Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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15. Scusami

Lacie aprì gli occhi, riconobbe immediatamente quel posto. Nebbia, buio e quella gigantesca porta rossa e nera aperta che la invita ad entrare, nuovamente, in quel bianchissimo corridoio.

Sapeva che l'unico modo per uscire era passando per una di quelle porte. Si arrese dunque, a quell'inevitabile destino che di lì a poco avrebbe scoperto.

-Sei tornata ragazzina, cosa vuoi sapere?- una voce familiare, ma non ricordava il suo nome.

-Chi sei?-

-Non importa chi sono, conta chi non sono-

-Che intendete?- quella voce era così dolce, ma non aveva corpo echeggiava così nella sua mente senza un motivo preciso.

-Capirai, a tutto il suo tempo- era così misteriosa che non capiva cosa volesse dire con quella frase. -Cosa vuoi scoprire?-

-Tutto. Chi era Lucy e perché io sento di essere lei, Lucas è Oliver non è vero?- erano troppe le sue domande senza una risposta, la voce non parlò ma Lacie capì che le stava sorridendo.

Una porta si aprì lentamente, era al centro del corridoio, la porta era di ferro ed era completamente vecchia ed arruginita, piena di bozze e disegni neri di pennarelli.

-Devi vedere ciò che non vuoi ricordare per capire poi la storia-

Tutto era ancora buio, la porta si era richiusa ormai da cinque minuti. Non vi era nulla solo il silenzio e Lacie camminava in avanti senza fretta, l'aria era sempre più densa e fredda, brividi attraversavano il corpo della ragazza ma lei continuava a camminare in avanti, non sapeva dove doveva arrivare. Si fermò.

Una giovane donna composta d'acqua comparve davanti a lei. I lunghi capelli coprivano le sue intimità e la rendevano ancora più affascinante.

-Sei pronta mia cara?- la sua voce melodiosa, ricordava il canto dell'usignolo, era qualcosa di ultraterreno, in quel buio quella figura brillava di un tenue azzurro. Lacie era rimasta ipnotizzata dalla sua presenza.

Era la voce della donna che aveva sentito nella sua mente, Lacie non era pronta, aveva paura, ma voleva sapere voleva scoprire chi fosse in realtà. Annuì.

-Tutto è iniziato molto tempo fa, sei religiosa mia cara?-

-Si, credo che esista un Dio ed il male- disse, non capiva il perché di quella domanda. La figura sorrise dolcemente.

-Dio è tutto per gli angeli, un giorno però due fratelli si innamorarono di una fanciulla, una bellissima donna.- la stanza nera si riempì di quelle parole e di immagini che percorrevano tutta la stanza. -Il Creatore, aveva però proibito l'amore tra gli angeli, come quello tra angeli ed umani, così che i due fratelli soffrivano...-

Lacie continuava a guardare la donna e le immagini, chiuse gli occhi, le immaggini fluivano dentro di lei.

La giovane ragazza si chiamava Lilith, era una donna bellissima, lunghi e morbidi capelli castano chiaro, labbra rosee e pelle olivastra, leggermente abbronzata. Occhi verdi. Era il tormento dei due fratelli Michele e Lucifero.

Lilith però era una comune donna immortale, non aveva ali, era sconosciuto pure a lei il perché della sua creazione. Lei se pur diversa dagli angeli era riuscita a diventarne amica, eppure, il suo cuore batteva follemente per Lucifero la stella del mattino.

Lucifero era il più bello di tutti gli angeli, i suoi ricci morbidi erano del colore delle stelle, erano tanto biondo chiaro da parere bianco, quasi argentati. I suoi occhi furono ciò che stregarono quella piccola umana, l'azzuro del cielo più intenso era concentrato in quell'iride. Le ali avevano sfumature azzurre in armonia con il bianco candido, scintillante delle sue ali, ricordavano così cieli sconosciuti.

Lilith e Lucifero condividevano in segreto quel loro piccolo amore. L'angelo aveva donato tutto il suo amore a lei, non rimpiangeva un singolo secondo che passava con in sua presenza.

Un giorno confessò alla giovane quel suo desiderio di ottenere anche per gli angeli il libero arbitrio. Gli occhi della giovane si illuminatono di uno strano scintillío.

Lucifero creò un suo gruppo di seguaci che lo seguirono per discutere in un'assemblea, dove avrebbero partecipati entrambi gli schieramenti, per decidere se attribuire o meno agli angeli quel dono.

Ma prima di giungere al luogo d'incontro, Lucifero riconobbe la sua amata e gli corse incontro, ma quando giunse, notò a quale orribile spettacolo aveva assistito. La sua amata Lilith stava stretta tra le braccia di un altro uomo e le loro labbra erano a contatto e si muovevano. Lei lo aveva tradito.

Guardò il giovane e lo riconobbe. Quei ricci molto simili ai suoi, di un biondo platino. Suo fratello. Ottenne la conferma quando i due staccandosi notarono il loro osservatore a pochi metri da loro, i suoi occhi color pioggia e le sue ali di un dorato e bianco splendente.

Non dissero nulla, nessuno proferì parola. Quel tradimento, valeva più di qualsiasi parola o scusa che si sarebbero potuti inventare. Qualcosa si ruppe in quel corpo angelico, il suo cuore fu fatto a pezzi e la sua anima ne risentì.

Un furioso pianto ed un urlo di dolore ruppe la quiete del Paradiso. Quel giorno naque la pazzia di Lucifero.

Una guerra si scatenò sotto il silenzioso sguardo di Dio, una pioggia bagnava quello che di lì a poco sarebbe stato un campo di battaglia. I due schieramenti si formarono, Lucifero sorrise nel vedere gli intensi occhi viola di Michele comparire davanti a lui.

Gli occhi degli angeli diventavano viola se utilizzavano i loro poteri angelici.

Le ali di tutti erano spiegate, un triste arcobaleno di colori si era formato. Gli occhi di Lucifero divennero di un ambrato che terrorizzò i suoi avversari. Il mutamento era iniziato. La battaglia ebbe inizio, il dolore di Lucifero la stella del mattino trovò un parziale sfogo in quel campo di battaglia bagnato da quell' irreale e dorato sangue che bagnava le molte spade. Molti caddero in quel campo di battaglia, molti soffrirono. Il risultato fu schiacciante, Lucifero e suo fratello avevano una forza pari tra loro, ed il loro fu un combattimento concluso, a causa dell'accerchiamento dei pochi membri che componevano lo schieramento di Lucifero a cui venne data la punizione di discendere ali inferi.

Dio non fu presente alla cacciata, amava troppo quel suo angelo ribelle, che gli si ruppe il cuore. Fu difatti Michele, il suo amato fratello, a spingerlo fuori dalla porta del Paradiso, dove iniziò la sua lenta discesa all'inferno.

Lucifero l'angelo caduto.

Nella discesa il mutamento arrivò a termine. I suoi occhi erano marroni ed i suoi capelli ricci erano stati tramutati dal colore delle stelle al colore castano. Le sue ali che avvolgevano il suo corpo, per attuire l'urto quando la sua discesa sarebbe conclusa, stavano mutando colore, la trasformazione di quel bellissimo bianco candido, in una notte senza fine spezzata da quel bagliore di azzurro che permase, come a significare che doveva ricordare il dolore di ciò di cui è capace il mondo.

Alla fine ad attenderli vi era un uomo da ali rosse come le fiamme, devastate da lineamenti nere come l'oscurità più assoluta. La pelle di quell'uomo era mulatta ed i suoi neri capelli incuterono timore a molti di loro, mentre Lucifero ne rimase affascinato e abbagliato da quegli occhi ambrati. Satana, colui che aveva ingannato Adamo ed Eva, colui che aveva avuto il potere di contrastare il Creatore, colui che non doveva essere nominato in Paradiso.

Fu lui infatti a curare le cicatrici di Lucifero, lo prese con se come suo figlio, gli raccontò la sua storia, la Vera storia. Due bambini chiamati Luce e Oscurità. Coloro che diedero vita ad intere galassie, si attraevano e si respingevano. Due forze separate eppure unite in qualche modo.

Uno crea, l'altro distrugge, eppure non vi era male in Satana, perché è proprio dalla distruzione e dalla fine che si crea un nuovo inizio.

Satana, fu difatti la forza che permise a Lucifero di rinascere, di abbandonare il suo odio e di iniziare da capo, con il dono del libero arbitrio. Ad ogni azione vi era una conseguenza, ed essa poteva essere o meno piacevole.

Lilith fu scacciata dal Paradiso e condannata a vagare in un mondo vuoto, lei sola, in un mondo fatto di oscurità e buio. Michele soffrì la sua perdita, ma Dio lo consolò e lo strinse tra le sue braccia, cancellando da lui la sua sofferenza.

Lilith perse il suo corpo che si trasformò in acqua dopo le infinite lacrime versate a causa di essere rimasta sola in un mondo vuoto. Fu quella la sua forza, la disperazione e da lì creò il suo regno, fatto di voci e spiriti in cerca di pace.

-Tu, tu sei Lilith- era una affermazione, anche se alle sue orecchie suonò come una domanda.

Non ebbe risposta solo un pianto, soffriva, non riusciva a comprenderla, eppure si avvicinò a lei e la strinse. Una donna innamorata dei due fratelli, cercando di capire quale amare, eppure quel luccichio dei suoi occhi, non capiva il perché, se amava entrambi, perché quando Lucifero decise di volere il libero arbitrio lei sia rimasta felice e cos'era quel pensiero? Sentiva di aver capito, poi qualcosa le annebbiò la mente.

Si staccarono, Lacie guardava Lilith, voleva porle mille domande ed avere mille risposte su chi era Lucy, ma lasciò perdere.

-continueremo la prossima volta-

Voleva parlare, ma non poteva, la stanza stava già sfumando, tentò di correrle incontro, ma era immobile. Aveva capito, era ora che tornava al suo corpo.

La figura d'acqua sorrise in quella oscurità -Stupida- disse guardando il punto dove era scomparsa, una risata malefica si espase nella sala, camminò verso l'uscita e guardò indietro.

-Lucy, sei davvero una ragazzina intelliggente, ma non potrai fermarmi.- poi tolse il sorriso e mille ricordi di lei e Michele le invasero la mente -Scusami-.

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