Margherita

Una donna e la sua libertà rubata.

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1. Margherita

Margherita

Il cielo sovrasta la città, nuvole bianche tinteggiate di rosa, il sole brilla alto, gli uccelli sembrano caderci dentro, ma non si fanno male, continuano a volare.

I fili d’erba oscillano, i fiori profumano, una farfalla gialla si poggia su un petalo blu.

È primavera, le chiome degli alberi sono rigogliose, c’è chi cammina tenendosi per mano, chi corre, chi prende il sole su una panchina.

Non Margherita.

Lei non ha visto arrivare la Primavera, non ha salutato l’inverno, non ricorda più l’autunno dalle rosse foglie e l’estate dal sole cocente.

Margherita mani sottili, lunghe e ossute. Le sue dita, che un tempo muoveva leggiadramente su una tela bianca, adesso tremano.

Ondeggia avanti e indietro il suo corpo esile e spigoloso, i suoi occhi guardano un punto fisso in fondo alla grande stanza, la luce è soffusa.

Una lacrima le bagna la guancia, vorrebbe asciugarla, non lo può fare, indossa una camicia con le maniche troppo lunghe, unite tra loro.

Sente urla, pianti, voci distorte.

Margherita continua a oscillare, avanti e indietro, sempre con lo stesso ritmo.

Nella mente appaiono i colori, sono sfumati, colano sulla tela. Le mani arricciano i suoi boccoli neri, le occhiaie solcano il viso e gli occhi verdi sono sbarrati.

Un colpo assordante e Margherita si ferma.

Una mano è aperta sulla scrivania di fronte a lei, ha le dita tozze e le unghie giallognole.

Un portaoggetti si rovescia e le matite rotolano sul tavolo. Margherita le osserva, le sembra di sentirne il profumo.

Un uomo le parla, lei alza gli occhi, un bimbo cicciotto e biondo su una foto appesa al muro fa le boccacce, unica macchia di colore sulla parete altrimenti spoglia.

Quel grasso individuo dai baffi lunghi e unti e dalle folte sopracciglia continua a sprecare il fiato, lei ha smesso di ascoltare.

Loro ormai hanno deciso e nulla che lei possa dire gli farà cambiare idea. Lei non è pazza, a qualcuno, però, fa comodo farlo credere. L’unica sua colpa aver amato un giovane considerato dai più uno sbandato.

L’uomo adesso si avvicina al viso di Margherita, lei si sposta. Si alza ma lui la rimette a sedere con violenza e le urla di stare ferma.

È molto vicino alla sua faccia, troppo.

Margherita sente le vene diventare roventi, pulsare forte sul collo, la testa gira, quello sguardo la infastidisce. Si alza di scatto, la sedia casca, quella rabbia continua a salirle dallo stomaco, a infuocarle l’esofago, respira a stento e non pensa più. Sferra un calcio al tavolo, poi alla sedia. Vuole uscire. Lei non è pazza, si ripete, eppure adesso corre da una parte all’altra della stanza, sbatte sulle pareti e si fa male, ma non si ferma, sanguina, ma continua a rimbalzare su quei muri bianchi che si tingono di rosso.

Ora è a terra, il corpo oscilla avanti e indietro, non sono pazza, si ripete ma non parla. Chiede solo di poter osservare il sole almeno una volta, se no i suoi occhi smetteranno di vedere. Vorrebbe sentire il vento, ha il corpo già intorpidito.

La sua mente è piena di ricordi, ma stanno svanendo piano piano, sono loro, sono loro a volerle togliere il senno.

Una siringa dall’ago umido le buca la vena, braccia possenti la tengono ferma.

Margherita si sente stordita, chiude gli occhi, non può far altro.

E’ il 13 maggio del 1978. Margherita è in dormiveglia quando sente qualcuno avvicinarsi, spalanca gli occhi e d’istinto si rannicchia contro il muro. È solo l’infermiera.

Ha lo sguardo diverso dal solito, le sta togliendo la camicia, le dice di andare.

«Dove?» prova a chiedere Margherita, ma non riesce a parlare, la donna la incita:

«Va, Margherita, corri, sei libera!»

Le sue gambe tremano, sorreggono a stento il corpo ridotto pelle ed ossa, zoppicando si dirige in corridoio, una fila scomposta di donne dallo sguardo spento la travolge.

La porta sempre chiusa, adesso è aperta a pochi passi da lei, Margherita sente il cuore nella gola, il respiro corto, si ferma.

Le compagne la spingono, casca a terra. Si scruta mani e piedi, li muove lentamente, riesce a farlo.

Alza lo sguardo, una luce abbagliante le colpisce il viso, gli occhi bruciano, deglutisce e con grande sforzo si rimette in piedi. Si fa trasportare dalla folla fino all’uscio.

Due grandi leoni la osservano ai lati dell’edificio, scende due gradini, è in un giardino, cespugli in fiore, viuzze piene di sassi bianchi, statuette, fontane e panchine.

Si appoggia a un corrimano, resta immobile.

Il prato è talmente vasto, non ne vede la fine. Mille schiene curve, quanti piedi lo calpestano.

Si volta e il palazzo bianco dalle colonne robuste le fa ombra, è fuori da quel portone, respira profondamente.

Le atroci sofferenze, le umiliazioni, il buio e la puzza di sudore sono alle sue spalle, eppure Margherita trema e non sa andare avanti.

Le donne adesso corrono senza guardare, inciampano una sull’altra, gridano, piangono, cadono, si rialzano.

Margherita incrocia gli occhi verdi sul viso emaciato di una ragazza seduta in un angolo a pochi passi da lei, è rannicchiata su se stessa, prova a modellare un sorriso, ma non riesce.

Qualche metro più in là uno scheletro di donna si appoggia alla colonna.

È quasi libera, le manca un solo passo.

Sgrana gli occhi, casca a piombo riversa sul pavimento.

Margherita si sente così debole, anche nei pensieri. Non riesce a distinguere bene i colori, ha la vista appannata.

Tutto sarà cambiato, il tempo è passato e la città non l’avrà aspettata. Pensa. Il mondo è andato avanti senza di lei. Deglutisce e si arriccia i capelli con le dita.

Le hanno rubato anni di vita, senza pietà. Senza rimorso. Senza pensare.

Margherita fa piccoli passi, sorride, di denti ne ha pochi, sano nessuno. I capelli sono bianchi e lo sguardo è basso; non parla, non sa nemmeno se lo sa fare ancora. Le sue ossa anchilosate scricchiolano come le catene che non ha più.

Si sdraia sul prato, supina, socchiude gli occhi e ritornano i colori, è esausta, le sembra di aver percorso chilometri.

Respira profondamente, vuole inspirare tutta l’aria che riesce. Annusa il profumo del prato e si lascia riscaldare dal sole.

Una donna le porge la mano, ha gli occhi verdi come i suoi, non sa chi sia, la segue...

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