Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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6. Oliver

La ragazza stava correndo all'impazzata, il cuore le martellava forte nel petto, le gambe le tremavano, era stanca per via del ballo e quella corsa stava consumando l'ultimo briciolo di forza che le erano rimaste.

Aprì la porta e sentì qualcuno muoversi nell'ombra non appena chiuse la porta; Lacie fissava il buio e ne vide comparire un braccio e una mano che si chiuse in una presa sul suo braccio.

Lacie venne catapultata nell'ombra contro il torace di qualcuno, il buio era troppo intenso per poter capire chi fosse. Un singhiozzo. Il suo assalitore stava piangendo, alzò lo sguardo cercando di adattare la sua vista a quel buio; una lacrima ormai tiepida le era caduta sulla guancia, il suo assalitore la stava abbracciando sempre più forte, poteva stritolarla facilmente considerando la forza, doveva essere un uomo.

- Ho avuto paura scema, se ti fossi messa nei guai o se quello che si diceva fosse vero?- Lacie riconobbe all'istante quella voce.

Oliver. Oliver stava piangendo per colpa sua, si era preoccupato per lei.

- Oliver sto bene, sono qui.- disse Lacie sorridendogli nell'ombra di quella stanza.

Oliver la guardava sorriderle nel buio, era tornata, ed ora era tranquillo, non era riuscito a chiudere occhio mentre lei era fuori e non aveva avuto il coraggio di seguirla. Si fermò, lui non doveva essere dolce con lei, doveva essere crudele e ferirla, eppure con lei così vicino non poteva essergli indifferente.

"Solo un po'"si ripeteva mentalmente "Solo un altro po'".

La strinse forte a sé, era così piccola e inerme tra le sue braccia e lei si lasciò stringere e posò le mani sulla sua schiena, quel contatto lo fece rabbrividire di piacere e gli venne la pelle d'oca; di risposta la strinse ancora di più, come a difenderla da qualcuno che voleva portarla via da lui.

Lacie era completamente stretta a lui, quel tipo di contatto le era mancato tantissimo, Oliver era stato importante per lei e quell'abbraccio dimostrava quanto ancora teneva a lui, le sue mani si strinsero ancora di più sulla schiena del ragazzo e con forza strinse la sua maglia nei pugni.

Sostenere la mano di qualcuno è dolce e piacevole, essere stretta nelle sue braccia aveva aperto a Lacie un mondo sconosciuto. Era stato un semplice atto, e anche così, il tepore di quella sensazione la stava scaldando non solo il corpo, infreddolito dal freddo della notte, ma anche la ferita al cuore che gli aveva lasciato tempo fa.

Oliver sussurrò il suo nome e lei rispose alzando il capo, i loro occhi si incontrarono, gli occhi di Lacie si erano già adattati a quell'oscurità e così potette distinguere non solo i lineamenti ma vedere la sua espressione.

Gli occhi di Lacie si inumidirono e si nascose nel confortante petto di Oliver che le rispose avvolgendola in un abbraccio ancora più dolce e protettivo.

Nuovamente alzò il capo e nuovamente incontrò i suoi occhi color nocciola, solo loro ed il silenzio della Love&Hope, erano solo loro due. I due giovani si fissavano poi Oliver iniziò a chinarsi su di lei, Lacie chiuse le palpebre per timore, poi le labbra del ragazzo che le baciavano la fronte, si sentì piccola.

Lacie in un solo istante era tornata bambina, una bambina che piangeva tra le braccia di un piccolo Oliver che la coccolava. Doveva ammetterlo a se stessa, quel ragazzo che la stava abbracciando le era davvero mancato ma non lo avrebbe mai ammesso.

Erano stretti e si scambiavano sorrisi, erano tornati i due bambini di un tempo. Un eco di passi. Lacie e oliver si staccarono lentamente, ed il calore si disperse lento, lasciandone solo il ricordo. Un rumore di passi più vicino.

Da sopra le scale comparve la minuta figura di una bambina di tre anni con un enorme peluche bianco a forma di orso con un fiocco giallo intorno al collo, che teneva per un braccio ed il corpo del peluche strusciava per il freddo pavimento. La bambina era scalza e aveva gli occhi rossi, aveva pianto.

La figura si accorse della loro presenza e scese le scale, era Arabella, una bambina che era stata trovata da sola nel planetario della città, i genitori sono scappati dal paese a causa dei loro debiti di gioco, lasciandola da sola senza nessuno che badasse a lei, abbandonata al suo destino, è solo qualche giorno che è qui ma tutti si sono affezionati a quella piccola creaturina.

Arabella guardò Oliver e iniziò a piangere ancora - O...Oli...Oliveeer!-urlò la bambina tra un singhiozzo e l'altro.

Oliver le si avvicinò e iniziò ad accarezzarle i capelli lunghi e biondo cenere che aveva sciolti, l'orsacchiotto ancora stretto, i suoi occhioni grandi e di un colore tra verde e marrone, una meravigliosa combinazione.

- Che cosa è successo Ary?-disse Oliver inginocchiato e piegato in modo di essere all'altezza della piccola.

-Io e Francesco non riusciamo a dormire e io voglio andare in bagno ma io e Francesco non sappiamo dove si trova e poi Francesco ha fatto un incubo.- disse mentre singhiozzava sul petto del ragazzo.

Oliver sollevò la bambina prendendola in braccio, l'orsacchiotto cadde definitivamente con un fruscio. La bambina somigliava ad un tenero koala, il piggiamino grigio, Lacie si perse a osservare quel colore, gli occhi di Lysander le comparvero nella mente.

La ragazza raccolse il peluche da terra e lo abbracciò, era soffice e tenero, anche se solleticava un po' la pelle. La bambina mi guardava e sorrise nel vedere lo spettacolo e strattonando la maglia di Oliver fece cadere la sua attenzione su Lacie indicandola con il dito.

Oliver non potette non sorridere a quella visione così bella, si riempì la nente di quei secondi, come voleva poterla proteggere per sempre o poterla avere accanto per sempre.

Lacie si riscosse e vide i due guardarla, arrossì e iniziò a camminare verso il bagno. -Andiamo, Arabella doveva fare pipì.- non si voltò mentre lo diceva, aveva le orecchie infuocate.

La piccolina entrò nel bagno chiedendo a Lacie di dargli Francesco così anche lui avrebbe fatto pipì, la ragazza glielo diede, sentiva lo sguardo di Oliver su di lei ma lo ignorava, nel frattempo il ragazzo sorrideva divertito nell'osservarla con un sorriso malizioso.

-Smettila di guardarmi!- sbottò la ragazza fissandolo negli occhi, Oliver si avvicinò a lei e le adagiò una mano sulla testa stava per dirle qualcosa perchè lo vide aprire la bocca.

Lo sciaquone, il ragazzo sussultò e si allontanò da lei, il sorriso scomparve lasciando spazio all'amarezza di quel momento, ma poi la consapevolezza di quello che stava per dire ebbe il sopravvento, non doveva dirglielo. La porta si aprì e la piccola bambina uscì dal bagno con il peluche stretto in braccio -Francesco ha fatto pipì e cacca.- rise, una risata contagiosa che coinvolse tutti, Oliver si voltò a guardarla e vide Lacie ridere, poi si volse anche lei e i loro occhi si incontrarono e la ragazza arrosì e poi tornò rapida a guardare la piccola Arabella.

Il giovane prese ancora una volta la bambina in braccio e la ragazza prese nuovamente il peluche e iniziarono ad accompagnarla in camera; arrivarono, la piccola era quasi addormentata e quando Lacie scostò le coperte e Oliver la adagiò, Arabella affondò nuovamente nel mondo dei sogni, la ragazza gli sistemò Francesco il peluche tra le braccia e la piccola lo strinse a se sorridendo nel sonno.

Chiusero la porte alle loro spalle, erano usciti dalla stanza e davanti a loro c'era il lungo corridoio pieno di camere. I due si fissavano, erano nuovamente soli avvolti nel buio e nel silenzio, la distanza tra loro stava diminuendo lentamente. Erano sempre più vicini, i loro corpi e le mani si sfioravano. Lui si chinò verso di lei.

Un tonfo. Oliver era a terra le braccia di Lacie tese ancora davanti a lei, lo aveva spinto. Il ragazzo aveva socchiuso gli occhi e si era avvicinato troppo al suo viso, quando la ragazza capì che voleva baciarlo lo spinse e lui cadde atterra.

-Scusa non volevo farti cadere.- disse Lacie.

Oliver era per terra le mani dietro di lui con cui si appoggiava al pavimento e le gambe piegate davanti a lui. Iniziò a ridere forte e si sollevò. La guardò dal suo metro e novantadue continuando a ridere senza sosta, si passò una mano sui suoi ricci tirandoseli indietro, ma tornarono al loro posto non appena la mano li sorpassava.

-Credevi davvero che ti volevo baciare?- disse tornando a ridere ancora più forte -Sei davvero una scema se la pensi così- la vide mentre i suoi occhi le si riempivano di lacrime -Mi sarei tirato indietro all'ultimo secondo- era ancora lì e stava tremando e la prima lacrima scese giù -Chi ti vorrebbe mai baciare?- concluse e la vide correre verso la sua camera mentre lui era rimasto lì da solo.

Diede una raffica di pugni contro il muro, era stato uno stupido e lo sapeva, il volto di lei che piangeva a causa sua lo tormentava. Lacrime calde gli rigavano il viso, salate e amare bagnavano le se labbra infliggendogli dell'oribile sapore e quei singhiozzi che gli smorzavano il fiato erano l'unica cosa che rompeva il silenzio una volta smesso di prendersela con una parete celeste che non gli aveva fatto nulla.

Lacie era fuggita via, quelle parole l'avevano ferita e ancora una volta era caduta in uno dei suoi scherzi di pessimo gusto. Si abbandonò sul letto, solo dopo che chiuse lentamente la porta che voleva sbattere con tutte le sue forze. Il letto era così confortante e le lacrime venivano assorbite dal lenzuolo, alzò gli occhi al soffitto, la vista era appannata dalle lacrime, ma riusciva a vedere la macchia blu scuro e dei puntini bianchi di pittura che aveva realizzato per riprodurre un piccolo cielo stellato.

Lacie non poteva non ricordare tutto quello che tra lei e Oliver era successo, senza rendersi conto era scivolata nel mondo dei sogni, ma prima di entrarci pensò alla promessa che si erano scambiati lei e Lysander.

Lui si diresse in camera sua e chiuse la porta, si gettò a peso morto sul letto, non riusciva a chiudere occhio, lei era tutto quello che voleva, Oliver voleva proteggerla e non farle male. Il volto della ragazza lo tormentava, voleva urlarle contro tutto ciò che realmente provava, ma non poteva, non poteva far scoprire il suo segreto a nessuno; cadde in un sonno leggero pieno di incubi e dormiveglia.

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