FRATELLASTRI


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1. FRATELLASTRI

Fratellastri

La prima volta che l’ho vista ero in un parco avevo esattamente sei anni, e stavo giocano su uno scivolo, quando nell’angolo della casetta vidi, un enorme coperta avvolta formale una batuffolo, non ci misi molto prima di capire di cosa si trattasse, usciva una piccola manina. La prima cosa che feci fu correre da mia mamma.

Caldo ecco cosa stavo provando, il mio corpo era in ebollizione, godevo, tremavo, ero irrequieto sotto il suo tocco, un tocco così divino, così dolce, un tocco che non avrei mai voluto smettere di sentire, la sua bocca era come se fosse stata fatta apposta per me, come se nessun’altra riuscisse a farmi quello che mi faceva lei, e in un certo senso era vero, quando le ginocchia mi tremarono e il calore scese fino ad uscire da me mi lasciai andare su sedile dell’auto, succhio tutto per ripulirmi e si mise comoda sul suo sedile.

-signor Styles è in ritardo, come al solito- ecco la troia di Economia che mi rompe le palle.

-scusi, sono solo le 8 come pretende che sia puntuale, sa.. ce chi ha una vita e non va a letto con i polli.- mi sedetti nell’ultimo banco accanto alla finestra, presi fuori le cuffie e le collegai al IPhone.

Devo ammettere che le due ore di economia passarono in fretta, dopo essermi fatto un bel riposino, decisi che la mia giornata di scuola poteva concludersi, presi su le mie cose, e mentre i miei compagni si dirigevano nell’aula di matematica io scesi al piano inferiore.

Dopo la solita routine mattutina, finalmente li lasciò andare a lezione, arrivai appena in tempo e grazie a dio il professore non era ancora arrivato, presi posto all’ultimo banco e come al solito cercai di isolarmi da tutto e da tutti. Ogni volta che stavo in mezzo alla gente provavo vergogna, come se tutti sapessero cosa mi succedeva o cosa facevo, ogni sguardo mi faceva paura. Ma non era sempre stato così, da piccola adoravo Harry, era tutto quello che avevo, ho sempre saputo che non eravamo fratelli, che non eravamo legati in nessun modo, ma tra noi c’era qualcosa di particolare, era l’unico di cui m fidavo, l’unico con cui passavo tutto il mio tempo, anche stare da sola con i genitori di Harry anche se pur miei mi metteva a disagio, non sono mai riuscita ad avere un vero e proprio le game con loro mentre con Harry era tutto più facile, non dovevamo parlare per capirci, bastava uno sguardo o una carezza per mettere a posto tutto. Ma le cose era cambiate.

Oggi per uno strano fottuttissimo motivo avevo più bisogno di lei che in qualunque altro giorno, avevo promesso che lo avrei superato, che lo avrei superato per lei, perche tanto avevo lei. Arrivai davanti alla sua classe, sapevo che sarebbe stata li, con urgenza bissai e senza che mi dessero il permesso entrai.

-signor Styles ma che piacere, provo ad indovinare.. ha bisogno di Astra- scherzò la professoressa, ma non avevo per niente voglia di far giochetti.

Subito i suoi occhi si posarono sui miei, e fu come se capi subito dell’enorme bisogno che avevo, infatti senza prendere niente corse da me, prendendomi per mano e portandomi fuori dalla classe, lei sapeva come gestirmi, sapeva cosa aspettarsi da me, sapeva cosa stavo per fare ancora prima che lo facessi.

-Harry, sono qui, ci sono io, stai tranquillo vieni, andiamo in giardino- mi prese il viso tra le mani e fece puntate i miei occhi nei suoi, erano così belli così profondi, erano talmente tanto chiari che si poteva vedere oltre, posò le labbra sulle mie, il corpo mi si rilasso, e gli occhi mi si chiusero lasciano uscire alcune lacrime, avvolgendomi i fianchi mi portò in giardino, li saremmo potuti stare tranquille ed essere noi stessi senza doverci nascondere. Si nascondere, perché due fratelli non possono amarsi, non possono fare l’amore, e non posso essere ciò che noi eravamo.

Harry era la mia vita, era l’unica per persona che avevo e io ero l’unica che gli ero rimasta. I genitori di Harry erano morti esattamente un’anno fa, e lui non l’aveva prese per niente bene, forse perché in quella macchina c’eravamo anche noi due, ma gli unici a morire furono loro.

Cercai stamattina di convincere Harry a restare a letto, potevamo passare la mattina a letto tra cioccolatini e film d’azione i suoi preferiti, ma preferì venire a scuola, era una cosa rara per lui, di solito ci viene a scuola solo per non annoiarsi a casa, per stare un po con i suoi amici e più che latro per tenermi d’occhio. Stamattina avevo provato a distrarlo un po, mi era servito giusto per quei dieci o quindici minuti niente di più e adesso ci trovavamo in giardino, sulla “nostra” panchina, veniamo qua ogni volta che abbiamo voglia di stra noi due da soli insieme, lui si fuma la sua canna e io mi leggo il mio libro, ma oggi, non è questo il motivo, oggi abbiamo bisogno di compagnia, abbiamo bisogno l’uno dell’altra più che mai.

-Come fai ad essere ancora qui? Ancora a sopportarmi dopo tutto questo tempo- sussurrò Harry nell’incavo del mio collo su cui era appoggiato, mentre con una mano lo accarezzavo e coccolavo.

-beh, semplice, senza di te non ci so stare, quindi mi tocca tenerti così come sei- lo sentii sorridere, e poi sollevarsi.

-sei sempre dolce e gentile.. vero?- scherzò ridendo.

-qualcuno deve pur esserlo, nu sei sempre così..- mi guardò il modo minaccioso, ma pur sempre scherzoso.

-Così?- mi incitò a continuare.

-così.. perfetto. -Entrambi sapevamo che non era quello l’aggettivo che volevo dargli ma non volevo peggiorare la situazione,già era abbastanza triste meglio non inferire.

-ti va se andiamo a casa? Non mi va di stare ancora in questo schifo- Harry si alzò aspettando che lo seguissi e così feci. Era sempre così dove va lui vado io, quello che fa lui lo faccio io e viceversa, eravamo due esseri viventi che messi insieme se facevano uno perfetto, noi eravamo perfetti.

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