UN PESSIMO DISASTRO.

Ciao a tutti. Mi chiamo Olivia ho quasi quattordici anni, abito in Emilia Romagna e le mie storie sono un po' particolari. Leggo di molta gente che si rifugia nei libri perché si sente ignorata a scuola e non, per me è diverso. Tutti sanno chi sono, non riesco ad avere dei veri amici, ho troppa gente falsa intorno. Voglio scrivere da sempre, da quando ero piccola, voglio fissare la frustrazione che provo nell'avere tutto ma contemporaneamente non avere nulla.

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1. Il nuovo compagno.

Oggi piove.

Stringo le braccia al petto mentre cammino verso la scuola, le Vans che scivolano sull'asfalto bagnato.

Callie è seduta su un muretto, i capelli bagnati attaccati alla fronte, lo sguardo che vaga sugli ultimi ritardatari che si affrettano verso l'ingresso.

-Perché non sei entrata?- le chiedo.

-C'erano Kim e Jane.-

Gli rivolgo uno sguardo interrogativo.

-Pensavo che ti avrebbero aspettato, ma evidentemente si sono stancate di starsene sotto la pioggia.-

Sospiro. Callie è rispettata da tutti, nessuno oserebbe contraddirla o alzare le mani su di lei.

-Dovresti seriamente prendere in considerazione l'idea di raccontare a qualcuno quello che ti sta succedendo Gwen.-

Scuoto la testa.

Fisso il taglio che va dal polso al gomito, che ancora sanguina.

-Cosa hai raccontato a tua madre?-

-Le ho detto che sono caduta sulla ghiaia del vialetto di casa mia.-

Callie alza le sopracciglia.

-E ci ha creduto?-

-Ha solo alzato le spalle. Sai che a mia mamma non le importa niente di me.-

Entriamo mentre suona l'ultima campana.

Callie si incammina nel corridoio opposto al mio, verso il suo armadietto e io verso il mio.Getto lo zaino sul ripiano più basso, afferro i libri della prima ora e l'astuccio e corro verso l'aula B14.

Mi siedo un attimo prima che la professoressa entri sbattendo la porta. Kim e Jane mi stanno guardando dall'altro capo della classe ridendo e non posso fare a meno di abbassare la testa per nascondere la prima lacrima della giornata che scivola silenziosa sulla copertina del libro.

-Prima di cominciare- annuncia la prof. Lew -vorrei che deste il benvenuto a Jace Arrow. Si è trasferito dal Canada pochi giorni fa, quindi non ha cominciato l'anno scolastico con noi. Puoi andare a sederti vicino a Gwen... Si è la ragazza là in fondo... Grazie.-

Mi passo una mano sugli occhi sperando che non siano arrossati ma non riesco a sorridere.

Jace non assomiglia per niente ad un canadese. Ha i capelli neri, gli occhi verdi, e una spruzzata di lentiggini sul naso. Mi rivolge una breve occhiata prima di tirare fuori il libro.

A metà lezione non posso più fare finta di ignorarlo. Sento i suoi occhi perforarmi la testa da parte a parte.

-Stavi piangendo prima?- chiede.

Sussulto cercando una scappatoia da quella conversazione, senza trovarla.

-Io... No, non stavo piangendo.-

Lui non ribatté si limita a mostrarmi un fugace sorriso prima di voltarsi.

La campanella suona prima del previsto e la mia classe si sposta al secondo piano piano per la lezione di scienze e poi di nuovo al piano terra per le tre ore successive. Jace non dice più niente, sembra perso nei suoi pensieri e non posso desiderare di meglio. Quando arriva l'ora di pranzo e torno al mio armadietto trovo qualcuno ad aspettarmi.

Kim e Jane.

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