FRATELLASTRI


12Likes
4Comments
244Views
AA

4. BENCH

BENCH

Storia.. che materia insulsa, inutile, ore sprecate, potevo stare a letto anzi che alzarmi e venire in questo schifo, dopo una settimana che sto a casa, venire qua è dura. Ci ho messo una settimana a riprendermi dall’incontro di box, mentre Astra veniva a scuola tutti i giorni, è ancora arrabbiata con me, continua a tenere le distanze. Odio questa situazione, mi sono ritirato dalle scommesse per lei, ed ora non ho più una via di sfogo, con quell’incontro ho fatto un sacco di soldi, ho pagato tutti i debiti, e stasera chiuderemo l’ultimo affare poi me ne tiro fuori, l’ho giurato ad Astra che mi sarei rimesso con la testa a posto, lei non sa del nostro secondo lavoro, e spero non lo venga a sapere se no questa volta mi uccide. Dalla finestra dell’aula posso vederla, in giardino, sorrido.. è bellissima, la riconoscerei tra mille.

-vado in bagno- dico alzandomi e uscendo.

-prego faccia pure Styles-

Devo uscire, non ce la faccio a stare in classe, non con i pensieri che mi uccidono, decido di andare in cortile, anche se fa fresco, almeno potrò pensare con tranquillità e decidere cosa fare. Non ho amiche a cui chiede, non ho una mamma con cui parlare, non ho nessuno a parte Harry, e a volte lui non mi può aiutare anche se fa sempre il possibile. in cortile mi siedo sulla solita panchina. Ho un ritardo di dieci giorni, spero che non sia niente, ma non posso dire di essere certa che non sia nulla, io ed Harry scopiamo in continuazione, tranne nell’ultima settimana che è la punizione per avermi mentito, in più sono sempre regolare, non mi succede mai di avere ritardi, è vero anche che in questo periodo sono stressata. Non so cosa pensare, al momento l’unica cosa che so e di non dire niente ad Harry.

-come mai qui da sola- sobbalzo, mi ha fatto prendere un colpo.

-Harry… mi hai spaventata..- mi sposto per fargli posto.

-allora come mai qua?- mi chiede ancora.

-dovevo pensare-

-è da un po che non parliamo, mi manchi sai.- “anche tu mi manchi.. ma io sono arrabbiata con te..”

Non so perché, ma mi alzo di scatto e lo prendo per mano.

-vieni ho un’idea!- lo trascino dietro la scuola, dove di solito ci sono i drogati, ma a quest’ora non c’è nessuno.

-Astra.. ahahah cosa vuoi fare- mi chiede anche se sa benissimo cosa voglio fare.

-veramente mi stai chiedendo cosa voglio fare?- ci guardiamo, e senza dire niente mi prende in braccio, attaccandomi alla parete del muro. Mi aggrappo al suo collo e lo bacio, mi alza la gonna in pelle a vita alta, e poi lo sento abbassarsi la lampo dei Jeans.

-Mi sei mancata- sussurra, sento la sua erezione contro la mia intimità a dividerci c’e solo un pezzo di stoffa trasparente, lo sento strusciarsi contro di me, con le gambe e le braccia mi tengo stretta a lui, mentre Harry con una mano mi tocca il seno e con l’altra mi sorregge.

-anche te, ma fai in fretta prima che arrivi qualcuno- dico ridendo mentre mi morde il collo facendomi il solletico, lo tiro per i capelli rifacendo congiungere le nostre bocche, appena le nostre bocche si toccano, si spinge dentro di me, trattengo un urlo, un po’ per la sorpresa e un po’ per il male, con le braccia mi tengo più stretta, mentre allento le gambe per dar la possibilità ad Harry di muoversi, ha le mani sui glutei e mi muove contro di lui.

-merda- sussurrò quando inizia a toccare il mio centro.

-mai più astinenza- dice lui contro il mio orecchio. Rido.

Sento che sto per venire, mi stringo a lui ancora di più, sento le gambe tremarmi, il fiato pesante. Harry mi stringe i fianchi e mi muove veloce, per poi rallentare, non vuole venirmi dentro ma credo che ormai la frittata sia fatta. Mentre lo penso vengo, cercando di trattenere i gemiti, che Harry tappa baciandomi, subito lui esce, e si svuota ai nostri piedi anche se ormai mi che il danno è fatto, ma meglio non dire niente.

-devo tornare in classe- lo informo mentre mi sistemo la maglietta.

-anche io- disse facendo un finto broncio.

-allora.. ci vediamo all’uscita- dissi avvicinandomi e appoggiando le mani sul suo petto.

Mi circonda la vita –va bene piccola- sussurra baciandomi.

Mentre attraverso il corridoio per arrivare in classe, vengo fermata da una bidella.

-Styles, la preside la cerca- ne rimasi sorpresa, anche se ero abituata ad andarci, ogni volta che Harry dava di matto, chiamavano me per tenerlo tranquillo, ma non poteva essere di certo quello, lo avevo appena visto. Di fretta andai davanti all’ufficio e dalla vetrata vidi che Harry era dentro, mi videro e mi fecero segno di entrare.

-Astra, vieni accomodati- titubante mi avvicinai e mi sedetti accanto ad Harry.

-vi ho convocati perché c’è una persona che vuole palare con voi- spiegò la preside, non avevo neanche notato che accanto a noi c’era una donna, magra, con i capelli lunghi e rossicci, teneva in mano un bloc notes e ci guardava seria.

-lei è dei servizi sociali- quando sentii quella parola, sussultai, Harry mi guardò e mi fece segno di stare tranquilla.

-e qui perché vuole parlare con voi, la scuola ha dato il permesso per farvi vedere qui-aggiunse.

-non vedo il motivo per questo in contro- disse Harry iniziando ad alterarsi.

-dati i tuoi comportamenti aggressivi, alcune persone si preoccupano che tu non li abbia anche con Astra- parlò la tipa dei servizi sociali.

-i miei comportamenti sono dovuti a motivi che non riguardano Astra, non le ho mai fatto del male, e non ho intenzione di fargliene..- disse guardandola, come se la stesse sfidando.

-ma di questo non abbiamo le prove, come sappiamo se tu abusi di lei, o la picchi, vivendo da soli, nessuno vi controlla, e noi dobbiamo accertarsi che lei come minore non si danneggi- spiegò ancora.

-state scherzando- urla Harry alzandosi di scatto dalla sedia facendola cadere. –lei è mia sorella, vivo con lei da sempre, vivo solo per lei, e voi pensate che io possa farle del male? Non ho mai alzato un dito su di lei. Chi cazzo siete voi per venire qui e dire queste cose- continua ad urlare, se continua così mi portano via subito, è meglio che intervenga.

-Harry, vogliono solo accertarsi che io stia bene, non ti hanno accusato di niente- gli dico con calma avvicinandomi a lui.

-Astra, ti vogliono solo portare via da me, perché pensano che io sia un’incapace, che io sia un fallito- mi fissa negli occhi e posso vedere che sta per piangere, non sa nascondere le sue emozioni, non con me, e sempre così debole, quando si parla di me.

-Harry, nessuno mi può portare via da te, hai capito, tu non mi faresti mai male, tu sei l’unico di cui mi fido, e loro, e tutti loro lo capiranno- gli spiego, accarezzandogli un braccio. Per un attimo eravamo solo noi due, mentre le due donne dietro di noi ci guardavano e ascoltavano.

-scusate- dissi rimettendomi a sedere.

parlammo ancora con la tipa, o almeno io ci parlavo, Harry stava ad ascoltare. Il succo del discorso era controllarci, e vedere se tutto era a posto.

Restammo a parlare fino alla fine delle lezioni, vollero sapere cosa facevamo a casa, le nostre abitudini, chi cucinava, chi puliva, vollero sapere tutto, poi ci lasciarono andare, Harry era rimasto serio tutto il tempo, alle domande rispondevo io, l’unica cosa che faceva era annuire e sbuffare.

-Harry, stai calmo, se fai così peggiori solo la situazione- dissi fermandolo nel corridoio, per parlargli meglio.

-cosa dovrei fare? Essere gentile e carino, darle i cioccolatini? Tu non c’eri quando avevano già deciso di portati via da me, tu non c’eri quella mattina che ti sono venuti a prendere, e che li ho convinti a lasciarti con me, non volevo dirti niente, volevo che tu non sapessi che loro non si fidavano a lasciarti a me, che nessuno si fida quando sei con me. Tutti credono che io ti faccia del male, lo vedo da come ti guardano e da come guardano me, una volta ero venerato da tutte, era un grande qui a scuola ero un figo, quando c’erano ancora i ragazzi, noi eravamo i migliori, poi è cambiato tutto, tu sai venuta alle superiori, dovevo pensare a te, poi i ragazzi se ne sono andati, io sono diventato quello che sono e il resto lo sai..- stringe tra i denti per non urlare.

-non mi hai mai raccontato niente dei servizi sociali- sussurro.

Solleva il viso e si guarda in torno, alcune ragazze stanno uscendo da un’aula.-possiamo andare a casa a parlarne?- mi chiede.. annuisco, mettendomi un braccio attorno alle spalle camminiamo verso l’uscita.

Le ragazze che erano uscite dalla classe, ci superano correndo fuori, io ed Harry ci guardiamo, e camminiamo più veloce. Quando usciamo, molti sguardi vengono puntati su di noi, mentre altri sono puntati dall’altro lato della strada.

-ecco cos’è tutta questa confusione- mi metto a ridere.

-tutti insieme facciamo ancora quest’effetto- nella sua voce si sente malinconia, si vede che gli mancano i suoi amici.

Dall’altro lato della strada ci sono i ragazzi, che a quanto pare stanno aspettando noi, aumentiamo il passo, passando in mezzo a tutti i ragazzi, ma soprattutto ragazze che sono li ad osservarli.

-avete scombussolato le teste di tutte queste troie- dice Harry ancora un po distante dai ragazzi, loro ridono e anche io, mi stacco da Harry per salutarli Louis, Niall e Liam con un bacio, mentre Zayn che non è molto affettuoso con una stretta di mano, gli sorrido e lui prova a fare una smorfia simile ad un sorriso, chissà cosa gli è successo per diventare così.

-si sente la puzza di latte da qua- sfotte Louis, dando un’occhiata in giro. Rido.

-come mai qua?- chiese Harry.

-dobbiamo andare subito, alla taverna- disse Liam. Taverna? Che taverna?

-va bene.. accompagniamo lei a casa e poi andiamo- disse Harry.

-Io veramente devo andare in centro.. a.. comprare delle cose.- dissi, dato che Harry aveva da fare potevo comprarlo.. come immaginavo Harry mi guardò male.

-bene.. ragazzi ci vediamo, accompagno lei in centro, ci troviamo la- li informa Harry, annuiscono e salgono sulla loro macchina mentre io ed Harry andiamo nel parcheggio a prendere la nostra.

-cosa vai a fare in centro? Ti servono dei soldi?- mi chiese Harry mentre siamo in auto.

-voglio comprarmi qualcosa, non so una giacca nuova, o un paio di Jeans. E si, mi daresti dei soldi, non ne ho- gli risposi.

Tira fuori il portafogli dalla tasca dei pantaloni e mi da 100$.

-grazie..- gli sorrido mentre mi guarda di sfuggita per poi tornare con gli occhi sulla strada.

Si ferma con la macchina vicino al bar in cui andiamo di solito a fare colazione.

-ci vediamo tra un’ora qua va bene?-

Annuisco, apro lo sportello e scendo, aspetto che la macchina di Harry parta e poi vado verso la farmacia all’angolo.

-salve- mi saluta, la signora dietro il bancone.

-em.. salve- saluto incerta, che vergogna..

-desidera?- mi sorride, vedendo la mia faccia intimidita.

-io.. vorrei.. un.. quello per.. – respiro a fondo. –vorrei un test di gravidanza- dissi tutto d’un soffio.

La signora annuisce, si gira alle sue spalle, e prende una scatolina.

-ecco, è il migliore, le istruzioni sono dentro.- mi sorride ancora, porgendomi la scatola.

-grazie.. quant’è?- chiesi. Non riuscivo neanche a guardarla in faccio, mi vergognavo troppo, non sono brava a parlare, non sono di molte parole, soprattutto in questi casi.

-tranquilla è un regalo..- mi sorride. –grazie- sussurro. Prendo la scatola ed esco dalla farmacia. Subito la infilo dentro la borsa, non voglio che nessuno la veda, non so cosa fare, ho il terrore, se è positivo cosa faccio, come lo dico ad Harry, cosa diranno i servizi sociali, a scuola come farò, dovrei tenerlo? E se non lo fossi, dovrei dirlo ad Harry che ho rischiato, che deve stare attento, che odio nascondermi da tutti, che voglio che la gente sappia. Pensando a questo test, pensando che sto rischiando di essere incinta, non voglio nascondermi, voglio fare tutto più liberamente, non voglio fingere. Odio questa situazione, come farò se sono in cinta, come faremo, nessuno sa di noi, e un bambino non lo posso fare da sola, non rimango in cinta grazie allo spirito santo. Basta pensare, basta tutto questo, voglio stare tranquilla, adesso che non c’è Harry posso essere tranquilla.

Entro in un paio di negozi, e alla fine compro una giacca verde con dentro il pelo, una cuffia di lana, e una Jeans chiaro stretto. E vado davanti al bar, sono anche in ritardo, Harry si starà preoccupando, ma non mi ha ancora chiamato quindi… Louis?

-Louis?- perché c’è Louis dove mi ha lasciato Harry?

-Vieni Astra.. dobbiamo andare a casa..-dice aprendomi lo sportello e facendomi segno d’entrare..

Senza dire niente faccio come mi dice, è quello che vorrebbe Harry. La macchina parte, ed io sono ancora in silenzio, provo a mandargli dei messaggi ma non risponde, ogni tanto Louis si gira per guardami ma quando lo fa faccio finta di niente. Ho paura di quello che mi possa dire. Sembra un attimo e la macchina si ferma, ma non è casa nostra non mi ero neanche accorta che eravamo in una proprietà priva, la casa è enorme , era tutta illuminata, sembrava la casa delle bambole,bellissima.. ma dove siamo?

-scendi- dice serio, ne un sorriso, ne niente. Faccio come dice e scendo, lui in tanto mi aspetta, e insieme andiamo verso la porta.

-Dove siamo Louis?- gli chiesi incerta, fermandomi un po più dietro di lui arrivai alla porta.

-Harry non voleva che ti portassi qui, ma è giusto che tu sappia- non ebbi neanche il tempo di capire il significato di quella frase che la porta si aprii, un uomo alto e grosso tutto vestito di nero ci aprii.

-Paul- lo salutò Louis, era lo stesso uomo che aveva fatto entrare i ragazzi all’incontro di box.

-lei?- chiese serio, quasi arrabbiato. Da quando le ragazze sono così indesiderate. Mi domandai.

-Harry- rispose Louis semplicemente. A quel nome si fece di lato ed entrammo.

Mi guardo attorno, sembra finta è bellissima.

ci sono alcuni ragazzi/uomini seduti sui divani, ma sono troppo lontani e non li vedo bene, dalla ringhiera in cima alle scale vedo Liam che è al telefono a parlare con qualcuno, quando mi vede strabuzza gli occhi e mette giù il telefono, venendo da noi.

-Ciao- lo saluto cordialmente, ma sembra ignorarmi.

-cosa ci fa lei? Vuoi che ti uccida?- gli urla contro.

-Liam.. lui adesso ha bisogno di lei, se no ci uccide veramente-ancora non capisco, quando sento un’urlo, è di Harry lo so.

-Dov’è Harry- chiedo agitata, gli uomini che erano seduti sul divano vengono verso di noi di corsa, l’urlo viene da su, quindi corro verso le scale ma qualcuno mi blocca, mi giro. È un uomo alto e grosso, vestito di nero anche lui. Qui hanno una gran fantasia con i vestiti.

-ragazzina stanne fuori non ti conviene andare su- strattono il braccio liberandomi dalla sua presa.

-e a te non ti conviene toccarmi- nel momento in cui finisco la frase un altro urlo,corro su per le scale,mi trovo un enorme corridoio ai lati con tanti divani, e alcune porte, ma solo una è aperta. Subito vado verso di quella, non sono sola sento dei passi dietro di me, sono quegli uomini, Louis e Liam.

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...