Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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18. Primi ricordi

Lacie si svegliò, si alzò di scatto, non riusciva a capire dove fosse, le pareti decorate da ciliegi in fiore, con uno sfondo crema.

Il letto era a baldacchino con tanto di tendine di un bianco trasparente, il legno scuro del letto, probabilmente di ciliegio era lavorato con temi di fiori e foglie. Le lenzuola di un tenue rosa richiamava i petali dei fiori di ciliegio, ed i cuscini erano bianchi e donavano una sensazione di calma. Il pavimento era in legno, caldo.

La stanza era enorme, non solo vi era quel gigantesco letto ma anche un grandissimo armadio in legno pitturato di bianco con disegnati i fiori di ciliegio, ma anche una enorme finestra con le tende di un bianco che sfuma in rosa e una toletta bianca con uno specchio ed una sedia in legno pitturata di bianco, con cuscinetti rosa pastello.

La porta della camera era chiusa, Lacie vi si stava avvicinando, quando sentì un rumore di passi, allora anche se traballante per la febbre si affrettò a nascondersi sotto alle coperte facendo finta di dormire.

La porta si aprì, il rumore di passi in giro per la stanza le fece capire che erano due, non poteva aprire gli occhi, ma si limitò a concentrarsi ancora di più per capire meglio cosa accadeva.

I passi si fermarono, il silenzio era lungo e snervante per Lacie, i due individui ancora nella stanza erano immobili, poi una voce femminile ruppe il silenzio della stanza.

-Signorino, la vostra amica dovrebbe avere ancora la febbre, quando ce l'avete portata era in pessime condizioni, ma ora sta un po' meglio, ma la febbre rimane ancora alte, tra due ore si ricordi la medicina- molto probabilmente Lavie aveva dedotto che stessero parlando di lei, e che quella donna fosse un'infermiera.

-Grazie- disse dolcemente, con una voce suave come lo sbocciare di un fiore, l'avrebbe riconosciuta ovunque, era lui, Lysander.

Lavie fece finta di svegliarsi e potette vedere la scena, Lysander indossava una camicia bianca, leggermente sbottonata che permetteva intravedere il petto del ragazzo, la camicia rientrava dentro i pantaloni neri tenuti da una cinta marrone dalla fibia argentea, tra le mani teneva un bicchiere vuoto ed una scatolina di carta, forse qualche medicina; la ragazza indossava invece un lungo camice bianco e dei sandali anch'essi bianchi, ed in mano un borsone di pelle nera, dopo aver eseguito un inchino del capo la donna si allontanò chiudendosi la porta alle spalle.

Lysander si voltò e vide la piccola figura di Lacie con le coperte sulle gambe e la sua camicia addosso, le aveva fatto togliere quella di Oliver dalle infermiere che l'avevano assistita. La ragazza aveva i capelli un po' arrufati e il suo viso rosso per la febbre, le donava un tocco roseo a quella pelle così bianca.

-Lacie ti ricordi cosa è successo?-

Lacie si sistemò i capelli e si alzò dal letto andandogli incontro, non notando il tappeto quadrato al centro della stanza, un cielo azzuro co qualche nuvola bianca, la giovane cadde in avanti, chiuse gli occhi e distese le mani in avanti, ma non si scontrò con il suolo.

Tra le sue braccia i contorni di una figura, il suo volto adagiato ad un petto dolce e forte, mentre, lungo i suoi fianchi un braccio la stringeva, attirandola a se, non doveva aprire gli occhi, il suo profumo di vaniglia le diede la risposta alla sua domanda. Lysander l'aveva salvata ancora una volta.

Lui la strinse ancora più a sé, la fanciulla si fece abbracciare, il cuore a mille, eppure i loro occhi non si distoglievano da quelli dell'altro, come due calamite che non potevano far altro che attrarsi.

Le forti braccia di Lysander, così diverse da quelle di Oliver più forti e possessive, invece la dolcezza tipica del ragazzo che la stava stringendo le scioglieva il cuore.

-Come sono finita qua?-

Lysander rimase sbalordito, poi si ricordò che era svenuta quando l'aveva portata a casa sua in braccio. -Ti ho portata io- la guardò e la vide arrossire, non sembrava ricordare -Dopo che sei svenuta, per evitare che l'Escluso potesse ritrovarti- Lacie lo fissò tentando di ricordare, ma non le riusciva ed un gran mal di testa si impadronì della sua mente.

Si piegò in due a causa del dolore intenso, Lysander la soccorse, i suoi occhi divennero viola, Lacie lo guardava anche se si teneva le tempie strette tra le sue mani, era stupita, poi qualcosa alle soalle del ragazzo attirò la sua attenzione, ali bianche e dorate scintillavano di luce, lei le conosceva, il mal di testa fu più forte un nome tornò ad invadere la sua mente “Michele”, Lysander adagiò la sua mano su di lei e poi tutto si fece prima bianco, il dolore alla testa scomparve e i pensieri con essa, poi tutto divenne nero e si fece risucchiare.

Cadde all'indietro e il ragazzo prontamente la prese, la teneva in braccio, stretta da quelle dolci e fresche braccia, era al sicuro.

Distesa sul letto Lacie era in preda alla febbre, tremava e si agutava nel sonno, Lysander la guardava, vide la medicina sul piccolo comodino vicino a lei, la ragazza si agitava come assalita dagli incubi, causati dalla febbre alta.

Lacie non capiva più dove fosse, stava correndo lungo un sentiero bianco inghiottito dalla notte. Stava fuggendo da qualcosa, ma aveva troppa paura per voltarsi.

D'improvviso due ombre, una nera e una bianca le strinsero le mani, la ragazza guardava prima l'una poi l'altra, pian piano i volti, i due corpi iniziarono a delinearsi, in un primo momento li voleva chiamare, aveva riconosciuto i due ragazzi, Lysander ed Oliver la stavano portabdo via dal loro inseguitore, poi una voce le rivelò i loro veri nomi “Michele e Lucifero”.

Lacie contemplava la stretta di mano che lei e Lucifero avevano, erano intrecciate dolcemente, poi qualcosa di simile ad un ricordo le tornò in mente, ricordava già che Oliver e Lucas erano la stessa persona, ma non si era ricordata di quel piccolo particolare.

“Il mare di un azzurro limpido si stava colorando del rosso e del dorato, di quel tramonto mozzafiato, lei era lì, in quella spiaggia e contemplava il ragazzo davanti a lei, il suo cuore batteva all'impazzata.

«Lucy» la chiamò dolcemente, lei si mosse lentamente verso di lui, si sorridevano, non potevano staccare il contatto del loro sguardo l'uno dall'altro. «Lucy, devo confessarti una cosa, io non sono il ragazzo che credi.»

Michele gli aveva sempre detto di non avvicinarsi a quel ragazzo dagli occhi tristi, sapeva che nascondeva un grande dolore lasciatogli da una persona che amava, eppure, per quanto sembrasse pericoloso, ne era sempre stata attratta.

Si era innamorata di lui, solo poterlo vedere la riempiva di felicità, eppure lei un giorno, sarebbe tornata in Paradiso e non sarebbe potuta restare con lui per sempre.

«Scusami se ti interrompo Lucas, vorrei dirti una cosa» Lucas la stava guardando dolcemente, sapeva che era arrosita, sapeva che il cuore le galoppava talmente forte e velocemente che era facile che potesse sentirlo, eppure, lui la guardava sorridendogli, sapeva che una volta confessatagli lui l'avrebbe rifiutata, erano "solo" amici non poteva sperare in nulla di piú «Tu Lucas mi piaci!» lo aveva urlato, tutto in un solo sospiro.

Lui la guardava immobile quasi pietrificato, Lucy iniziò a correre via da lui, lo sapeva, era stata un'idiota. Quella spiaggia sembrava interminabile agli occhi della ragazza, annebbiati dalle lacrime che solcavano lente il suo viso, voleva sparire, fu così che decise che non gli importava se la vedeva nella sua vera natura, spiego le sue ali bianche e azzure e prese il volo.

L'aria salmastra la stava calmando, volare la tranquillizzava, il suo cuore ancora batteva forte, Lucas era stato il suo primo amore, ora capiva gli umani che pregavano per il loro cuore spezzato.

Si elevò ad una altezza tale da gettarsi in picchiata, le ali erano rientrate, non voleva togliersi la vita, gli angeli erano immortali, voleva solo cadere e spiegare alla fine le sue ali ad un passo dalla terra.

Una macchia nera si stava avvicinando a lei velocemente, si portò le mani al volto e urlò, le ali erano ancora chiuse in lei, due braccia l'avevano stretta, ed un paio di labbra le sfioravano la fronte.

Lucy aprì gli occhi Lucas era lì con lei e le sorrideva, le sue guance rosse, poi la ragazza guardò le sue ali, nere con una venatura azzurra, era un demone.

«Anche tu mi piaci Lucy, mi sei sempre piaciuta dal primo momento che ci siamo visti» quelle parole confortanti, la fanciulla avvolse le sue braccia al collo del giovane che di rimando con un braccio le cinse la vita e l'altro si mise dietro la nuca della ragazza dove la mano si strinse nei suoi capelli e la spinse ad un bacio.

Le labbra di lui erano calde e fameliche, le mordeva le labbra e gliele divorava, lei impazziva, poi fu il turno delle loro lingue, si incontrarono e iniziarono una danza avvolgendosi tra loro.

Era un bacio pieno di passione e dolcezza, Lucy aprì un attimo i suoi occhi ed incontrò quelli ambrati di lui che arrossirono per poi chiudersi nuovamente e spingerla in un bacio ancora più passionale.

Lucas iniziò una lenta discesa e fece che Lucy le avvolgesse le gambe sui suoi fianchi stringendosi ancora di più, le loro labbra non si staccavano, sapevano di avere bisogno dell'altro.

Una volta che Lucas potette sentire la terra sotto i suoi piedi la distese sulla sabbiae lui così sopra di lei, le sue ali rientrarono, il corpo di Lucy sempre freddo stava andando in fiamme, Lucas si stava eccitando e Lucy non era da meno, le sue guance erano rosse che in confronto le rose erano diventate bianche.

Sentì il suo membro spingere sui pantaloni e su quelli di lei che mugulò nel loro bacio facebdolo eccitare di più. Poi lui si staccò allontanandosi da lei.

«Scusa sono arrivato al mio limite, se continuassi ti farei mia, e ti macchierei, non voglio, non ora.» Lucy a quelle parole arrossì e gli sorrise, poi Lucas pensò a loro ed alla loro diversità «Lucy tu sei un angelo ed io sono Lucifero, il mio vero nome, non possiamo stare insieme, ma io voglio stare con te»

Lucy lo guardava, così fragile e dolce, per molto tempo era stato cattivo e menefreghista con lei, ma alla fine si preoccupava sempre e l'aveva salvata molte volte. «Tu mi piaci, che ti chiami Lucas o Lucifero, che tu sia un angelo o un demone, tu rimani sempre tu» quella confessione così naturale, fece sorridere il ragazzo che le si avvicinò stringendola tra le sue braccia, Lucy lo strinse a sua volta e poi si baciarono, fu un bacio dolce e lento, le loro lingue si accarezzavano e le loro labbra ferme su quelle dell'altro come ad imprimere un sigillo "solo io posso baciarle".

Si staccarono dandosi un'infinità di baci a stampo e sorridendosi, Lucifero si fece serio e la guardò «Lucy ti prego, si mia, ti proteggerò e ti amerò per tutta la mia vita» la ragazza scoppiò in un pianto di gioia annuendo felice, lui non potè non stringerla a se e baciarla.”

Lacie arrossì per poi guardare Michele che le sorrise, le loro mani erano strette come quelle di un padre ed una figlia, Michele le diede un bacio sulla fronte e qualcosa le tornò in mente.

“Lucy era nella sua stanza che piangeva, le avevano imposto di non vederlo più e di non avvicinarsisi, Canon la controllava sempre e la torturava cercando di baciarla alla forza, ma lei amava Lucifero e non voleva nessun altro. Lui l'aveva lasciata ed erano mesi che lo vedeva ogni giorno circondato da ragazze che ci provavano con lui e le lasciava fare divertito.

Qualcuno bussò alla porta della sua camera, Lucy non rispose, bussarono senpre più forte, alla fine entrò quasi rompendola. Canon. Lucy provò a urlare per chiamare Michele la lui le tappò la bocca con una mano dispiegando le sue ali.

«troppo lenta» le sussurrò, la stava schiacciando con il suo peso, non importava quanto si dimenasse lui non solo era più forte ma anche più pesante e la inchiodava al letto.

Sorrise malizioso, i suoi occhi brillarono di un verde più scuro e Lucy non riusciva più a muoversi l'aveva immobilizzata.

La paura si annidò negli occhi limpidi di Lucy e questo fece divertire Canon, le passò una mano lungo le labbra, la linea del collo e finì al centro dei suoi seni.

Immobilizzata dall'effetto della magia non poteva fare nulla, solo sperare che Michele corresse in suo soccorso.

Ormai era rimasta con il petto scoperto, la camicia sbottonata ed il reggiseno slacciato e gettato altrove, Lucy voleva urlare, lui non poteva toccarla non voleva che fosse toccata da lui.

Michele entro nella stanza e lo vide, i suoi occhi dal grigio divennero viola e Canon fu sbalzato contro l'armadio, lontano dalla ragazza, Michele spiegò le sue dorate ali che scintillavano di bianco e Canon fu costretto ad allontanarsi sapendo che con lui non aveva speranza di riuscire a batterlo.

Erano rimasti solo loro due, l'incantesimo si era sciolto e Lucy si gettò al petto di Michele, lui la strinse e si pentì subito, un sottile strato di maglia li separava, e le sue curve schiacciate contro il suo petto lo eccitarono, la allontanò stringendole spalle della ragazza e distendendo le braccia.

Si tolse la maglia e Lucy arrossì, non poteva negare che Michele non avesse un bel fisico, poi la adagiò su di lei e voltando la testa da un'altra parte le disse «Anche io sono un uomo e se la ragazza che mi piace è nuda ed indifesa, mi viene la voglia di fare l'amore con lei» quelle ultime parole fecero arrossire Lucy che si gettò tra le sue braccia.

Stava male e voleva che qualcuno la facesse stare bene e Michele la faceva sentire sicura e protetta.

Si baciarono nella notte, poi scesero sotto a mangiare, erano vicini e si tenevano per mano. Era tornata felice.”

Lacie corse ed arrivò ad un bivio, ognuno dei ragazzi andò per una direzione, lei restò ferma, i due ragazzi la guardavano preoccupati e le tendevano la mano, lei poteva scegliere solo uno dei due. Si voltò, una nuvola nera ed un individuo nascosto al suo interno la spaventò.

-Lysander- gridò, un buco nero si aprì sotto di lei precipitando nel vuoto.

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