Bastardi si nasce

Già ho lasciato troppi indizi...

5Likes
2Comments
114Views
AA

1. bastardi si nasce

Bastardi si nasce

Sophie salta in macchina, Giacomo siede al posto di guida e come tutte le mattine vanno a fare una passeggiata.

Il piccolo Leo la saluta dalla strada, la mamma Angela abbassa lo sguardo, ha gli occhi umidi e si morde il labbro, non la guarda andare via.

Giacomo mette la prima e parte, tamburella con le dita sul volante e non dice una parola. Sophie gioca a indovinare in quale luogo si trova basandosi sul profumo che sente.

Dall’odore di fieno capisce di essere nelle vicinanze di una stalla, l’afrore del mosto le dice che passano accanto a una cantina vinicola e il dolce profumo di erba la porta a immaginare un bosco. Si alza sul sedile, si gira, non sta ferma un attimo, Giacomo spazientito le ordina di mettersi giù.

L’auto inchioda e lui spalanca la portiera, Sophie scende con un balzo e corre verso il prato. Il rombo del motore non smette, anzi aumenta insieme al fumo. Lei si volta, sbarra gli occhi e inizia a correre

«papà fermati!» urla.

Lui accelera.

Sophie cerca di andare più veloce, l’auto sparisce dietro la curva, si perde negli alberi, lontano.

Lei si ferma e stremata torna indietro, siede sul ciglio della strada e aspetta.

Il suo papà è un po’ distratto, ora si accorgerà di essersi dimenticato di lei e farà retromarcia, ne è certa.

Il sole cala lento, i raggi affievoliscono, l’asfalto è rovente, Sophie aspetta.

Gli uccellini intonano una canzone; le formiche portano le briciole di pane; i grilli friniscono: «Giacomo non tornerà»

e le lucertole controbattono

«fra poco qualcuno arriverà».

Sophie se ne sta lì con lo sguardo perso nel vuoto e non capisce quale enorme errore abbia commesso per meritare una tale punizione. Rimane stesa per ore, non le va di inseguire le farfalle, cacciare le lucertole e annusare i fiori, tutto quel che fa è limitarsi ad aspettare.

Le macchine sfrecciano sulla strada inquinando l’aria, Sophie è in grado di riconoscere gli odori, ma quello della sua Punto non lo fiuta proprio.

La sera la trova ancora sul ciglio della strada, ha freddo e fame, inizia a tremare.

Ci mette tanto perché guida piano il mio papà. Sì lui è un tipo prudente, immagina e gli occhi si fanno pesanti.

Alle sue spalle il vento spira tra le chiome degli alberi, i rumori nel silenzio le sembrano spaventosi, anche le ombre, con un salto si infila in un cespuglio. La sua mamma dove è?

Sophie lotta per rimanere sveglia, gli animali la potrebbero divorare, deve avere i riflessi pronti per poter scappare al primo odore sospetto.

Si stiracchia, le ossa le fanno male e lo stomaco brontola. Le formiche le hanno portato tante briciole di pane, lei mangia ma sempre con gli occhi fissi sulla strada.

Uno scoiattolo sgranocchia una ghianda, una lepre saltella in mezzo al prato, le zanzare litigano per un po’ del suo sangue e lei resta ferma.

Qui l’hanno lasciata e qui lei si deve far ritrovare, così magari avrà un biscotto in premio.

L’aria è fresca e Sophie si sente a suo agio in mezzo agli animali, senza catene sta anche meglio. Abbassa lo sguardo e si accuccia vicino a un albero, questo posto è di gran lunga migliore della sua casa, ma è sola e non ci vuole stare. Se almeno venisse Giacomo a farle compagnia. Le mancano gli ordini del papà, inseguire la palla con Leo e le bistecche della mamma…

Sente dei passi avvicinarsi, addrizza le orecchie, vede due sagome dietro gli alberi, sono molto simili alla sua mamma e al suo papà, ma hanno un odore diverso.

«guarda Sara, corri!»

urla l’uomo

«dove Antonio? Dove?»

«qui, sotto al cespuglio!».

Sara adesso spalanca gli occhi, si porta le mani alla bocca

«oh mamma mia, che bello…»

Sophie si guarda intorno, ha il dito della donna puntato contro, non c’è nessun altro, parlano di lei, non c’è dubbio. Vorrebbe rispondere loro

«bello a chi? io sono bella, sono femmina!»

ma loro non parlano la sua lingua, lei lo sa bene.

Sara continua battendo le mani

«è un cane bellissimo»

«ecco, sì, io ringrazio per il complimento, ma non sono un cane, sono una Sophie!»

e si allontana infastidita.

L’uomo seguita

«non lo dobbiamo spaventare, parliamo piano!»

«Spaventare me? Io non ho paura di nulla, piuttosto avete visto la mia mamma?»

chiede e inclina il muso verso sinistra.

Sara si avvicina piano

«dai portiamolo a casa, ho sempre desiderato un cane!»

Sophie abbassa il muso e mette la coda tra le gambe

«ma perché continuano a dire che sono un cane e per di più maschio?»

Antonio le fa cenno di entrare in macchina, lei fa tre passi indietro, non ci pensa nemmeno, l’ultima volta che è salita su un coso del genere si è ritrovata sola in questo luogo e poi non può, deve aspettare che la vengono a prendere.

Lui non si dà per vinto e prende un pezzo di salame da una busta, lei si lecca i baffi e salta in macchina.

Antonio e Sara continuano a parlare di lei come fosse un cane, tanto da farle sorgere il dubbio di non essere una Sophie: magari mamma e papà l’anno scorso mi hanno presa pensando fossi una Sophie e ora hanno scoperto l’errore. Per questo mi hanno lasciata lì, per restituirmi. Se così fosse vuol dire che questi due sono i miei veri genitori.

È esausta, tutto questo pensare l’ha stancata, così crolla con il muso sul sedile.

L’auto si ferma, Antonio apre lo sportello

«Siamo arrivati, Kyra!»

Sophie rimane ferma. Si guarda alle spalle, c’è un piccolo ragno che penzola vicino al finestrino, ma anche lui ignora i richiami dell’uomo. Lei lo colpisce con la coda

«Dì un po’, Kyra, sei forse sordo?»

Lui si riavvolge nella tela senza rispondere.

Sara la guarda e rivolgendosi ad Antonio

«mi sa che non capisce, lei non sa di essere Kyra, come potrebbe, lo abbiamo appena deciso!»

Come Kyra? E no questo è troppo, ma chi sono io? Qualcuno me lo dica, così magari ci capisco qualche cosa… ma… che è questo profumino…

Un salamino le oscilla davanti al muso, lei prova ad addentarlo, Antonio lo allontana e in men che non si dica si ritrova in strada con la pancia piena.

Sapete che c’è? A me questi due non dispiacciono, amo il salame, la casa è calda… forse sono un cane, forse sono Sophie, ma va bene anche Kyra, qui si sta una pacchia! Mi mancano un po’ i miei genitori, lo ammetto e sono anche un po’ arrabbiata, potevano tenermi nonostante avessero scoperto la mia identità, che poi, a dirla tutta, non sarò Sophie, ma io mi sento uguale a prima! Che gran confusione, mi è proprio venuta voglia di mangiare…

Kyra si avvicina alla gamba di Sara, la tocca delicatamente con il muso, poi lo inclina a sinistra e resta qualche minuto a guardarla facendo gli occhi più tristi che le riescono

«ok, quanto devo stare in questa posizione per avere una bistecca?!»

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...