Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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9. Paura

-Non voglio giocare- disse tremante, aveva le lacrime agli occhi.

Sapeva bene che le venivano fatti degli scherzi, ogni volta che litigava con Oliver a scuola, da parte delle sue fan, ma ora era diverso. Non aveva litigato con lui, non a scuola almeno, aveva evitato di dare nell'occhio.

"Cazzo!" pensò rapida, al ricordo di cosa era successo quella mattina e come aveva attirato l'attenzione.

Quelle davanti a lei erano le fan di Daniel, ecco perchè molte non le aveva mai viste, erano infuriate con lei perché il ragazzo le aveva riservato un trattamento speciale.

Provò a scusarsi, ma provocò solo il divertimento del gruppo, non voleva mettersi nei guai, ma non aveva ancora la minima idea di come poter togliersi da quel guaio.

-A me piacciono i giochi di inseguimento ed i gatti- sorrideva -Che ne dici di giocare al gatto e al topo?- iniziò a ridere, seguita dal coro di compagne -Inizia a correre, topolino-.

Non se lo fece ripetere due volte ed iniziò a correre per i corridoi vuoti, era diretta all'uscita di emergenza, poi avrebbe sceso le scale e si sarebbe catapultata nel giardino della scuola, per poi seminarle tra la folla di ragazzi.

Il corridoio pieno di classi e laboratori in disuso sembrava non avere fine, e come in un incubo sentiva le ragazze alle sue spalle, si voltò, erano tutte lì, Federica in testa, era davvero veloce, le altre ostruivabo tutto il corridoio, tornò a guardare avanti, i lunghi capelli si scostarono dalla sua visuale con un rapido movimento ondulato della testa.

Un bivio, o a destra o a sinostra, il muro era stato dipinto dagli alunni precedenti e vi erano disegnati frasi ci canzoni, poesie, disegni di ogni tipo e le firme di tutti i ragazzi.

Destra, svoltò rapida e sicura, l'uscita era in fondo a quel corridoio, ne era certa. Ma quando svoltò scoprì con amara sorpresa che aveva svagliato direzione, era disperata. Una mano le strinse il polso e la tirò a sé con forza. Non c'era bisogno di capire chi fosse, avrebbe riconosciuto ovunque quello sgradevole profumo di sigaretta e cioccolato. Daniel, la conferma avvenne quando ne vide il volto e quella cresta piena di gel.

-Shh! O ci potranno sentire- rise piano e Lacie si innervosì -Un cavaliere salva sempre la sua principessa- la fissò nei suoi occhi cielo e avvicinò il suo volto al suo, erano troppo vicini per lei.

Sentiva il suo respiro sul suo viso e quell'odore, aumentava ad ogni millimetro che si accorciava tra loro. Tentò di allontanarsi e svincolarsi invano, voleva fuggire ma la sua forza non poteva paragonarsi con quella di un uomo, iniziò a tremare ed i suoi occhi si riempirono di lacrime.

Le inseguitrici se ne erano andate dopo che hanno svoltato l'angolo e non l'hanno trovatoa, erano troppe aule e la ricreazione stava finendo, anche se si fossero divise, non avrebbero fatto in tempo.

Lacie si guardò intorno e vide che era in quella che doveva essere la vecchia biblioteca, immensi scaffali si innalzavano verso il soffitto formando veri e propri grattacieli di conoscenze. La polvere copriva ogni cosa, come un dolce manto, ingrigiva tutto, da tavoli a sedie.

-Lasciami andare- il suo volto era ancora lì che sfiorava il suo, le sue labbra erano a un millimetro di distanza, il suo caldo respiro bruciava come acido sulle sue labbra, aveva il volto alzato verso i suoi occhi ed era paralizzata contro la porta, i polsi tenuti fermi contro la parete, il suo corpo contro quello di Lacie.

-Sei bellissima- rise, rideva di gusto -Principessa- disse in un filo di voce.

Scostò il volto dal suo e Lacie tirò un sospiro di sollievo, ma non durò molto, i suoi occhi verdi ora incutevano ancora più paura, quei riflessi viola erano fortemente accentuati, urlò di paura ed iniziò a tremare, Daniel rideva divertito.

Daniel la osservava da cima a fondo, era debole ed ora tremava sotto la sua presa ferrea, voleva fargliela pagare, era tutta colpa sua e si sarebbe vendicato.

L'avrebbe perseguitata per il resto della sua vita, quella esile figura schiacciata contro il suo petto, la amava, ma non poteva perdonarla.

-Vuoi provare qualcosa di divertente?- disse passandosi la lingua sulle labbra.

-No- sputò velenosa, sapeva che doveva mostrarsi forte, ma sembrava che Daniel fiutasse il suo terrore, allo stesso modo del predatore con la vittima.

-Cerchi di mettermi paura?- disse scoppiando in una risata fragorosa -Non ce la fai, principessa.- stava avvicinando il suo volto, deciso a baciarla, poi l'avrebbe distrutta.

La porta di aprì e Lacie cadde sulla figura alle sue spalle, un petto duro, alzò gli occhi verso il suo salvatore, era Vincenzo, era atletico e magro, sapeva che faceva nuoto, Lacie ogni tanto si soffermava a guardare le gare, capelli rossi e ribelli, cadevano in una zazzera folta, aveva un orecchino argentato che gli penzolava da lobo destro, lentiggini e due grandi occhi verde smeraldo.

-Ehy, Dan- disse il ragazzo -che fai ti sei innamorato?- disse ridacchiando, poi il suo sguardo tornò serio, Lacie era sul suo petto e Daniel continuava a tenere il suo corpo contro il suo e le sue mani sui polsi della ragazza -Dan lasciala, lei non gradisce- disse gentilmente ma con uno sguardo severo e feroce.

-Vinz, è la mia preda, vattene- disse limitandosi a guardarlo in cagnesco.

Lacie si ritrovò tra i due corpi, la tensione tra i due giovani era talmente tangibile e tagliente che la ragazza aveva più paura di cosa sarebbe successo tra loro che per quello che le sarebbe mai capitato. Ma non iniziò una lotta come credeva, il ragazzo si limitò ad afferare i polsi di Daniel e torcerli -Ti avevo avvisato- la presa sui polsi della ragazza si allentarono, permettendo alla fanciulla di divincolarsi e sottrarsi a quel contatto così sgradevole, e si nascose dietro Vincenzo, l'aveva salvata.

Daniel sbuffò e borbottò qualcosa, Lacie non riuscì a capire quelle parole, ma sapeva che erano indirizzate a lei o così presumeva.

La ragazza si acasciò a terra, era stanca, tremava ed aveva ancora paura, era coscente che non sarebbe finita così presto. Quel suo sguardo carico di odio, con quello scintillio di rabbia animale e quel leggero barlume di un sentimento che non comprendeva cos'era, eppure, quel tipo di sguardo, se lo sentiva ancora addosso, sulla sua pelle, e bruciava, stava tremando. Aveva paura di Daniel.

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