Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

19Likes
62Comments
1989Views
AA

13. Lucas

Lacie lentamente aprì quella porta, l'invase le narici un forte odore di acqua salmastra, il mare. Aprendo però non vi trovò nulla, solo il vuoto e l'oscurità più assoluta, talmente fitta che neanche la torcia più brillante potrebbe scalfire.

La luce che proveniva dalla porta aperta si spense, ed il forte rumore di questa che sbatteva coprì il leggero rumore delle onde, che nentamente si spense. All'orizzonte nulla era distinguibile e Lacie che si era ormai abituata all'oscurità del luogo, parve notare una fioca linea bianca stagliarsi, delimitanto una delle pareti della stnza, o almeno così credeva.

La luce da prima fioca si fece sempre più brillante, e con la forza e velocità di una supernova la luce esplose ed il suono delle onde si fece intenso. Lacie chiuse gli occhi e accovacciandosi a terra si coprì con le mani, urlò di paura, nessuno poteva salvarla, ne era coscebte e la paura aumentò in lei.

Restò in quella posizione svariati secondi, anche dopo che il rumore cessò, doveva fernare quel suo cuore che impaurito batteva mille e la stava facendo tremare come una foglia. Lacie aprì gli occhi, i caldi colori di un tramonto si stagliarono davanti a lei, colorando il cielo di sfumature di rosso, arancione, indaco, giallo e blu, qualche stella brillava nella parte alta del cielo. Il mare era calmo, la schiuma delle onde che morivano alla riva bagnava l' umida e marroncina sabbia, mentre una bianca sabbia si estendeva per tutto il resto di quel luogo.

Era un panorama mozzafiato, ma aveva un ché di nostalgico, Lacie conosceva quella spiaggia, ma non l'aveva mai vista prima, poi si concentrò su una figura nera che aveva notato solo ora, i pantaloni arrotolati fin sotto il ginocchio, i piedi affondati tra la sabbia ed il mare, ricci color nocciola si delinearono nel suo campo visivo, una leggera brezza li faceva andulare a tempo di musica, leggere note di una triste canzone veniva canticchiaa da una voce cupa e melodiosa.

Lo conosceva, quella voce per quanto bella la irritava, lo aveva riconosciuto ancor prima di poterlo vedere in viso.

-Oliver!- gridò, lui non si voltò, continuava a cantare come se non avesse potuto udire la sua voce -Oliver- urlò di nuovo, anche questa volta invano -Ol...-

-Lucas- disse una ragazza interrompendola, Lacie si girò nella direzione della voce. Rimase immobile, sudò freddo e tremò, non poteva credere a ciò che stava vedendo con i suoi occhi. La ragazza che aveva parlato era il suo riflesso. Capelli neri, lunghi e lisci, gli stessi occhi, voce, altezza e sorriso.

-Lucy, sei arrivata finalmente, mi hai fatto aspettare tanto tempo lo sai?- disse voltandosi verso la ragazza, due occhi color nocciola misto ad ambrato invasero il campo visivo di Lacie.

Era lui. Era Oliver. A quella verità Lacie rimase sconvolta, migliaia di domande vagavano per la sua mente creandole u forte mal di testa.

Non poteva distogliee lo sguardo dalla scena, una Lacie ed un Oliver che parlavano e ridevano insieme. Di una cosa era certa, quella Lucy era lei e quel Lucas era Oliver, non vi erano dubbi, ma cosa è successo, perchè ricordava questo, voleva delle risposte, poi si ricordò della lettera, doveva leggerla assolutamente.

Lacie tentò di avvicinarsi ai due giovani, ma qualcosa sembrava allontanarla sempre di più, il cielo e la spiaggia si facevano sfocati, poi tutto stava tornado nero, non voleva andare via, voleva sapere di più.

Lacie sprofondò nuovamente nel buio, poi nuovamente la luce la accecò ed ancora una volta il panorama stava prendendo forma.

Era in piedi accanto ad un letto indaco e bianco, le pareti erano celesti con pitturate a mano delle candide nuvole bianche ed alcuni petali di ciliegi, rosei o bianchi, venivano spinti da un vento invisibile, che li faceva volare via in quel cielo infinito. Un piccolo comodino bianco in legno, una scrivania anch'essa dello stesso colore e materiale come lo stesso armadio, la porta era tra la parte finale del letto e l'armadio, davanti al letto una bellissima finestra bianca come le sue tende che però sfumano verso il baso di azzurro.

Lucy era sdraiata sul letto, stava osservando il soffitto, stava piangendo, era davvero triste, Lacie sentì qualcosa nel suo cuore, sapeva cosa stava succedendo a Lucy perché Lucy era lei.

“Volevo stare con lui, ma per me e Lucas era impossibile perché lui...” Un forte mal di testa interruppe i suoi pensieri e quello che stava per riemergere urlò, ma Lucy non la sentiva, non poteva aiutarla, era sola.

-Lysander! Lysander aiutami!- urlò, ma lui non l'avrebbe mai raggiunta in quel luogo, nella sua mente.

Il mal di testa svanì, era inginocchiata a terra, le mani sopra le sue orecchie, a tener ferma la testa, poi il rumore di una finestra, Lacie e Lucy di alzarono, Lacie potette arrivare prima alla finestra chiusa e nascosta dietro le tende.

Una scossa elettrica invase il suo corpo, si voltò, ma non riusciva a muoversi, pensieri non suoi fluivano nella sua testa senza alcun freno. Poi comprese, era entrata nel corpo di Lucy.

“Io sono sua nemica, perché sono innamorata di lui, bene e male, luce e oscurità, sono lati opposti che non possono mai stare insieme...eppure...” Pensò Lucy, Lacie si stupì di come sentisse i sentimenti della ragazza così in profondità.

-Dio perdona questo mio peccato- disse e dolcemente scostò la tenda ed aprì la finestra, corse verso la porta e la chiuse a chiave.

Un suono uguale ad un battito d'ali invase la sua mente, era arrivato, era dietro di lei, anche se non era ad un passo da lei, lo avvertiva. La sua aura, il suo profumo inconfondibile, anche se non lo vedeva sapeva che stava sorridendo.

Si voltarono ed entrambe arrossirono. Lucas era a petto nudo, davanti a lei, qualcosa di nero si trovava dietro di lui, una ombra nera, che fece spaventare Lacie, stava cercando di mettere a fuoco, sbattè le palpebre.

Era di nuovo nell sua camera, si guardava intorno, non poteva essere tutto un sogno. Aveva freddo, il suo corpo tremava e lo sentiva mollo e pesante, non aveva la forza di muoversi, guardò lo schermo del suo telefono con le poche forze che aveva, erano solo le sette e mezza di sera, non credeva che potesse essere passato così poco tempo. Era sola in camera, Oliver era sicuramente sceso a mangiare, la lettera era da qualche parte per la stanza, ma non aveva forze, decise di riposarsi solo un po', scendendo in un sogno ristiratore e senza sogni.

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...