Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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16. Tormenti

Oliver si era precipitato all'interno della casa, stava tremando, il suo calore corporeo non serviva a scaldarla, la febbre era sempre più alta. Irruppe nella camera che sapeva vuota, i letti erano lì, scelse uno matrimoniale, la stanza pulita ed in ordine come Eleonore aveva sempre tenuto, perché come diceva non si sa mai quando arrivino nuovi membri in questa nuova famiglia.

La adagiò sul letto e la coprì con la più pesante delle coperte che aveva potuto trovare nel minor tempo possibile, corse a prendere una piccola bacinella ed un panno nuovo, la bacinella riempita d'acqua ghiacciata e ghiaccio, sarebbe stata utile per farle abbassare la febbre.

Oliver aveva paura, non voleva perderla per colpa della febbre, prese il suo pigiama, era enorme e sorrise a vedere il motivo di orsacchiotti che vi era stato stampato.

Arrossì violentemente, non sarebbe stata la prima volta che l'avrebbe vista nuda, ma al solo pensiero si eccitò. Gliela avrebbe fatta pagare in qualche modo, una volta fosse stata meglio.

Le sue mani erano fredde al confrotto con la sua pelle. Prese lo straccio umidificato nell'acqua ghiacciata e le scostò i capelli umidi, per asciugarle il sudore e rinfrescarla. Le tolse la maglia e le slacciò il reggiseno, il profumo di lavanda che aveva sempre avuto, gli inondò le narici, la sua erezione aumentò, come la odiava in quel momento.

Le legò i capelli in una treccia, non era un capolavoro, ma almeno non avrebbero dato fastidio, passò il panno sul suo collo, scendendo sulle spalle e le braccia, arrivando ai seni, soffici come li ricordava, quante volte le aveva baciato quei seni e glieli aveva stretti nelle sue mani.

Lei era la sua Lucy e l'avrebbe protetta, anche da se stesso se necessario.

Poi le passò il panno umido sulla schiena notando al centro delle scapole le due cicatrici, li le sue ali si sarebbero spiegate, quella cicatrice rappresenta la sua vera natura di angelo. Le fece indossare la maglia del pigiama, la stessa cosa fece per la parte di sotto, rimanendo paralizzato da quell'intimo in pizzo azzurro semi-trasparente. La stava odiando per il controllo che aveva sul suo corpo, ormai eccitato al massimo.

Una volta fattole indossare il pigiama, le adagio amorevolmente il panno nuovamente umidificato sulla fronte.

-Torno subito, ti prego non scappare- implorò quel corpo addormentato.

Scese le scale e si recò in bagno. Si buttò contro il muro a peso morto, non sapeva più cosa doveva fare con lei, la proteggeva da sempre, aveva usato molte volte i suoi poteri per evitare che qualcosa potesse ferirla, lei era come un burrone, e lui si gettava solo per l'emozione di precipitare.

Si sciacquò il viso con l'acqua ghiacciata, doveva calmare i suoi bollenti spiriti.

Decise di tornare da Lacie che stava dormendo tranquilla, avvolta in quella calda coperta di lana. Oliver la osservò, era così fragile. Si avvicinò piano al letto, senza fare alcun rumore, aveva il terrore che un solo fruscio l'avrebbe svegliata. Si mise anche lui sotto le coperte e strinse a sé quel corpicino minuto, vulnerabile a qualsiasi attacco.

Le dolci curve della ragazza contro il petto di lui, le gambe di lei intrecciate alle sue, Oliver non potette non sorridere a quella visione tanto nostalgica. Erano stati in quella posizioni innumerevoli volte, eppure, ogni volta era come se fosse la prima, intanto il profumo della lavanda si spargeva per la stanza, così dolce ed inebriante che non potette non sorridere, le si addiceva quel delicato aroma.

Lacie lentamente aprì i suoi occhi, rimandendo sconvolta, era su un letto che non era il suo, da sola, ricordava di essere al ballo, ma non aveva idea di come ci fosse arrivata.

Poi tutto ritornò alla sua mente, quel ragazzo tanto simile ad Oliver se non per i suoi occhi completamente ambrati. Lucas. L'aveva riportata a casa, non vi erano altre spiegazioni, ed i ricordi erano molto confusi nella sua mente.

La porta si apre e Lacie decide di fingersi addormentata, un profumo dolce, di dentifricio alla menta ed arancio, una sola persona ha quel profumo inconfondibile. Oliver.

Lui, infatti, era appena rientrato nella stanza dopo essersi svegliato e preparato per andare a scuola, aveva anche raccontato ad Eleonore che l'aveva vista con la febbre, di notte in giro per la casa, e che l'aveva fatta sistemare in quella camera vuota per farla riposare meglio.

-Ehy- disse in tono sommesso -Io vado a scuola, ti prego, tu resta qua e riposati- aggiunse e si avvicinò al letto, Lacie potette sentirlo sedersi accanto a lei, il suo peso, fece pendere il leggero corpo della fanciulla verso di lui che si piegava per lasciarle un dolce bacio sulla fronte -La febbre ti è scesa, mi hai fatto spaventare! Andare ad un ballo con la febbre, solo tu potevi farlo, scema!- era un rimprovero, lei in cuor suo sapeva che aveva ragione, ma ci teneva a vedere Lysander.

La fronte di Oliver si adagiò a quella di lei, il calore della sua si propagò su quella della ragazza donandogli una sensazione di calore piacevole -Mi hai fatto preoccupare tanto- aggiunse in un sussurro, mentre qualcosa di bagnato cadde sulla guancia di Lacie.

Oliver uscì chiudendosi la porta alle spalle, Lacie si toccò la pelle, quella goccia d'acqua era una lacrima. Lui era stato capace di piangere e preoccuparsi per lei, inoltre aveva scoperto che Lucas ed Oliver sono la stessa persona.

Ripensò alla serata, i ricordi erano troppo sfocati, ma sapeva che Oliver e Lysander si conoscevano. Mille pensieri e domande si riaffollarono nella sua mente.

La porta si aprì, l'individuò potette vedere la fanciulla assopita nel letto, la accarezzò gentilemnte la guancia. La carezza era leggera come una brezza di vento e fredda come l'inverno.

Aprì gli occhi e vide quei ricci inconfondibili, di un castano dai riflessi biondi ed i suoi micidiali occhi grigi, era Lysander ne era più che certa. Non poteva sbagliare.

Lacie lo guardava, gli occhi sgranati per la sorpresa e lui si sedette di fianco a lei, passandole dolcemente una fredda mano sulla fronte, scostandole gli odiosi capelli sudati ed appicicati sulla sua fronte.

-Lys...- non potette finire di parlare a causa del suo dito adagiato sulle mie labbra per farmi tacere.

-Lacie perdonami, ti ho fatto sforzare mentre ballavamo, mi ero accorto che avevi qualcosa, ma quando mi hai detto che non avevi nulla io ho stupidamente lasciato perdere- tolse il suo dito dalle labbra della ragazza che gli sorrise.

-La colpa era la mia, volevo vederti e non ho pensato a me stessa- disse la verità e lui le sorrise dolcemente, si avvicinò al suo viso e le diede un bacio sulla fronte.

Le labbra morbide di lui schiacciate dolcemente sulla sua fronte le fece propagare una sensazione di calma e pace, gli vide negli occhi un bagliore violaceo, poi capì. Lui era un angelo.

Lysander fece per andarsene, ma Lacie lo bloccò tenendogli la mano, lui si girò sorpreso, gli occhi erano tornati semplicemente al loro color pioggia naturale, la ragazza teneva stretta quella sua mano fredda ed anche se la presa era debole, lei non lo avrebbe fatto scappare facilmente.

Lui tornò dietro e si sedette sul letto. Lacie fece una faccia buffa che il giovane non riuscì ad interpretare, ma scoppiò in una dolce risata, anche se era giorno aveva la sensazione di sentire le stelle ridere in quell'istante.

Lacie gli fece spazio nel grande letto e lui arrosì contemporaneamente alla ragazza che aveva abbassato gli occhi, Lysander non sapeva cosa fare, si vergognava e lei era così pura ed indifesa.

Si ritrovò sdraiato accanto a lei, sotto le sue stesse coperte, lei si strinse a lui, Lysander cercò un contatto visuale con lei, ma quando incontrò il suo sguardo si rese conto di quanto fosse bellissima quella visione. Lui la stava stringendo in un abbraccio, lei aveva la sua testa sul suo petto e l'aveva sollevato per incontrare lo sguardo di Lysander, Lacie aveva tutto il volto rosso, ma non era per la febbre, era arrosita, quel contatto così dolce, una sensazione di freschezza l'avvolgeva.

Lo sguardo di Lysander sembrava penetrarla, come la sera in cui si conobbero e danzarono, lei non poteva fare altro che perdersi nelle profondità dei suoi occhi, lui non poteva fare altro che guardarla immobilizzato dai suoi occhi, belli come non mai, non credeva ancora di potersi trovare così con lei, era da sempre stato uno dei suoi sogni.

-Lacie, sei bellissima- pensò Lysander, ma quando si accorse di aver dato voce ai suoi pensieri, si vergognò, Lacie rimase spiazzata, non sapeva cosa dire o rispondere, il ragazzo era entrato in panico non capendo cosa la ragazza pensasse. Lacie si strinse di più contro il suo petto, non sapeva cosa dire, ma tentò di trasmettere in questo modo i suoi sentimenti. -Grazie- disse infine regalandole un sorriso smagliante, era luminoso come lo sono i raggi del sole.

Lysander iniziò ad accarezzarle leggermente le spalle e poi la schiena, percorrendo lentamente tutta la colonna vertebrale, sotto quel tocco Lacie impazzì, lunghi ed intensi brividi correvano per tutto il suo corpo, una sensazione di fresco veniva rilasciato da quelle fredde mani, eppure, qualsiasi parte del suo corpo toccassero quella si accendeva, come pervasa dal fuoco.

La porta lentamente e silenziosamente si chiuse alle sue spalle, Oliver asistette a quelle dolci effusioni che a lui non erano permesse.

Era tornato indietro perché si era scordato il quaderno degli appunti, poi decise di controllarla per vedere se stava meglio, e lui era lì e lei stretta a lui, sorridevano e si guardavano intensamente, si sentì mancare l'aria.

La visione della sua Lacie tra le braccia di suo fratello, lo ferì, ancora una volta era stato tradito dalla donna che amava. Eppure, questa volta era stata colpa sua, lui l'aveva spinta tra le braccia di un altro, si maledisse per aver assistito a quella scena.

Lui l'amava più di qualsiasi Dio, più di qualunque cosa al mondo, era la sua aria, era il suo respiro. Ancora una volta il dolore tornò, il cuore doleva, le lacrime scesero lungo la sua pelle rigandogli il viso.

Si gettò a terra, le spalle contro la parete, non gli importava di essere al centro del lungo corridoio, lui non voleva che suo fratello la stringesse a sé, poteva scegliere miliardi di uomini, demoni o angeli, non capiva perché di tutte le creature, proprio l'unico individuo che era collegato a lui attraverso il sangue. Quel fratello che per più di una volta gli aveva tolto ciò che amava.

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