Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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2. La scommessa

Lacie stava tornando a casa dopo un'altra stressante giornata di scuola. Era bagnata e il vento che scuoteva le foglie che si staccavano dai rami indicava che l'inverno era alle porte.

Oggi le compagne di classe le avevano versato una secchiata d'acqua ghiacciata e gli stracci con cui fino a qualche secondo fa, gli incaricati alle faccende stavano pulendo l'aula.

Arrivata davanti all'enorme orfanotrofio, suonò il campanello, il suono si propagò all'interno della struttura, la porta si aprì e una signora anziana comparve all'ingresso, la signora Owens.

La signora Eleonore Owens, una anziana signora dai capelli bianchi piena di rughe che segnavano la sua lunga vita e un sorriso che non aveva mai visto sparire dal suo volto, i piccoli occhi castani chiari nascosti dietro spesse lenti dorate attaccate da una cordicella rosa pastello che svaniva dietro l'attaccatura dei capelli. Vestiva una maglia a collo alto color giallo canarino e una lunga gonna color arancio, e un paio di ballerine a scacchi arancioni e gialli.

La signora Eleonore era come una seconda madre per Lacie, si era presa cura di lei sin da quando aveva messo piede nella Love&Hope il nome dell'orfanotrofio. Si prendeva cura di noi mettendo da parte se stessa. Tutti i ragazzi la chiamavano mamma ma i bambini più piccoli la chiamavano anche nonna.

Eleonore era al corrente che Lacie subiva atti di bullismo a scuola e una volta si era rivolta alla preside ma ne era uscito un pasticcio e i ragazzi avevano iniziata a tormentarla ancora più di prima.

-Vai pure a farti un bagno, ci penso a metterti da parte qualcosina- disse dolcemente con una vocina rauca per l'età.

- Grazie mamma - le dissi facendo che i suoi occhi brillassero a quella parola "mamma", una parola che per Lacie indicava un passato che non ricordava ma per la signora era come se fosse stata lei a mettere la ragazza che aveva davanti al mondo.

- Faccio presto tranquilla - concluse e dopo un bacio sulla guancia scoccato velocemente Lacie salì di corsa le scale per andare in bagno.

La doccia durò una decina di minuti, si guardò allo specchio e l'immagine che rimandò fu quello di una ragazza dai lunghi capelli neri e occhi ghiaccio avvolta in un asciugamano che lasciava travedere le lunghe, esili e bianche gambe. Odiò quella immagine come se fosse la cosa più brutta che avesse mai visto.

Si odiava, odiava quei suoi capelli neri e quei occhi color ghiaccio che spaventava la gente, voleva essere una ragazza normale con una mamma ed un papà, voleva dei capelli e occhi castani.

Distolse lo sguardo dallo specchio e andò nella sua stanza. Era vuota. La stanza era piccola con un letto a castello ed un letto singolo, le pareti ed il soffitto erano bianche, c'erano tre piccole scrivanie e una piccola libreria a tre piani che si usa per mettere i libri di scuola. E un' enorme armadio a muro diviso in tre scompartimenti. Lacie condivideva la stanza con una ragazzina di dieci anni di nome Emma e un ragazzo di dodici di nome Leonardo. Erano coinquilini tranquilli e molto dolci, ci aiutavamo a vicenda e sono dolci con me, sono come due fratellini ma nulla di più, ognuno vive la propria vita.

La ragazza si vestì velocemente con una gigantesca felpa nera con tanto di cappuccio e dei jeans stretti che mettevano i risalto le esili gambe. Scese di corsa le scale ed entrò nella sala da pranzo che ricordava molto le mense nei film che passano in televisione. La sala era vuota e la signora Owens mi sorrise passandomi un piatto di pasta per poi sparire dietro le porte della cucina.

Lacie divorò il piatto e si diresse nuovamente verso la camera per prendere lo zaino e scappare nella biblioteca. La giovane ragazza scappò verso la porta della biblioteca, quello era un luogo magico e silenzioso perfetto per una ragazza solitaria come era lei.

La porta vecchia scricchiolò quando la aprì e un'odore di muffa e legno marcio invace le poveri narici di Lacie ma nascosto dietro l'apparente odoraccio c'era il profumo delle pagine dei libri che fece sentire la giovane fanciulla a casa. La biblioteca era grande e piena di scaffali con volumi di ogni tipo e dimensione, accanto alla porta di ingresso vi era il bancone pieno di libri accatastati uno sopra l'altro nascondendo la piccola figura di Maki la bibliotecaria e custode si quel luogo ormai abbandonato da tutti.

- Buon pomeriggio Maki - disse Lacie sottovoce mentre la signora sulla quatantina cercava qualcosa tra i volumi che aveva dietro il bancone.

Si voltò e con i suoi occhi marroni fissò quelli della ragazza e sorridendole - Buon pomeriggio anche a te piccola - il suo tono di voce era cordiale e trasmetteva calore.

Il tempo trascorreva lento, fuori dalla biblioteca si poteva udire l'eco di risate e pianti ma anche i bambini che correvano o i tonfi di chi cadeva, poi qualcosa catturò l'attenzione di Lacie tanto che chiuse il libro che stava leggendo tanto appasionatamente.

- Michael parteciperai alla prova di coraggio? - chiese una voce

- No, ho paura, dicono che chi vi entra non ne esce più. - si fermò una decina di secondi poi riprese - Io ci tengo alla mia vita, tu Mirco cosa farai? -

- Io? Ovvio no? Certo che participerò, ho già consegnato il foglio con il mio nome a Oliver- disse la prima voce che apparteneva a Mirco.

Lacie voleva andarci, molti erano i libri dove nelle case abbandonate vi erano fantasmi, strani rumori e cose del genere e lei voleva andarci. E quella che sembrava una maledizione? "Nessuno che sia entrato vi è poi uscito" sembra una di quelle avvertenze da romanzi, dove il protagonista si avventura lo stesso.

Corse verso Maki che era ancora indaffarata a cercare qualcosa, cercò di attirare la sua attenzione chiamandola ma alla fine dovette emettere un urlo alla Tarzan chiamandola per nome per far si che la bibliotecaria la guardasse, quando i loro occhi fecero contatto visivo - È vera la storia della casa? Dove si trova? È qui vicino? - Lacie la stava tartassando di domande.

La bibliotecaria annui con cenno del capo - Esiste quella casa è ai margini della città e quello che si dice sul suo conto è vero, cosa farai cara? - un sorriso enigmatico comparve sul volto della bibliotecaria che si voltò al sentir cadere un volume, ma quando tornò a guardare dove fino a poco fa c'era la sua piccola amica ora c'era il vuoto e il silenzio. Si era dileguata.

Lacie con un sorriso stampato a caratteri cubitali sul volto stava andando da Oliver. Oliver era stato il suo migliore amico fino all'ingresso alle medie, lui era stato abbandonato dopo essere nato e quando Lacie era arrivata alla Love&Hope lui l'aveva protetta da tutto e da tutti, ma con l'ingresso alle scuole medie lui l'aveva ignorata ed era rimasta sola da allora. Lei si era presa una cotta per lui e ancora ne risentiva del suo "charm" ma lui aveva iniziato a prenderla in giro e ad attirare l'attenzione di tutti su di lui affermando la sua reputazione da "Bad Boy".

Irruppe nella stanza spalancando la porta senza nemmeno avvisare. Lo trovò a petto nudo con indosso solo dei jeans scuri e stretti che metteano in risalto la sua figura slanciata. I capelli neri erano bagnati coperti in parte dall'asciugamano bianco, i due occhi color nocciola quasi ambrati scrutarono la ragazza e le rivolse un sorriso.

- Cosa ti porta qui, Lacie?- disse con un tono di voce che voleva essere impassibile.

- Voglio partecipare alla prova di coraggio, quindi appunta il mio nome.- rispose seria e decisa.

- No!- rispose secco Oliver - Non ti faccio entrare in quella casa, non so quanto siano vere quelle voci- disse in tono preoccupato che per un secondo aveva fatto vacillare la convinzione della ragazza.

- Scommettiamo! Io entrerò e ne scoverò i segreti, naturalmente se ci sono! - era troppo convinta ed entusiasta per pensare alle conseguenze.

-Lacie, io sono...- Oliver non potè continuare la ragazza si era già dileguata dopo quella stupida scommessa che si erano scambiati - Maledizione! - aggiunse in un grido sommesso ed assestò un pugno contro la bianca parete.

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