Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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14. Un altro ballo

Lacie si svegliò, era buio ed i bambini stavano dormendo nel loro letto. Guardò lo scherno del telefono, erano le undici di sera, stava tornando a nettersi nel letto, poi ricordò.

Lysander.

Gli aveva promesso che sarebbe andata al ballo di quella notte, lei era una persona che manteneva le sue promesse.

Sapeva di avere la febbre, la sentiva come la debilitava ad ogni movimento. Le pareva di fluttuare, non sentiva le sie gambe, aveva freddo e si appoggiava con le mani su qualsiasi superfice che potesse sostenere il suo peso, era debole, ma doveva riuscirci.

Si avviò così, lenta ed annaspando ad ogni passo sempre più difficile del precedente, si coprì talmente tanto da far spaventare anche il pupazzo di neve più gigante.

Camminava con difficoltà per la fredda e buia strada illuminata da quei pochi lampioni dalla luce opaca e soffusa. Doveva andare da lui, lei voleva rivederlo.

La strada davanti a lei sembrava allungarsi all'infinito, ed ogni secondo pareva un'eternità, voleva correre ma non ne aveva la forza, il respiro sempre più pesante e frequente, la mente e la vista si annebbiavano lentamente.

Stava camminando per il sentiero erboso della campagna, mentre estesa all'orizzonte la sagoma nera della casa, sempre più vicina.

Qualche Spirito stava vegliando su di lei o il Dio che le aveva fatto dispetti tutta una vita era arrivato ad essere clemente e misericordioso con lei, non riuscì a finire la frase, interrotta dal pensiero di stringere ancora una volta la mano di Lysander che si impadroniva di ogni pensiero ed angolo della mente, mentre il corpo non fremeva solo per i brividi di freddo che le torturavano la schiena da quando aveva abbandonato l'orfanotrofio.

Lacie varcò lenta la soglia, sapeva che tra la folla di gente che vi era presente, in quel lussuoreggiante palazzo lui l'aspettava. Ed infatti era lì, nascosto nel mantello dell'ombra della colonna.

Lysander.

Era lì e la osservava, incantato come non mai dalla sua bellezza, sconvolto da quei due occhi, che invano e per troppo tempo aveva cercato.

Lei, così bella, quel lungo abito rosso, era la rosa in quel giardino di marmo terreo, dove mille fiori viventi si muovevano in danze, eppure loro erano fermi. La musica come un vento impetuoso faceva vorticare i fiori in un ballo dove, con le loro risate e voci rieccheggiavano per la stanza come un eco in una montagna.

Lysander uscì dal nascondiglio e Lacie gli corse incontro, barcollava, ma non le importava. La stanchezza era tanta, ma tutto quello che successe prima che entrasse lì, in questa maledetta casa, parve agli occhi della fanciulla esser solo lontani ricordi.

Era una magia, la magia degli occhi del giovane. Non vi era stella che brillasse più del suo sorriso, un sorriso carico di sentimento, pieno di muto amore e di speranza.

Come poteva una persona scalfire il suo nome così affondo? Come può l'amore essere così veloce e così spietato? Lacie si rese conto di essere attratta da lui come la luna del manto stellato. Un suo gesto, un solo gesto di quel ragazzo era capace di decidere il suo stato d'umore, per vedere ancora quei sorrisi che regalava a lei, solo a lei, avrebbe fatto qualsiasi cosa fosse stata in suo possesso.

Lysander la vide fermarsi vicino a lui, tutto il suo viso era rosso come il magnifico vestito che indossava, i suoi occhi brillavano di uno strano luccichio.

Oliver si destò, aveva avuto ancora quell'incubo, sognava una bianca spiaggia bagnata dalla cristallina acqua ed un tramonto che colorava l'azzurro del cielo in varie sfumature. Lei era lì, dove il mare bagna la sabbia, i piedi bagnati, era bellissima. I suoi lunghi capelli neri erano tutto ciò che osservava, il suo corpo snello e minuto gli dava le spalle. Poi tutto si tingeva di nero e bianco con le sue migliaia di sfumature di grigio, Lacie cadeva in una voragine che all'improvisso si apriva sotto di lei, per quanto veloce Oliver scattasse o per quanto preparato a quella scena fosse, la perdeva sempre.

Era sudato, e decise così di alzarsi e di togliersi il sudore dalla pelle. Con un piccolo asciugamano si tolse il sudore che lo bagnava, stava ripensando a lei. Lui la amava, ma sapeva che non l'avrebbe mai potuta renderla felice ed il suo unico modo era di trattarla male, e proteggerla di nasvosto. Voleva poter stringerla a sé e amarla come nessun altro l'avrebbe mai amata in tutta la sua vita.

Si sentì meschino per averla lasciata sola, stava lottando contro sé stessa e anche contro la febbre dovuta al suo combattimento interno. Decise quindi, di andare solo a sbirciare mentre dormiva, solo per vedere come stava, se la febbre era alta o meno.

Si incamminò per il buio corridoio, munito solo del suo cellulare che emanava una lieve luce, troppo pallida per quella oscurità, camminò fino alla porta della sua camera e vi poggiò una mano sul pomello, la fronte e l'altra mano si adagiarono sulla fredda porta, non voleva entrare.

Eppure, il suo cuore era in ansia per lei, lui non era degno di lei, non dopo tutto quello che le aveva fatto, ma entrambi erano come calamite, si respingevano e si attraevano allo stesso tempo.

Si eresse e trattenne un respiro, lentamente e senza fare rumore aprì la porta e buttò fuori tutta quell'aria tornando a respirare normalmente. Si guardò in giro per la stanza a controllare che nessuno lo vedesse. Si avvicino al letto, i piedi nudi si scontratono con molti oggetti, ma non emise alcun rumore, il letto di lei era vuoto, era andata da lui.

Corse via dalla stanza incurante degli oggetti che lo ferivano, scese le scale e si precipitò fuori dalla porta, aveva giurato di non usare più i suoi poteri, ma lei era fuori, al freddo e con la febbre. La strada era vuota, la luce dei lampioni era poca. Le ombre si fecero più intense e le luci dei lampioni vibrarono, petali neri svolazzavano nell'aria per poi dissolversi una volta toccato il suolo.

-Lacie stai bene?- chiese Lysander preoccupato, ma in risposta ottenne uno scuotere della testa ed uno dei suoi splendidi sorrisi. Lei le era accanto, aveva sentito così tanto la sua mancanza e quando l'aveva rivista ieri dopo tanto tempo, il cuore gli parve essergli scoppiato in petto.

Lysander la guidò al centro della pista e la invitò ad una danza sotto le note di un dolcissimo piano che suonava la melodia river flow in you di Yiruma. Era una dolcissima canzone, stavano volteggiando ed a Lacie parve che stesse volando, trascinata da una fredda corrente, le braccia di Lysander.

Lacie si era resa conto che la febbre si stava alzando, la vista le si annebbiò e sembrava che la sala da ballo fosse sprofondata nel freddo più glaciale. Voleva continuare a ballare con il suo dolce cavaliere, ne era innamorata, lui continuava a sorriderle, non si era accorto di nulla e lei non avrebbe fermato la danza.

Un boato echeggiò nel salone, poi un altro ed un altro ancora. La musica ed il ballo si fermarono, tutti si voltarono verso lo specchio che accoglieva Lacie quando entrava, la ragazza rimase sorpresa quando vide che questi aveva ceduto posto ad un portone di legno di quercia. Qualcuno stava bussando la porta come se volesse sfondarla, non arresstava. I colpi erano sempre più frequenti e forti.

Le due porte si spalancarono, permettendo l'attraversare del portone al giocane ragazzo dai capelli nocciola, procedeva a grandi passi verso il centro del salone, stava cercando qualcuno o qualcosa, la giovane non vi riusciva a distogliere lo sguardo.

La testa le girava e le gambe molli ora tremavano incapaci di sostenere il suo peso, due ombre nere erano dietro di lui, Lacie non riusciva a capire cosa fossero, tentò di muoversi verso Lysander, ma neanche lei sapeva dove doveva andare, i suoi piedi si muovono soli, la testa le gira troppo velocemente, sente il vuoto sotto di lei.

Qualcosa di caldo la sostiene, Lacie chiuse gli occhi per qualche secondo, poi tornò a guardarsi intorno, la testa non le girava più, un'immenso calore la stava avvolgendo, guardò davanti a sé, sopra il suo volto, vide lo sguardo furioso e preoccupato del giovane che era entrato con violenza dentro il salone.

Ricci nocciola e quel viso, le rimandarono il volto di Oliver, poi i suoi occhi completamente ambrati e che la fissavano intensamente come non mai, con quello sguardo preoccupato, nascondevano invece tanta dolcezza, non sapeva molto di lui eppure lo conosceva.

-Lucas- fu un sussurro, capace di far sgranare gli occhi al ragazzo che la guardava stupito mentre Lacie dormiva tra le sue braccia.

Oliver la guardava, sorrise leggermente senza cambiare però espressione al suo volto. Lei non era altro che una piccola creaturina, così bella e fragile e se qualcosa le fosse accaduto quella sera non lo avrebbe mai perdonato.

Si mise nuovamente in posizione eretta, Lacie era rannicchiata contro il suo petto, stretta tra le sue braccia cone ai vecchi tempi, era bella, lo era sempre stata. Fragile come un cristallo stava combattendo contro la febbre, si incamminò verso Lysander. Se non avesse avuto Lacie tra le sue mani lo avrebbe ucciso lui.

-Non ti eri accorto che stava male?- gli urlò contro -Se le fosse accaduto qualcosa... Tu!- non aveva parole per descriverlo, era davvero così subdolo da volerla tutta per lui, che neanche si è accorto che stava male -Stava male e tu non te ne sei nemmeno accorto, mi chiedo come faresti a proteggerla se non ti rendi conto nemmeno di quando sta male!-

Lysander restò immobile a denti stretti, non voleva sentire nessuna predica, non voleva nemmeno che fosse Lui a fargliela. Fu lui, colui che la ferì più di tutti al mondo. Eppure, aveva ragione e lo sapeva, Lysander aveva visto che c'era qualcosa che non andava, eppure aveva lasciato correre. Lucy era sempre stata una che occultava quanto stava male. Non aveva scuse per difendersi, era colpevole, abbassò il capo in segno di resa, aveva capito il suo sbaglio.

-Vattene- disse alzando il capo, gli occhi di Lysander erano completamente viola e alle sue spalle della luce scintillava, facendo spiegare due candide ali bianche e dorate, Oliver nel vederlo così rise.

-Mi minacci ora?- rise di gusto, Oliver si stava divertendo, era ora di fronteggiarlo dopo tanto tempo. -V...- si fermò, Lacie aveva stretto la sua mano intorno alla sua maglia, poteva sentire quel calore dovuto alla febbre e a quanto stava male, solo concentreandosi, stava avendo un qualche incubo. -Per stavolta passi- disse e uscì a grandi passi da quella casa, sotto lo sguardo di tutti gli invitati.

“Lacie ora torniamo a casa, tranquilla!” Pensò Oliver dopo averla vista stringersi ancora di più a lui.

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