Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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27. Tempo di agire

Si avvicinò nuovamente ad Oliver e dolcemente lo scosse, lui sembrò riprendersi e posò lo sguardo su di lei -Lacie non chiamarmi con quel nome, io per te sono Oliver, Lucifero per è morto quando è morta Lucy- le urlò con tutto il fiato che aveva in gola, si avvolse nel suo mantello e come era venuto se ne andò, lasciando Lacie scossa e sola in quella stanza.

Lacie potette sentire qualcosa frammentarsi in lei, le faceva male il petto. Sapeva cosa sentiva, Oliver era da sempre stato il suo primo amore e l'aveva sempre ferita, ma lei era così stupida come ora, ferita dalle parole dell'uomo di cui lei stessa rifiutava di innamorarsi.

Lacie si alzò ed uscì dalla camera, avrebbe vagato per il castello, doveva liberare la sua mente.

In fondo al corridoio vide un Lysander strano, decise così di seguirlo di nascosto, si aggirava per i corridoi dell'immensl castello, evitando di essere visto da altri.

La ragazza non avrebbe saputo dire per quanti corridoi era passata, ma il ragazzo non aveva intenzione di fermarsi, fino a che non iniziò a salire una lunga e altissima rampa di scale a chiocciola.

Senza perdere tempo si ritrovò anche lei a salire fin sopra le scale, non riusciva a capire cosa stava succedendo a Lysander, eppure le era sembrato normale dopo che si erano separati quella mattina.

Il ragazzo entrò in una stanza lasciando la porta aperta, come se sapesse della sua inseguitrice e la invitasse ad entrare, Lacie si sentì allarmata e si decise a mettersi sulla difensiva, avrebbe detto che si era persa per il castello ed era finita lì, in questo strano posto.

Entrò silenziosamente, era una stanza grande e spoglia, era piena di polvere e vi filtrava luce dalla grande finestra dai vetri sporchi.

Lysander che pochi istanti prima era entrato lì, ora sembrava essere sparito nel nulla.

Lacie decise quindi di tornare indietro, ma come si avvicinò alla soglia, la porta si richiuse davanti ai suoi occhi. Era sola e la porta non accennava ad aprirsi nonstante la forza che usava. Un click e tutto fu chiaro, l'avevano chiusa dentro, Lacie tentò di chiamare ma tutto fu inutile nessuno la sentiva.

Una risata si mosse alle sue spalle. Lacie riconoscendola rimase immobile e tremante, la voce che prima chiamava aiuto a pieni polmoni ora non era altro che un leggero sibilo.

Si voltò lentamente e vide un Lysander sfumare lasciando spazio ad un temibile Canon, l'avevano portata lì per nasconderla eppure lui era riuscita a trovarla ancora.

Lacie iniziò a tremare e cadde a terra prigioniera degli occhi verdi con cui la guardava -Non ci sarà neanche bisogno di immobilizzarti con la magia- disse il ragazzo con un sorriso malizioso -Perché mi guardi con quei occhi? Hai ricordato qualcosa?- disse lasciando alla fine spazio ad una risata.

Lacie lo guardava le lacrime agli occhi, non poteva scappare ed aveva paura, tentò di urlare ma la sua bocca si aprì senza proferire nulla. Era sola contro un nemico più forte di lei.

I suoi occhi divennero di quel rosso che le ricorda il fuoco dell'inferno che aveva letto nei suoi libri, le sue immense ali grigie si spiegarono e qualche piuma di sparse per la stanza disintegrandosi appena toccavano il suolo.

Un ghigno comparì sulle labbra del giovane -Lucy esci e dimmi la verità su cosa sei- dichiarò.

-Lucy…- disse tremante -Ho pochissimi ricordi di lei e in nessuno di questi so chi è veramente lei, non so neanche cosa sono io- esclamò la ragazza.

Canon sembrava spazientito e con un sorriso schioccò le sue dita; Lacie che era a terra urlò, si sentì sollevare e si ritrovò delle catene che sinuose come serpenti le ricorrevano il corpo aprendolo a loro piacimento, sembrava una stella, fluttuante in aria, mentre le catene sbucarono dal terreno formando delle radici che si affondarono nel pavimento. Le gambe e le braccia sarebbero rimaste marchiate da segni rossi, dato che vestiva di una sola t-shirt, il collo stretto nella morsa delle catene la stava soffocando.

-Falla emergere, so che puoi rievocarla, Lucy-

Quelle parole colpirono Lacie, lei sapeva volare, lei doveva solo chiamare a se le forze che una volta erano state quelle di Lucy.

“Lucy ho bisogno di te, aiutami!” Sussurò nella sua mente, sapeva che quelle parole non sarebbero vagate a vuoto.

Mille ricordi invasero la mente di Lacie, un dolce e sorridente Michele che insegnava ad una Lucy l'arte della magia, un dolce padre che insegnava a sua figlia la forza del bene e della musica, poi un ricordo offuscato di un potere che non doveva nemmeno possedere, stava ricordando quelle parole proibite, le catene si strinsero ancora più forti e malevoli, portandola nuovamente alla realtà e ad urlare perdendo anche quella poca aria che le rimaneva nei polmoni, nell'ultimo barlume di aria che le era rimasta sussurò -Inc tempum halt- il tempo parve rallentare, la ragazza potette riprendere aria per poi sussurrare nuovamente -Shölgën- le catene che la tenevano imprigionata si sciolsero, tramutate in acqua.

Canon intanto la ossevava muoversi più velocemente, capì che parte degli incantesimi le erano tornati in mente dato che aveva lanciato quegli incantesimi facilmente, senza la minima fatica.

-Sarà uno scontro divertente- esordì una volta che l'incantesimo svanì dopo aver esaurito il suo compito.

I segni delle catene erano rosse ed evidenti sul corpo della ragazza, il corpo le doleva, voleva poter scappare da quel luogo.

Doveva resistere, non poteva morire lì. In quel momento di diperazione, il dolce volto di Lysander le comparve in mente, voleva poter rivederlo; Oliver il ragazzo dagli occhi tra il nocciola e l'ambrato capace di far emergere una parte di lei che vuole seppelire, sono i loro volti il motivo per cui Lacie non poteva lasciarsi andare, doveva combattere a tutti i costi.

-Von issubik der- sussurrò la ragazza, tese la mano in avanti, una spada slendente comparve, Lacie la sostenne con forza.

La spada aveva l'elsa dorata, che finiva con due ali, mentre la lama lunga ed affilata di un materiale a lei sconosciuto splendeva di un argento, costeggiate da rune bluastre di un'antica lingua; la ragazza fendette l'area facendo roteare la spada nell'aria ed il dolce sibilìo fece stampare un sorriso vittorioso sul viso della fanciulla, che stringeva la sua arma talmente forte che le nocche divennero bianche per la pressione da lei esercitata.

Impugnando la spada come se non ci fosse un domani si lanciò sul suo avversario che rapidamente evocò la sua arma, una lancia dorata dalle venature rosse come il fuoco degli inferi; l'attacco fu rapidamente parato e la ragazza fu costretta ad indietreggiare, il corpo provato e stanco chiamava a sé le ultime energie rimaste, Canon sorrideva beffardo, consapevole della sua vittoria, decise quindi di fiondarsi sulla giovane e trapassarla, ma la ragazza svanì un secondo prima dell'affondo. Non ebbe neppure il tempo di voltarsi che un dolore lacinante lo investì alla spalla destra, la lama argentata lo aveva trapassato, l'angelo urlò, la lancia gli cadde di mano e si voltò verso la ragazza, inorridita alla vista del sangue e della sua lama sporca di quel liquido denso e cremisi.

Un conato di vomito la investì mentre innorridita abbandonava la spada che tintinnando a terra svanì pochi secondi dopo.

Canon approfittò di quel suo momento di debolezza e scagliò il suo attaccò, un raggio viola partì dalle sue mani, la ragazza urlò e tese le mani in avanti nel tentativo di proteggersi.

Non accadde nulla. Lacie aprì gli occhi e vide una verde barriera, quando si voltò in direzione di Canon, le lacrime le salirono agli occhi ed un senso di felicità, l'aveva salvata, prima in quella bolla ed ora in questo momento. La figura statuaria di Lysander comparve sulla soglia della porta, era riuscito a raggiungerla in tempo e l'aveva protetta.

-Michele, fratello mio, perché la difendi?- chiese l'Escluso

-Canon che vuoi da Lacie? Lasciala in pace, lei è sotto la mia protezione. Vattene.-disse minaccioso Lysander spostando convulsamente gli occhi dall'esile figura di Lacie a quella dell'angelo ferito, fu quando spostò nuovamente lo sguardo su Lacie, che notò i lividi oramai violacei della ragazza a terra in ginocchio ed in preda allo sfinimento.

-Lucy è la chiave!- disse l'Escluso osservando la ragazza e mimandole una frase che terrorrizzò la fanciulla nel profondo “Tornerò per te. Non puoi nasconderti da me.” Poi tornando a guardare Michele -non finisce qua, ma per oggi mi ritiro- disse fiero e divertito, come se avesse vinto lui quella battaglia.

Era chiaro come l'acqua che Canon sarebbe tornato presto, aveva ottenuto parte di ciò che gli serviva, era determinato ad avere Lacie a tutti i costi.

Ma la cosa che Lysander non riusciva a spiegarsi era perché tutti la chiamavano “la chiave”, lei non aveva dimostrato nulla di talmente particolare o possente da poter dimostrare il contrario.

Doveva convocare suo fratello al più presto Lacie non era più al sicuro, dovevano capire chi era veramente Lucy e se aveva detto a qualcuno del suo potere. Perché lei era la chiave di qualcosa che non sapevano, Lilith era morta prima di dirgli il segreto, dovevano scovare chi sapeva di questa voce e annientare Canon al più presto.

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