi e totalmente diversi. A mio parere, i primi svuotano le bambole ed i secondi le riempono. Insieme, i Dray e gli Yaur, vivono nell'Arem, un'enorme città macchina completamente bianca composta da "sale della memoria" e "sale di riabilitazione".

Nell'Arem un tempo venivano portati solo coloro che facevano dei gravi errori o dei grossi atti di ribellione ma ormai quasi tutti passano di qui, anche quelli che hanno commesso un piccolo furto.

Questo sarebbe dovuto essere il mio destino, avevo lasciato libero un bambino che aveva rubato una mela nel regno di Grisual per fame. Come membro dei Gonghel guerrieri il mio compito sarebbe dovuto essere quello di portarlo nell'Arem per resettarlo in modo da evitare la rivenuta di tali comportamenti ma non ce l'avevo fatta. Così ero fuggita ma i Gonghel mi avevano inseguito fino ai margini della foresta dove uno sconosciuto mi aveva salvato, o almeno così sembrava. Ora però, dopo la scomparsa nella nube mi ritrovavo in una sala nera che aveva sulle pareti e sul pavimento degli schizzi di colore che andavano dal violaceo al blu e che sembravano riflettere in qualche modo l'universo, il che sarebbe già stato strano se non fosse che le decorazioni su quelle pareti si muovevano lentamente. Al che mi alzai di colpo guardandomi intorno, non vedevo nulla...non c'erano porte o finestre ma nonostante questo ero sicura di essere in una stanza. Iniziai a toccare le pareti e scoprii che in una di queste vi era una qualche sorta di portale, probabilmente una persona sana di mente si sarebbe fermata a riflettere ma io non lo ero mai stata, mi gettai dentro il portale e mi ritrovai in un enorme corridoio nero con le stesse decorazioni della stanza precedente che portava a delle scale che salivano verso una luce bianca e incandescente.

"forse la verità è che non c'era nessun uomo che mi ha salvata...magari Maxwell mi ha davvero presa e sono finita nell'Arem e questo è quello che vedono e provano le persone quando la loro mente viene rimossa...magari sono solo nell'oblio..."  pensai spaventata iniziando a salire i gradini di quella scala che sembrava essere quasi interminabile fino a raggiungere quella luce raggiante che mi aveva colpita dal fondo delle scale. Anche questa luce si rivelò essere un portale e  così decisi di entrarvi, sicuramente non sarei rimasta ferma per quelle scale, dovevo uscire da quel posto! Che fosse o non fosse l'Arem non avrei permesso a nessuno di prendere la mia mente e di intrappolarmi. Una volta dall'altro lato mi ritrovai davanti il ragazzo incappucciato che avevo visto nella foresta e lo osservai sorpresa, forse non ero veramente nell'Arem e questo voleva dire che non sapevo affatto dove ero finita. Osservai attentamente l'uomo notando all'interno del suo avambraccio un tatuaggio che riportava la frase "Omnia vincit amor et nos cedamus amori", non era tanto strano che avesse un tatuaggio ma era quella lingua ad essermi sconosciuta così senza riuscire a trattenermi parlai.

"Che cosa vuol dire quella scritta?" di una cosa ero totalmente certa, dovevo essere impazzita. L'uomo mi guardò e sfoggiò un affascinante sorriso e per la prima volta notai la sua barba corta e curata. Avanzò di qualche passo e mi osservò, o meglio sembrò osservarmi da sotto il cappuccio, per poi fermarsi a pochi passi da me. Aspettò qualche secondo e poi si scoprì il viso rivelando un ragazzo di poco più di 24 anni e di bell'aspetto, dai capelli e gli occhi  scuri e profondi tanto da farmici perdere senza che me ne rendessi conto. Ritornai in me stessa solo quando iniziò a parlare rivelando una di quelle voci che sembrano toccarti l'anima senza dire nulla di speciale, era profonda  e calma eppure aveva la forza di un'intero esercito di Gonghel.

"E' latino, significa « L'amore vince tutto, anche noi cediamo all'amore » Una bella frase, non trovi? " incrociò le braccia e si fermò ad osservarmi ispezionando ogni singola parte di me, al che arrossii e mi limitai ad annuire. Cosa fossero il latino e l'amore non lo sapevo minimamente ma il modo in cui l'aveva detto bastava a farmi piacere la frase.

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