Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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4. Magia

La porta si aprì lentamente emettendo un raccapricciante cigolio. Finalmente Lacie potette osservarne l'interno.

Sperò di poter trovare fantasmi o un banchetto di vampiri che ingurgitavano il sangue di fanciulle vergini vestite con un abito bianco semplice, ma nulla del genere era presente in quello spettacolo.

Buio. L'oscurità presente nella sala sembrava avere consistenza, Lacie però riusciva a scorgere all'interno grazie alla torcia che tagliava il fitto buio come un cortello taglia una torta.

Era una semplice casa, forse era abbandonata da un bel po' di anni, ma nulla incuteva più terrore, neanche il leone sulla porta che ora le sembrava di più un gattino che mostra i denti mentre è spaventato.

L'interno era formato da pareti bianco sporco ricoperti a tratti da graffiti, il pavimento era ricoperto da pezzi di legno, mobili distrutti e bombolette finite.

-Tutto qui?- Lacie disse in un sussurro, ci era rimasta male, era ovvio che si aspettasse di più.

Sospirò. Decisa a vedere il resto dell'interno, quando mise piede all'ingresso battè le palpebre, era una frazione di secondo, ma era bastato a cambiare tutto.

Quando gruardo davanti a lei c'erano centinaia di persone in lughi ed elaborati abiti da sera. Dai pregiati abiti medievali a quelli del rinascimento, dal romanticismo al contemporaneo. Tutti quegli abiti dai più luminosi a quelli più strani, tutti parlavano e danzavano tra loro.

Lacie sgranò gli occhi ancora incredula a quello che stava osservando, non riusciva a spiegarsi cosa fosse accaduto; un secondo prima era fuori, davanti ad una casa abbandonata mentre ora era in una bellissima sala da ballo, in stile Reggia di Versailles.

Illuminata da giganteschi lampadari di diamanti che scuntillavano creando meravigliosi giochi di luce che la ipnotizzarono, le luci brillavano sugli specchi che a loro volta la riflettevano sulle vetrate delle finestre.

Statue di marmo ed oro decoravano le colonne dell'immensa sala, alzò gli occhi al cielo e si paralizzò. Il soffitto era dipinto: un'immenso cielo percorso da candide nuvole bianche colorate di un rosso magenta per via del tramonto, a far risplendere la scena non furono i piccoli angioletti che facevano capolino tra le nuvole, ma l'angelica figura che si stagliava davanti al sole tramontante, un'angelo dalle candide ali bianche con sfumature azzure che risaltavano con i colori di fondo danzava liberamente sotto lo sguardo ammaliato dei piccoli angioletti. Il suo abito sembrava risplendere in quel semplice ma allo stesso tempo elegante abito bianco, stretto in vita da una cordicella dorata.

Ma quello che più la colpì fu il volto della ragazza così similare al suo e allo stesso tempo così diverso; i lunghi capelli neri che si libravano liberi al vento, i suoi occhi grandi e luminosi splendevano di un celeste appartenente a cielo più limpido, le lunghe ciglia e quelle labbra che erano concentrate in un bellissimo sorriso caldo quanto il sole alle sue spalle.

Distolse gli occhi dal dipinto e tornò a guardare la sala, tutti i presenti danzavano accompagnati dalle note di un'orchestra di archi situati ad un angolo della sala vicini ad un pianoforte senza il pianista.

Si voltò e notò che la porta era sparita, al suo posto vi era uno specchio e si contemplò nel vedere l'immagine di sé rimanendone stupita.

I vestiti erano cambiati, al loro posto comparve un abito bianco stretto in vita da una catenella dorata da dove pendevano ciondoli a forma di stelline. La parte davanti dell'abito era delineato da una scollatura a V che accentuavano le curve dei seni, mentre il vestito nella parte anteriore era dalla vita in giù era pieno di linee curve, che con un'andatura ondulante costeggiavano la parte inferiore del vestito; la parte posteriore dell'abito presentava un piccolo strascico di una decina di centimetri. L'abito le lasciava la parte centrale della schiena scoperta mentre dai bordi della scollatura all'altezza delle scapole due ali si spiegavano per una sessantina di centimetri ed erano bianche con le sfumature azzurre, come la ragazza dipita sul soffitto.

Si passò a contemplare la collanina che adornava il suo collo, semplice ma sofisticamente elaborata, la collana presentava una forma di fiore, un fiore di daisy, il suo colore blu elaborato era perfetto tanto da sembrarle reale; i capelli erano raccolti in un'elegante coda laterale bassa, il laccio per capelli usato era bianco con un'enorme rosa rossa che risaltava sulla sua chioma nera, mentre il volto era coperto da una bianca maschera dalle decorazioni dorate in stile veneziano. Abbassò lo sguardo ai suoi piedi teneramente chiusi in un paio di vertiginose scarpe col tacco bianche, slanciavano la sua figura di qualche centimetro.

"Magia" era tutto quello che passò per la sua mente "Deve essere magia non c'è una spiegazione logica a tutto questo" continuava a pensare.

Smise di contemplarsi e tornò a fissare il salone, quando notò che tutti i presenti tenevano i loro occhi fissi su di lei, Lacie arrosì e le sue gote bianche si colorarono di un tenue rosso.

Non sapeva dove scappare dato che dietro di lei non vi era più la porta ma uno gigantesco specchio, non sapeva dove andarsi a nascondere ed era paralizzata sotto lo sguardo di tutte quelle persone che non facevano altro che osservarla senza distogliere lo sguardo.

Poi accadde tutti si voltarono e mentre qualcuno avanzava verso di lei, gli invitati si dividevano in due file e un mormorio iniziava a espandersi come un'onda sonora; Lacie era troppo concentrata a scoprire chi fosse la figura che avanzava, il mormorio arrivò anche alle sue orecchie e dicevano tutte "È lui. Sta passando lui." ma chi fosse quel lui non lo capì finché tutte le persone si richiusero dopo che lui fosse passato.

Lui era davanti a Lacie e le sorrideva sotto gli occhi degli spettatori che fissavano la scena ammutoliti.

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