Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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7. Distanze

Lacie si svegliò sentendo la sua canzone preferita che proveniva dal cellulare, la sveglia suonava ma lei non voleva alzarsi. Scese dal letto e si vestì.

Era una giornata come tutte le altre, aveva dormito solo poche ore e almeno ebbe la fortuna di addormentarsi. Le faceva male la testa, ma almeno qualcosa di bello era successa quella mattina, le tornò in mente Lysander e i suoi occhi tenpesta, quel ballo da sogno della sera prima, il bacia-mano che gli aveva fatto trattenere il respiro e quella promessa che si erano scambiati dopo l'ultimo ballo.

Non vedeva l'ora di incontrarlo nuovamente e magari di poter ballare ancora con lui, ma non riusciva ad essere completamente felice; era stata ferita ancora una volta da Oliver, si era lasciata ingannare così su due piedi, aveva creduto che lui poteva tornargli a volergli bene, ma era tutto uno scherzo e lei ci era caduta come una baccalà.

Lacie scese in soggiorno per fare colazione, era vestita con un paio di jeans chiari ed una maglia azzurra, era pronta per andare a scuola quando qualcun altro stava già seduto con la sua tazza di latte e cereali.

Oliver. Era lì seduto e la stava palesenente ignorando, ma si concentrò a guardarlo; i suoi occhi erano rossi ed i capelli erano in disordine, sembrava che non avesse dormito, ma Lacie non credeva che fosse per il sonno. Era avvolto in un'enorme felpa verde chiaro e indossava un paio di jeans neri, le scarpe erano nascoste sotto il tavolino e non poteva vederle, la ragazza era di lato nell'intento di prendere la sua tazza che avevano situato troppo in alto.

Oliver sapeva che ogni tanto era il centro degli sguardi di Lacie ma doveva ignorarla o nulla sarebbe servito. Non aveva chiuso occhio per colpa della sua stupidità, il suo sguardo in lacrime e sofferente mentre una lacrima le rigava il volto lenta e amara non gli dava tregua. Era stato straziante e vederla lì vicino a lei era bello ma allo stesso tempo doloroso.

Oliver rise leggernente nel vederla in difficoltà, il suo pulcino come la chiamava lui; la storia del pulcino naque quando una volta era entrato in camera sua e l'aveva vista da piccola con la canottiera e le mutande bianche co un pulcino giallo al centro della parte anteriore dell'intimo. Mise la tazza nel lavabo della cucina e mentre usciva si incontrò con Daniel, il ragazzo frequentava il quarto anno del loro liceo.

Daniel aveva diciasette anni, era alto e aveva un fisico statuario, tanto che la camicia verde era stretta e risaltava la forna dei suoi addoninali, i capelli biondi rasati ai lati e la cresta piena di gel mettevano in risalto i suoi lineamenti ben definiti e quei trenendi occhi verde scintillante che facevano tremare il cuore di milioni di ragazze.

-Yo Oli!-disse sorridendogli.

Oliver lo esaminò concentrandosi principalmente sui piercing; uno all'orecchio nella parte superiore e l'altro al sopracciglio entrambi erano ad anello argentati. Passò ad esaminargli l'abbigliamento: la catena metallica al collo, la camicia con i primi bottoni sbottonati, i pantaloni strappati e pezzati da ragazzo cattivo con una catena che pendeva ad una sola gamba fissata nella parte dove si infila la cinta vicino al bottone e finiva nella parte superiore della tasca posteriore ed infine ai piedi portava degli scarponcini neri.

-Bella Dan, amico posso chiederti un favore?- gli chiese cercando nello sguardo dell'amico un segno di acconseso che trovò rapidamente.

-Si chiedimi pure- rispose sorridendogli.

-Vedi la ragazza laggiù?- disse indicandola e l'amico annuì -Bhe lei sta cercando di prendere la sua tazza e dato che è scema non vuole chiedere aiuto, ti va di aiutarla al posto mio?- il ragazzo fece di si con la testa poi guardò Oliver e cercò nell'amico una risposta a quella richiesta che poteva svolgere lui, ma Oliver non rispose a quello sguardo indagatore, si limitò a salutarlo e ad uscire da casa.

Daniel sorrise e fu ad aiutare la ragazza, Lacie gli sorrise e lo ringraziò per l'aiuto -È compito di un uomo aiutare una damigella in pericolo- disse in tutta risposta prese la sua tazza e lasciò Lacie indietro con la sua tazza tra le mani.

Il biondo l'aveva aiutata e poi dopo aver detto una frase da cavaliere medievale aveva preso la sua tazza ed in disparte aveva consumato la sua colazione senza rivolgerle nemmeno una parola. Strano. Lacie non lo calcolò più e si affrettò a consumare la sua colazione o sarebbe arrivata tardi a scuola, non che ne avesse una voglia pazza.

Finì di fare colazione e dopo aver preso tutte le sue cose: zaino, sciarpa e cappello uscì dalla porta.

Con le cuffie alle orecchie ed il lungo filo che entrava nella tasca del felpone super-pesante che si era decisa di indossare al posto del giaccone; l'aria fredda le colpì in pieno il viso, ma le scivolava lungo il corpo pesantemente rivestito.

La musica era una delle poche cose che riuscivano a salvarla in quel tratto di strada che la divideva da casa sua alla fermata, dopo una canzone degli 883 ed una dei Gemelli DiVersi era arrivata a quella piccola fermata.

Rischiarata dalle prime luci del pallido sole che sorgeva da dietro la chiesa del posto, la fermata scintillava in quel rosso fresco di vernice come diceva anche il foglio attaccato con il nastro adesivo sotto gli orari dell'autobus.

Il cielo scuro era lentamente schiarito dal pallore del sole ed il blu notte si stava lentanente trasformando in un celeste puro colorando l'immenso cielo di sfumature dall'indaco all'azzurro.

Oliver era seduto sulla panca sotto la fermata e parlava con quel ragazzo di cui non conosceva il nome, vedere Oliver ridere come se nulla fosse successo le fece male. I loro sguardi si incontrarono ma il ragazzo li distolse subito tornando a patlare con l'amico.

Le lacrime salirono, ma non poteva piangere; la sua mente vagava sull'abbraccio della sera prima, la sua pelle fredda riscaldata poco a poco dalla sua, quel minuscolo corpo stretto al suo, poi la sua spinta e la seguente bugia che la fece correre via da lui piangendo. Non pianse si limitò ad ignorarla come doveva fare, Daniel lo guardava e capiva la situazione ma si limitò a dire una battuta stupida per farlo tornare in sé, riuscendo a strappargli anche un sorriso.

Non passò molto tempo ed arrivò il pulman. L'autobus era blu ed aveva un solo scompartimento, era completamente vuoto ad esclusione di due anziane che andavano al cimitero come ogni mattina a salutare i loro cari, mentre aspettavano il giorno di poterli rivedere nuovamente.

Lacie si infila il cappuccio della felpa troppo grande per lei e adagia lentamente la testa contro il vetro, il vetro trema e sobbalza ad ogni buca. Aveva dormito poco solo due ore non le erano bastate.

Una dolce canzone giapponese le fece socchiudere gli occhi e la riportò al ricordo del ballo e al volto di Lysander il meraviglioso principe e cavaliere di quella serata fantastica.

Oliver era intento ad osservarla con un dolce sorriso stampato sulle labbra, era così bella, nonostante non avesse mai visto il suo viso assopito, voleva sedersi di fianco a lei e offrirle la sua spalla invece di lasciarla al freddo vetro.

-Smettila di guardarla, così la consumi!- sbottò Daniel, abbandonandosi ad una sonorosa risata, anche se non sopportava che l'amico lo ignorasse così palesenente -Ho capito che ti piace, ma non ignorarmi!- Oliver a quelle parole, anche se dette per scherzo, lo guardò con uno sguardo, sarebbe stato tenero, aveva il viso di un bambino che era stato colto dalla mamma con le mani nella marmellata; la pecca, era che stava sul punto di piangere.

Daniel si voltò a guardare la ragazza che dormiva tranquillanente sul vetro del bus -È davvero carina sai?- disse facendo comparire un sorriso malizioso sul suo viso -Se non te la prendi tu me la prendo io.- concluse Oliver si voltò e fulminò con lo sguardo l'amico.

-Toccala e sei morto- era furioso, se poteva lo avrebbe ucciso subito -Lei non merita uno come te- sputò a denti stretti.

-Per lei potrei anche cambiare, sai?- ancora quel sorriso malizioso comparve sul suo viso, Oliver lo afferrò per il colletto e lo strattonò.

-Ti ripeto, toccala e sei morto!- gli disse senza staccare i suoi occhi dal ragazzo, i suoi occhi brillavano di un'ambra più acceso rispetto al solito, avvicino il suo viso all'orecchio e gli sussurrò qualcosa, Oliver lo lasciò e senza guardarlo si posizionò due file dietro Lacie.

Daniel intanto, era tremante e respirava affannosamente, era acasciato sul sedile e fissava Oliver.

"Avvicinati e proverai l'inferno"quelle parole rimbombavano minacciose nella testa di Daniel. Aveva paura di lui.

Il bus si era fermato, Oliver sfiorò il braccio della ragazza facendola svegliare delicatamente, poi scese rapido per non farsi notare da lei. Lei si destò in cerca di quella mano, ma non la trovò.

Scese dal pulman e si scontrò contro il petto di un ragazzo, lo riconobbe appena vide le sue iridi di un verde brillante, Daniel.

-Buongiorno principessa- disse il ragazzo, la stava fissando intensamente; poi qualcosa di inaspettato, Daniel sollevò una ciocca dei suoi lunghi capelli neri. Erano lisci e morbidi al tatto, Lacie arrossì leggermente, il suo volto imbarazzato era carino, alcuni fili di capelli scivolarono via dalla grande e calda mano, e formarono come delle piccole ragnatele, poi tornavano al loro posto. -Hai dei capelli bellissimi, principessa- disse portandosi alle labbra i suoi capelli. Sentì le sue labbra morbide, la dolcezza di quel gesto così umile, mentre il cuore sobbalzò un attimo.

Lacie si staccò e guardandosi intorno, notò che tutti li stavano guardando, erano come il centro di uno spettacolo, delle voci giravano ma non riusciva a capirne le parole sentiva solo quel vociferare.

Corse in classe lasciando Daniel lì da solo che sorrideva vedendola correre dentro la scuola -Ora che farai Oliver?- e iniziò a ridere.

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