Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

19Likes
62Comments
1973Views
AA

5. Lysander

Lui. Era bellissimo.

"È un principe" pensò Lacie ritrovandosi a guardarlo incantata.

I suoi capelli ricci e corti di un castano lucente splendevano di riflessi dorati per via delle luci del salone. Alcuni dei suoi ricci cadevano coprendo i suoi occhi grigio chiaro che sembravano contenere i cieli nei giorni di pioggia, erano così intensi che Lacie trattenne il fiato.

Il ragazzo doveva avere dai diciotto ai vent'anni, aveva non solo un fisico slanciato, alto una ventina di centimetri o forse anche di più della ragazza che non riusciva a non smettere di guardarlo. Indossava il classico abito da principe azzurro, la parte superiore bianca ed i pantaloni rosso.

Il ragazzo continuava a fissarla come se nella sala non ci stesse più nessuno. Erano solo loro due in uno spazio senza tempo.

Lui la guardava con uno sguardo enigmatico, le sorrise e Lacie gli rispose di rimando cercando di mostrare il suo sorriso migliore.

Si avvicinò e tutto per Lacie parve svolgersi al rallentatore. Quel ragazzo così bello e misterioso si avvicinava e con un inchino gli porge la mano, la stava invitando a danzare. Il contatto visivo non si infrangeva, da sotto la punta di quei bellissimi ricci che con un'immensa grazia gli cadevano sugli occhi, ma non li nascondeva, erano talmente limpidi che Lacie riusciva a scrutarsi.

Stregata da quei cieli misti a nuvole ma feroci quanto le tempeste che erano le sue iridi, Lacie si sentì soggiogata e tutto quello che fece, fu accettare quel ballo.

Adagiò i polpastrelli dell'indice, del medio e dell'anulare e il calore di quella mano le fece venire i brividi come se una scarica elettrica avesse percorso per intero tutta la schiena, poi tutta la sua mano era sulla sua e il dolce calore della mano del ragazzo si propagava lentamente su tutta la mano di Lacie. Era un semplice atto eppure il giovane a quel contatto tremò, i suoi occhi brillarono per pochi secondi poi tornarono normali, neanche lui era rimasto impassibile.

Ora che erano vicini Lacie poteva studiarlo meglio, il ragazzo aveva diciotto anni ed era alto un metro e novanta a differenza del suo metro e settanta, anche se ammetteva che con quei tacchi vertiginosi dieci centimetri se li era conquistati, i suoi lineamenti erano perfetti, dal collo alla mascella, dalle sue labbra agli occhi e ai capelli.

Si ritrovarono al centro della sala il misterioso ragazzo di cui ancora non conosceva l'identità si era già messo in posizione, una mano sul fianco di Lacie, la sensazione di calore della sua mano trapassava la sottile veste e scaldava la fredda e morbida pelle della ragazza.

Lacie guardò la mano posare sul suo fianco catturata da quel movimento così elegante, allora decise anche lei di prepararsi, sollevò la sua mano per posarla sulla spalla di lui, ma non potette vedere la fine di quel movimento perché quando alzò trovò i suoi occhi che con lo stesso colore la fissavano tanto intensamente che potevano vedere attraverso di lei, sul volto di lui comparve un sorriso enigmatico che traspirava maliziosità.

Una melodia di un pianoforte iniziò dolce e solitario ma dopo pochi secondi si unì uno struggente violino, donando una canzone d'amore che era accompagnata da una voce maschile che narrava la storia di un amore dolcissimo spezzato dalla malignità di fortuna che non permetteva ai due innamorati di poter stare insieme.

Lacie non aveva mai sentito una melodia più bella e triste allo stesso tempo di questa, era cantata in una lingua che non conosceva ma capiva l'amore di cui trattava.

Il giovane intanto la dirigeva in una lenta e romantica danza, gli occhi dei due non si staccavano da quelli dell'altro. Il misterioso ragazzo si specchiava negli occhi di lei e Lacie riusciva a vedere l'immagine del suo volto riflessa negli occhi del giocane che erano dello stesso colore delle stelle.

Lei non aveva mai ballato ma grazie alla guida del giovane quella danza le risultava facile e non gli aveva ancora calpestato i piedi, il che era un grande passo avanti.

- Io sono Lysander - disse con un tono cupo, sensuale e dolce; le sorrise e tutto per Lacie pare congelarsi.

- I-io sono Lacie - disse balbettando un po' rompendo il contatto visivo per guardare in basso dritto sul suo petto, un tenue rosa già colorava le gote della ragazza, provò ad alzare lo sguardo e precipitò nuovamente in quei occhi grigi che non smettevano di guardarla e sorriderle, la stavano studiando.

Lysander continuava a guardarla e a trovarla bellissima era piccola e timidamente gli sorrideva con un sorriso lontananente paragonabile allo scintillare delle stelle.

- Vieni da fuori? - chiese osservandola arrossire ancora di più, "Che carina" pensò.

- Si - disse continuandolo a guardare - Tu? - chiese dolcemente.

La musica si fermò ed i due giovani dovettero fermarsi, una nuova mano, appartenente ad un uomo con una giacca e pantaloni neri ed una camicia bianca, anche lui come tutti gli invitati aveva una maschera da pulcinella e i capelli scuri tirati all'indietro dal gel, Lysander era l'unico che non indossava la maschera.

Si voltò a guardarlo e vide che una ragazza aveva già sostenuto la mano con cui mi aveva chiesto di ballare; sentivo il calore della sua mano che fino a poco fa era stretta sul mio fianco.

Lo guardava e lui le rispose in sorriso e le mimò un "Vai" con le labbra, Lacie sollevò la mano ed il contatto caldo si spezzò e il freddo si propagò sulla sua palma. La adagiò su quella del nuovo compagno di ballo e questi le sorrise, la ragazza si voltò ancora una volta e vide Lysander che continuava a guardarla e stavolta le mimò "Balla con tutti e torna da me", Lacie non potette non farsi scappare una risatina e guardarlo un'ultima volta prima di ballare con il nuovo compagno.

Una nuova musica partì e una nuova danza, e così finiva la musica e si cambiava compagno per poi affrontare una nuova danza. Non importava quante danze si potevano susseguire gli occhi di Lysander la controllavano, il suo sguardo la faceva rabbrividire, i loro occhi si cercavano in quella multitudine di coppie danzanti, ma il loro contatto durava poco subito interrotto dai passi di quel ballo, e quindi ne seguivano l'ombra del movimento.

Girava e girava tra le braccia dei vari cavalieri senza perdere di vista il ragazzo; poi la canzone finì, una nuova mano era protesa verso di lei. La riconobbe per quel calore che aveva sentito una sola volta. Lysander.

Gli occhi di Lysander scintillavano, il corpo di Lacie era di nuovo sotto la stretta, ma qualcosa era diverso, la mano del ragazzo era salita fino alla scollatura della schiena, nessuna coppia stava più ballando e Lacie si stava guardando attorno completamente spaesata e tutti stavano fissando loro due.

- Non avere paura, comunque sai come uscire da qui?- chiese quando la melodia iniziò.

- No - sussurrò mentre Lysander la guidava.

- Vai nel punto da cui sei entrata poi immagina il posto dove eri prima di qui dentro. Semplice no?- le sorrise.

Lacie annuì e lo guardava, non aveva nessuna informazione su di lui o il motivo per cui era lì e non indossasse una maschera come il resto delle persone presenti nel salone.

- Lacie posso chiederti un favore?- il volto si chinò verso di lei e tutto ciò su cui si concentrò fu sul suo respiro caldo che le solleticò la fronte, i suoi occhi luccicavano come se avesse la febbre, ma era consapevole che stava bene.

-Si- disse in un mugolio e lui le sorrise.

La musica finì e Lysander sciolse la presa e prima di farla scappare, sollevò la sua mano e la baciò; migliaia di emozioni scaturirono e Lacie arrossì le sue labbra rosee e così belle avevano lasciato un suave contatto sulla sua mano ed il calore di quel bacio era ancora lì, anche se le sue labbra si erano già staccate.

La fissò negli occhi e fece un'altro dei suoi sorrisi -Torna qui, domani- era una supplica ma non sembrava, la sua voce non la stava implora ma i suoi occhi grigi si.

Lacie non rispose alla sua domanda era assorta in quei bellissimi occhi, annuì, sarebbe tornata. Lysander la accompagnò fino all'enorme specchio, poi la ragazza sgranò i suoi occhi azzurri e imprecò mentre tornava a guardarlo dopo che aveva concentrato il suo sguardo sull'enorme ed antico orologio a pendolo.

-È tardi, devo scappare- disse abbassando lo sguardo.

Lui le sosteneva ancora la mano così piccola, lei aveva abbassato la testa e stava guardando quella stretta che Lysander sciolse, lei doveva andare e lui la stava trattenendo, si diede mentalmente dello stupido, aveva appena fatto una figuraccia.

La guardò mentre si concentrava il suo corpo si fece effeverscente e luminoso, durò pochi secondi per poi lasciare spazio a centinaia di bolle di sapone che si sparpagliarono per l'intero salone sotto lo sguardo ammaliato dei bambini e quello sognante di alcune dame. Lei non c'era più.

- Lacie - disse in un sussurro guardandosi il riflesso nello specchio.

Lacie era fuori avvolta di nuovo nei suoi vestiti e nel freddo pungente, non era cambiato nulla da quando era entrata, guardò lo schemo del suo telefono, un Iphone 4, segnava le quattro del mattino, doveva dormire o non avrebbe retto la giornata di scuola che l'attendeva domani.

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...