Wish on a starry night

Il suo nome è Kiyoshi, in giapponese significa ‘puro’. È il settimo figlio di una famiglia proveniente da Osaka. Essendo il più problematico dei sette figli, i suoi genitori lo ignoravano piuttosto di frequente. Questa situazione lo faceva stare così male al punto che decise di scappare da quella casa. Grazie ad un suo amico d’infanzia riuscì a trovare i soldi per trasferirsi a Tokyo. Appena arrivato lì, a soli sedici anni, cercò invano di trovarsi un lavoro e si rese subito conto di non aver preso in considerazione che nessuno lo avrebbe assunto. Dopo mesi passati sotto un ponte, riuscendo a stento a vivere dignitosamente, un uomo gli si avvicinò e gli offrì un lavoro che mai si sarebbe aspettato di fare: il gigolò.

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1. Welcome in the Night Lovers Club - Prologo

Welcome in the Night Lovers Club
Prologo
 

“Come ti chiami ragazzo?” Mi chiese l’uomo che disse di chiamarsi Sakamoto Osamu.
“Kiyoshi…” Feci un respiro profondo e continuai “…Miura Kiyoshi.”
“Bene Kiyoshi, ho delle regole da dirti prima di entrare.”
Annuii.
“Per prima cosa ricorda che il cliente può fare tutto finché paga. Inoltre, non provare neanche a scappare se ti offrono un anticipo.”
Va bene.”
“Un consiglio: se mai dovesse succedere qualcosa mentre sei con i clienti, usa questa.” Mi passò una piccola pistola. “Cerca però di usarla solo se è davvero necessario. Ricorda che non sarò sempre in grado di tirarti fuori dai tuoi eventuali casini.”
“Ho capito, cercherò di non usarla.” Mi infilai la pistola nei pantaloni ed entrai nella stanza in cui si riunivano tutti i gigolò per aspettare di essere chiamati.
La stanza non era molto luminosa e lo stile ricordava molto i camerini dei teatri ma almeno era spaziosa. Guardandomi in giro trovai un unico armadietto non utilizzato e ci misi dentro la pistola che mi aveva dato Osamu e l’unica borsa con alcuni cambi di vestiti che avevo.
Cercai di non dar troppo peso a tutti gli altri ragazzi che mi osservavano incuriositi e divertiti.
Uno di loro mi si avvicinò con una certa aura di sfida.
“Sei quello nuovo?” Mi chiese.
“Te invece non sei ancora andato in pensione?” Mi squadrò dall’alto in basso ridacchiando e scambiandosi qualche occhiata con gli altri.
“A questa puttana gli va di scherzare.” Mi urlò contro sottolineando puttana più del dovuto. Mi sbattè contro l’armadietto e mi porto in alto le mani.
“A chi va di divertirsi gratuitamente con questa puttanella?” Rise.
“Lasciami vecchiaccio.” Gli ordinai cercando di liberarmi da quella presa.
Altri tre si avvicinarono e mi accerchiarono togliendomi anche le ultime vie di fuga.
Il vecchiaccio iniziò ad infilarmi la mano nella maglietta, toccandomi prima sull’addome e poi sul petto. “Lasciami vecchio pervertito.” Ribadii ma lui sembrava perso nel vuoto e non mi diede ascolto, anzi iniziò a massaggiarmi un capezzolo mentre mi leccava e mi baciava sul collo.
“Disgustoso.” Gli dissi cercando di mettere in questa parola tutto il mio odio che avevo iniziato a provare verso di lui.
Non disse niente, sorrise solo con malizia e guardandomi come un cane randagio guarda una bistecca.
“Ragazzi, questa puttana mi piace proprio! Diamogli il benvenuto che si merita.” Iniziarono tutti a guardarmi e a ridere. Ma che cazzo hanno da ridere?!
Il vecchiaccio mi lasciò le mani e pensai che fosse finita così ma subito gli altri tre mi afferrarono e mi trascinarono sul divanetto lì vicino. Uno mi legò i polsi e me li portò sopra alla testa mentre gli altri due mi tennero fermo. Iniziai a dimenare le gambe cercando di liberarmi ma senza successo.
Mi tolsero la maglia e il vecchiaccio iniziò a mordicchiarmi un capezzolo mentre con la mano mi slacciò i pantaloni.
“Hai proprio un bel fisico tesoro. Potresti pure diventare più famoso di lui!” Disse togliendomi i pantaloni. Cercai di fare resistenza quando tentò di togliermi le mutande ma più tentavo di liberarmi e più lui mi toccava. Sembrava di essere tra le spire di un serpente.
Mi toccò l’ormai evidente erezione, forse non lo avrei mai ammesso a me stesso, ma tutto sommato il vecchiaccio ci sapeva fare. Non a caso è una puttana. Pensai.
Mi afferrò il membro e lo leccò partendo dal basso andando sempre più in alto e poi di nuovo giù. “Mmmh…” Ansimai. Quando sentì che mi piaceva il suo servizietto lo prese tutto in bocca, succhiandomelo con forza. Si tolse i pantaloni e con un unica spinta me lo mise dentro. Pian piano iniziò ad aumentare il ritmo e nel frattempo continuava a massaggiarmi il membro.
“Rilassati.” Disse spingendo sempre di più.
Continuavo ad ansimare ormai senza più fiato e con le lacrime agli occhi per il dolore. Venni e dopo un po’ di spinte venne anche lui. Senza preoccuparsi del fatto che mi potessi fare male uscì e si rimise i vestiti. Mi guardò ansimare e si lecco le dita.
“Fantastico. Dovremmo rifarlo un giorno!”
Si stavano allontanando da dove ero io quando si bloccarono tutti di colpo.
“Vi siete divertiti? Huh?”
“E..Endō-san, da quanto sei qui?!”
“Da abbastanza tempo per capire che merda di persone siete.”
Cercai di rimettermi a sedere per vedere chi era riuscito a zittire quel branco di animali e lì vidi un ragazzo forse di due o tre anni più grande di me, e cazzo, era bellissimo.
“Andatevene.” Gli ordinò e subito loro come cagnolini mansueti gli obbedirono.
Si sedette accanto a me e mi slegò i polsi e me li massaggiai un po’ per mandare via il dolore.
“Tu chi sei?” Gli domandai.
“Io sono Endō Shun, piacere di conoscerti. Tu devi essere Kiyoshi, giusto?”
“Esatto.”
“Mi scuso da parte di quel branco di stronzi per come ti hanno trattato. Gliela farò pagare, tranquillo.”
“Non serve che ti preoccupi per me, so badare a me stesso.” Gli dissi mentre cercai di alzarmi ma un lancinante dolore mi colpì e caddi sulle ginocchia. Shun mi aiutò a rialzarmi e mi passò una coperta per coprirmi.
“Harada ti ha proprio dato un caloroso benvenuto, eh?”
“Eh già.” Ridacchiai.
“Allora dovrei darti anche il mio di benvenuto.”
Mi baciò molto dolcemente, mi sorrise e mi sussurrò…
“Benvenuto Kiyo-kun.”

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