La ragazza rosa


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7. Settimo capitolo

Nei giorni successivi cercai in ogni modo di far finta di niente, evitandole. Passavo i miei pranzi nel parcheggio fuori scuola con Asher. L'idea di entrare in mensa o passare la pausa pranzo in cortile mi agitava. Ero diventata lo zimbello della scuola. Quelle due fecero di tutto per screditarmi e continuavano giorno dopo giorno a insultarmi e farmi i dispetti come i bambini. Non riuscivo più a sopportare quella situazione. Cercai per tutto il tempo di mantenere la calma, per non reagire, come già successo, in modo brusco e incivile. Sopportai tutto, dai foglietti rigorosamente rosa con delle mie foto vergognose sugli armadietti di tutta la scuola, commenti sconvenevoli nei corridoi e persino scherzi stile americano di cui Tin era la protagonista. Il mio incubo peggiore passava per i corridoi dandomi spallate e buttandomi "per sbaglio" i libri per terra. Era diventata una bulletta e io quella che subiva.

Fu il giorno in cui cercó di baciare e sedurre Asher che persi la pazienza.

La vidi al bar della scuola seduta al fianco di Asher. Inizialmente non la riconobbi ma appena sentii la sua risata forzata capii che era lei, Tin. Aspettai per vedere di cosa era capace senza partire prevenuta e saltare a conclusioni affrettate. Mi rifugiai dietro una delle tante colonne azzurro mare e spiai tutti i loro movimenti. Ero già furiosa con Asher per averle solo rivolto la parola. Ed era mentre pensavo a come incazzarmi con lui nelle ore successive che vidi la scheletrica e ripugnante mano di Tin che si poggiava sulla coscia di Asher, mentre le sue labbra scarne si avvicinavano sempre più a quelle pure e carnose del mio ragazzo. Scattai verso di loro il più veloce possibile per poter ostacolare quell'azione spregevole, ma non feci in tempo. Lei si avvinghió al collo di Asher senza pietà e lo bacio per tre lunghissimi secondi. Asher reagì, fortunatamente, scansandola con forza e fu in quel momento che arrivai lì, in mezzo a loro due. Lanciai un'occhiataccia ad Asher facendogli intuire che io e lui ne avremmo discusso da soli, dopo. Mi concentrai poi su Tin. Il desiderio di tirarle uno schiaffo tanto forte da farle girare la testa di 180º ardeva dentro di me, ma cercai di mantenere la calma.

"Che cazzo fai stronza?" Le dissi con tutta la rabbia possibile.

"Vuoi sapere qual è il mio intento puttanella?! Fregarti il ragazzo come ho gia fatto con la tua migliore amica! Kira mi ha raccontato tutto, i vostri vecchi tempi, le vostre litigate, le ragazzinate e il vostro disprezzo verso le ragazze rosa. Quelle ragazze di tutto punto, tutte unicorni e lustrini. Ed ora guardati. Sei diventata una di loro e non riavrai mai l'amicizia di Kira e prima o poi perderai Asher".

Tin aveva capito come isticarmi, ma la rabbia si era ormai fatta largo dentro di me.

" Sai qual è il mio di intento stronzetta? Farti passare le pene dell'Inferno. Forse sarai anche riuscita a portarmi via Kira ma tu prova soltanto a riavvicinarti ad Asher e ti faccio rimpiangere di essere nata!"

Con questo me ne andai a passi lunghi e distesi cercando ovunque per capire dove fosse andato Asher. Ero furiosa anche con lui, l'avrei voluto picchiare fino allo sfinimento. Farla pagare a Tin era più facile in quanto non mi importava nulla di lei, ma infuriarmi contro Asher era sempre più difficile.

Lo amavo più di ogni altra cosa al mondo ma il pensiero che le sue morbide labbra si fossero poggiate su labbra che non erano le mie, di Tin per giunta, mi faceva sentire come tradita. Il mio orgoglio prese il sopravvento sul mio amore per lui e decisi di smettere di cercarlo tra la gente.

Mi sentivo in una maniera orribile. Avevo perso tutto quello a cui tenevo di più. Kira, Asher e chi altro ancora? Gliel'avrei fatta pagare. Lo avevo promesso!

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