Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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25. Salvataggio

Lysander si era ripreso da poco, aveva recuperato i ricordi che lui stesso aveva voluto dimenticare, le era stata strappata via, lui l'aveva amata con tutto sé stesso, era stata la sua punizione per aver deciso di amare.

Anche se sapeva questo non poteva non amare Lacie, quando aveva saputo che era rinata l'aveva osservata da lontano, l'aveva vista crescere lentamente, l'aveva vista innamorarsi e soffrire, la voleva poter proteggere, ma neanche sapeva della sua stessa esistenza, come poteva aiutarla se gli era stato proibito il solo poterla amare.

Eppure l'amava, era l'unica cosa che dava un senso a quella vuota vita che conduceva prima e dopo di lei, non l'avrebbe lasciata, doveva sfondare quella porta e correre a salvarla.

Lacie volava senza sosta per un cielo infinito, doveva salvare Lysander eppure, sulle proprie labbra sentiva il calore del bacio che Oliver le aveva lasciato.

Lysander stava colpendo la porta con tutti i suoi poteri, le ali dorate brillavano come i suoi occhi di un viola intenso, i ricci umidicci per colpa del sudore si attaccavano sulla sua fronte, doveva aprire quella porta e correre a salvarla, lei era in pericolo lo sentiva.

Lacie era sfinita le ali le dolevano come i muscoli delle sue spalle, non aveva più forze, erano ore che volava, ma il cielo non finiva mai.

“Non arrenderti” le sussurrò un voce nella sua testa. Lucy. No, era sé stessa, doveva resistere a tutti i costi.

Una porta sospesa in aria, aumentò la forza, urlava, battere le ali era sempre più difficile e doloroso, era troppo stanca, aprì la porta con le ultime forze.

Cadde all'indietro, ce l'aveva quasi fatta, non era stata forte a sufficenza, precipitava nel vuoto, le ali ancora piegate si piegarono al vento e si strinsero lungo il corpo della ragazza.

Lysander riuscì ad aprire la porta, era debole, aveva usato tutte le sue energie, le ali si appiattirono lungo la sua schiena fino a terra, stava consumando molta energia solo per restare nella mente di Lacie. Entrò, era un lungo corridoio di porte, Lilith lo guardò e gli sorrise felice.

-Michele, ti ricordi di me?- aveva le lacrime agli occhi, anche se era composta di acqua.

-Lilith perché le stai facendo tornare i ricordi?-

-Lei deve sapere! Lei è la chiave- disse tornando seria, lei lo sapeva, lo sapeva che sarebbe nata un angelo speciale come lo era Lucy, lo aveva visto.

-Chiave? Chiave di cosa? Lilith lei è un'angelo ed una ragazza, non è nessuna chiave di nulla- disse Lysander contrariato, la ragazza che aveva amato, sembrava essere impazzita dopo il suo esilio.

-Michele, io sapevo che Lucy sarebbe nata l'ho visto e se lei non ricorda, la storia si ripeterà all'infinito- era disperata, lei lo sapeva.

Lysander stava per aprire bocca quando vide Lilith trafitta da una freccia argentata, la vide piegarsi a terra e cadere oltre la porta grigia.

Michele urlò e corse incontro a lei, spalancò la porta, la stanza non era che un piccolo sgabuzzino con una sfera azzura scintillante, Lilith stava a terra e stava svanendo lentamente.

Lacie aprì gli occhi, si ritrovò in una bolla azzurra, qualcosa si muoveva oltre la bolla, si avvicinò per vedere e rimase paralizzata.

Lilith stava baciando Lysander per poi svenire, facendo cadere una piccola biglia azzurra con dentro una linea bianca a forma di onda.

Lacie rimase ferita, la sua peggior paura si era realizzata, aveva temuto che se Lysander si fosse ricordato di Lilith non avrebbe fatto altro che ricambiare i suoi sentimenti.

E così era stato, Lysander si avvicinò alla bolla blu solo dopo aver raccolto la biglia, con una delicatezza che ferì Lacie.

-Lacie ora riuscirò a tirarti fuori, dammi del tempo- disse, sembrava preoccupato, eppure la donna che amava gli aveva donato un bacio prima di svanire.

Lysander lanciava incantesimi e potenti attacchi, ma nulla riusciva a scalfire quella bolla.

Alla fine la piccola biglia si alzò in aria, Lysander la introdusse lentamente e con dolcezza, Lacie sentì il terrore di cadere, ma fu solo per qualche secondo, le braccia di Lysander ora la sostenevano fortemente, non l'avrebbero lasciata cadere, lo sapeva.

Il calore del suo petto, la dolcezza delle due mani, una stretta intorno al suo braccio e l'altra sul suo ginocchio.

Adagiò la testa sulla spalla del ragazzo, era calda e gli faceva male, come voleva che lui ricambiasse i suoi sentimenti.

Un pianto silenzioso, interrotto da lievi singhiozzi, poi una sensazione dolce l'avvolse, due labbra, fresche le stavano donando calore. Fu un semplice bacio.

-Non devi più avere paura Lacie, io sono qui con te e non ti abbandonerò mai- Lysander notò le sue lacrime, ma ignorava che era stato lui stesso a ferirla ancora di più.

Lacie provava dolore, le aveva promesso di non abbandonarla e l'aveva baciata, un bacio amaro quanto le sue stesse lacrime, che lente e silenziose scorrevano sulle sue guance.

Come poteva baciarla se pochi istanti prima aveva baciato la donna che aveva insegnato lui cos'era la parola "amore".

Chiuse gli occhi abbandonandosi a quel dolore che le straziava il petto, era stanca per aver usato i suoi poteri, la stanchezza e lo sconforto si abbatterobo su di lei, portandola in un sonno avvolto dalle ombre più scure e terrificanti, incubi regnavano liberi nei suoi sogni, devastando anche le ultime forze della ragazza.

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