Un'amore incantato

Lacie non è una ragazza come tante altre, i genitori sono morti tanto tempo fa e da allora vive in un orfanotrofio. Lacie non ha amici, solo i libri che tanto ama e cerca disperatamente almeno una persona speciale. Ma tutto cambia quando per caso nell'orfanotrofio si parla di una prova di coraggio. Una casa che si dice maledetta...

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29. Arcadia

Lacie aprì gli occhi ed un forte mal di testa la colpì, si portò la mano alle tempie e notò quello che doveva essere un bendaggio. Era ferita, si controllò il resto del corpo non notando altre ferite, potette sospirare felice.

Diede uno sguardo alla stanza, non conosceva quel luogo, le era completamente sconosciuto; le mura bianche coperte da crepe e muffa, il cui odore maleodorante si spargeva per la stanza, le travi di legno sopra di lei erano divorate dalle tarme e molte erano anche spezzate.

Doveva essere in quella che era una casa abbandonata, non aveva idea di dove potesse essere poiché dalla finestra la visuale era ristretta dalle sbarre che le avrebbero impedito di scappare come quella catena che teneva la caviglia legata al letto.

Un senso di smarrimento, misto a paura e solitudine le strinse lo stomaco mentre un leggero pianto silenzioso si faceva spazio in quelle quattro mura.

Lysander si destò, accanto a lui non vi era più Lacie, pensò che potesse essere andata in bagno, decidette così di andarle incontro. Ma tutti i bagni di quel palazzo erano vuoti, della fanciulla non vi era più alcuna traccia.

«Svegliatevi, svegliatevi tutti!» urlò imponente Lysander attirando l'attenzione di tutti i servi della mansione. «Dovete cercare Lacie, ne va della vostra vita, dovete trovarla a tutti i costi!» disse imponente, mentre un filo di terrore passava per gli occhi degli servitori che appena concluse di dispersero per tutta la proprietà. Lysander iniziò a perlustrare i luoghi più segreti dei quel castello nel vano tentativo di trovarla.

Vincenzo e Oliver erano tranquillamente a scuola ignari di quello che stesse accadendo.

«Quanto è fortunata Lacie che ha vinto quel concorso ed ora è fuori città» disse Vincenzo mentre si aggiustava il peso del pesante zaino, ma lui sapeva tutto, sua sorella era da Michele e non doveva preoccuparsi, lui avrebbe saputo proteggerla.

«Già» disse vago, la sua mente era altrove, catturato nell'immenso mare nero che erano i capelli della regina del suo cuore, di quegli occhi così luminosi da sbiadire la luce del sole, quella pelle bianca e liscia che non può paragonarsi alla bianca luna.

«Potresti anche smetterla di pensare a lei» disse Vincenzo «Io guarderei dove vai» affermò sorridendo, ma l'amico era troppo concentrato ad immaginare la melodiosa risata della sua innamorata da notare il palo della luce su cui andò a scontrarsi, finendo rovinosamente a terra di natiche «Io ti avevo detto di guardare dove vai Ol!».

Vincenzo rideva a crepapelle, Oliver innervosito dalla reazione dell'amico, come questi gli diede la mano per sollevarsi lo spinse a terra con lui, i due seduti sul marciapiede ridevano spensierati come due bambini.

«Mi manca Vinz, non riesco a stare senza lei!» si sollevò e porse la mano all'amico che accettò e si fece aiutare a tornare in piedi.

«Corri da lei» Oliver guardò Vincenzo con occhi sgranati «Se è così corri da lei, prendi il primo bus o treno e va da lei, dille ciò che provi e dalle un bel bacio e forse, magari lei si butterebbe tra le tue braccia» disse con uno sguardo malizioso.

«Non posso, lei non si butterebbe mai tra le mie braccia» affermò leggermente deluso.

«Nulla è impossibile, se tra due persone una volta vi fu un legame, esso permane nonstante la distanza, il tempo e l'odio» in quel momento si sentì vecchio, tutti quei pensieri erano verso la sua amata sorellina che lo aveva scordato.

Lacie ormai non era la sua sorellina, per quanto fossero uguali lei e Lucy erano due persone completamente diverse, eppure qualcuno o qualcosa voleva farle del male, e si sentiva obbligato verso quella creaturina a salvarla.

"Sua sorella era lì, a terra, costretta a stare in ginocchio mentre i suoi fragili polsi erano legati a pesanti catene attaccate da un anello metallico alla parete.

Pallida come non mai, i vestiti logori e leggermente sporchi di sangue, gli occhi vaghi e spenti di chi ha perso tutto.

«Lucy» gridò, il corpo della ragazza ebbe una scossa che la percosse, gli occhi si colorarono di quella loro luce, alzò il capo chino e sorrise.

Era salva, Gabriele era venuta per lei e l'avrebbe salvata da quel luogo e da Canon che l'aveva torturata, obbligandola a sacrificarsi come tributo per salvare le anime del loro gruppo una volta che avrebbero ucciso gli ultimi angeli e demoni sopravvisuti. Un insano piano a cui lei non voleva partecipare e che coinvolgeva le persone che amava.

«Fratellone» sussurrò mentre un pianto per troppo tempo trattenuto avanzava sulle sue gote.

Lui con molta attenzione la liberò, la aiutò a tenersi in piedi, le sue gambe erano state per giorni in quella posizione, la paura di averla persa e che fosse stata uccisa si dileguarono, ora lui era vicino a lei, e l'avrebbe protetta davvero, non l'avrebbe fatta mai più scappare dal suo fianco.

L'aveva salvata, si era mescolato in fatti in cui non doveva mettere piede, aveva commesso una colpa che il suo Padre non gli avrebbe mai perdonato. Sapeva che finita questa stupida guerra, avrebbe subito la sua punizione, ma egli non poteva abbandonare sua sorella.

-Fratellone scusami tanto, non sono riuscita a salvarli, ora la storia si ripete ancora... Non voglio che Lucifero soffra ancora- disse con una voce flebile -Devo raggiungerlo e fermarli entrambi.-

-No, sei troppo debole Lucy, non posso permetterti di andare in campo di battaglia- disse serio, ma capì che la volontà di Lucy era troppo forte per essere abbattuta, o forse solo l'amore che provava per lei mescolatasi alla determinazione dei suoi occhi azzurri gli permise quel gesto proibito. -Ti darò parte della mia forza, farà molto male, ma ti darà forze sufficenti per salvarli- disse dolcemente.

La fece sedere a terra, lui si sistemò davanti a lei, creo un cortello di luce e vi si tagliò, un piccolo taglio sul palmo della mano, le goccie cremisi iniziarono a cadere lente a terrà -Gabriele- urlò Lucy preoccupata, ma non vide timore o follia negli occhi del fratello, anzi le sorrise dolcemente, fece un taglio ancora più profondo nel medesimo punto, ora il sangue usciva copioso e creò uno specchio di sangue a terra.

-Eloim essai, Eloim essai, io ti invoco- lo specchio cremisi si innalzò in una bolla di medie dimensione, vi inserì la mano ferita, quando la tolse la bolla svanì e nel palmo stringeva un calice dorato, rifinito da pietre preziose. -Bevi Lucy, e corri a salvarli- disse dolcemente.

Lucy prese la coppa delicatamente dalle sue mani, il contenuto rossastro la inorridì, cercò forza nello sguardo del fratello che potette regalargli solo un magnifico sorriso, fu quella la forza di cui aveva bisogno.

Portò il calice alle labbra e bevve, il sapore ferreo del sangue del fratello le stava donando energia e forza, il potere e la forza crescevano in lei a dismisura. Terminato il liquido contenutovi si voltò verso il fratello, era pallido e stanco, nei suoi occhi si leggeva sofferenza, si sentì in colpa, tentò di fare un passo verso di lui, ma con un gesto della mano Gabriele la bloccò -Vai da loro, hanno più bisogno di te, io sto bene- disse dolcemente, sapeva di mentire a sua sorella, ma era l'unico modo"

Ora che sapeva il continuo della storia si pentì di averle donato quell'energia, l'avrebbe dovuta portare al sicuro, invece l'aveva persa, persa per sempre; eppure qualcosa di Lucy era rimasto in quella creaturina, non sapeva perché avesse lo stesso profumo e la stessa bellezza di lei, ma lo avrebbe scoperto e l'avrebbe difesa.

"Il dolce profumo di iris impregnava l'aria intorno a lui, una dolce melodia troppo familiare lo catturò, volò in picchiata verso terrà in cerca di quella che sembrava essere Lucy, non capiva come potesse essere sopravvisuta, l'aveva vista morta nel campo di battaglia e ritornare in vita e poi vederla morire sotto il potere di Dio e Satana, aveva rinunciato a vivere nuovamente per salvare le vite di Michele e Lucifero, Michele fu confinato in una casa piena di fantasmi per tutta l'eternità, Lucifero distrutto voleva togliersi la vita, fu così che il Trono ebbe pietà di lui e con suo fratello decisero di farlo rinascere e bloccare con un sigillo i suoi poteri.

Si ritrovò a vagare nei corridoi di un'ospedale guidato dal profumo di iris, fu così che si ritrovò in una stanza dove era appena nata una bambina di nome Lacie, era una bambina umana ma emanava il profumo angelico della sorella. Una risata nella sala, nessuno parve accorgesene, una creatura alata che non aveva mai visto era sulla culla della bambina che formulava parole incomprensibili, uno scintilliò dorato scaturì dalla sua mano facendo piangere la neonata.

-Chi siete voi?- chiese l'angelo.

-Io?- chiese la donna voltandosi verso di lui. La giovane possedeva lunghi capelli neri tipici dei diavoli e occhi felini e demoniaci color viola ed un abito bianco leggero e soffice, svolazzava come spinto da un vento immaginario che ricordava il Paradiso. -Arcadia- poi lo guardò e senza dire una parola al giovane spiegò le sue ali, una era nera come la pece e ricordavano le ali di Satana, l'altra racchiudevano l'arcobaleno come quelle di Dio.

-Cosa siete?- chiese Gabriele immobile davanti a quello spettacolo maestoso e terrificante al tempo stesso.

La ragazza si avvicinò all'angelo gli scompigliò i capelli, era più bassa di lei, gli arrivava al petto, nel suo volto comparve un bellissimo sorriso -Ti sei scordato di me?- il sorriso scomparve e tornò a mostrare quello sguardo indecifrabile -Sono Arcadia la Dea creatrice di mondi, io sono il bene ed il male e ho creato io gli dei di questo mondo- disse indietreggiando al ragazzo -Lucy era la chiave, ora ho fatto reincarnare la sua anima in questa bimba di nome Lacie, lei deve ricordare i suoi poteri, ma deve cancellare il ricordo di Lucy o la storia si ripeterà- disse solenne -Non sarà sola, Lucifero risveglierà i suoi poteri un giorno, so che eravate amici, anche lui è in questa città. Ci sarà un'altra guerra, e questa volta sarete soli, dovrete proteggerla, lei salverà il Paradiso e l'Inferno. Gli Esclusi tenteranno di fermarla, sanno del potere che Dio ha donato a lei e vorranno usarla per il loro scopo di dominare i poteri del bene e male a loro piacimento, ricorda che il Paradiso e l'Inferno cercheranno di distruggere Lacie, lei è un artefatto molto potente, pure troppo per tutti gli schieramenti presenti in questa guerra.- disse incamminandosi verso la porta, l'angelo la seguiva con lo sguardo catturato, si voltò un'ultima volta verso il giovane sorridendogli -Gabriele, spero che un giorno ti ricorderai di me.- aggiunse prima di scomparire dalla porta, si precipitò oltre la soglia, cercò con lo sguardo nel corridoio, ma di lei nessuna traccia-."

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