Wish on a starry night

Il suo nome è Kiyoshi, in giapponese significa ‘puro’. È il settimo figlio di una famiglia proveniente da Osaka. Essendo il più problematico dei sette figli, i suoi genitori lo ignoravano piuttosto di frequente. Questa situazione lo faceva stare così male al punto che decise di scappare da quella casa. Grazie ad un suo amico d’infanzia riuscì a trovare i soldi per trasferirsi a Tokyo. Appena arrivato lì, a soli sedici anni, cercò invano di trovarsi un lavoro e si rese subito conto di non aver preso in considerazione che nessuno lo avrebbe assunto. Dopo mesi passati sotto un ponte, riuscendo a stento a vivere dignitosamente, un uomo gli si avvicinò e gli offrì un lavoro che mai si sarebbe aspettato di fare: il gigolò.

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7. Two birds with one stone 6° Capitolo (1°Parte)

Two birds with one stone

6° Capitolo (1°Parte)

 

Mi rigirai nel letto più volte cercando di addormentarmi.

Impossibile.  Come posso dormire tranquillo dopo quello che gli è successo?

Mi alzai dal letto e mi avvicinai silenziosamente a Shun e lo guardai dormire. Gli accarezzai i capelli e gli rimboccai le coperte.

Uscii dalla camera, cercando di fare piano per non svegliarlo, scesi le scale e mi fermai sugli ultimi gradini.

“Ragazzi non pensate che quel moccioso di Kiyoshi si sia innamorato di Shun? Sarebbe proprio divertente vedere cosa farebbe Kiyoshi per salvare la sua amata puttanella.”

Disse Harada ai suoi amici.

“Però sarebbe uno spreco lasciare un tipo sexy come Shun a Kiyoshi.” Rispose uno di loro.

Gli altri lo guardarono con un’espressione divertita.

“Kiyoshi è molto più sexy di Shun.” Rispose Harada.

“Non hai visto che bel culo ha?” Chiese il ragazzo più vicino ad Harada.

“Farò più attenzione la prossima volta.” Scoppiarono tutti a ridere.

Che stupidi… Attesi qualche minuto che i tre uscissero e andai in salotto, lo attraversai velocemente fino ad arrivare in cucina. Aprii il frigorifero, afferrai una birra e l’aprii.

“Non dovresti bere tutto solo.”

“Tu chi sei?” Chiesi alzando lo sguardo dalla bottiglia.

“Shinatama Natsu, piacere di conoscerti.” Rispose con un enorme sorriso.

“Miura Kiyoshi, piacere mio.” Gli sorrisi.

Natsu era un po’ più basso di me, era magro e la sua carnagione era davvero molto chiara. Aveva i capelli biondo cenere, corti con una frangetta spostata leggermente verso sinistra che gli arrivava fino agli occhi color cioccolato.

“Che ne dici se ce la dividiamo?” Indicò la birra che stavo bevendo.

“Certo.” Gli passai la bottiglia e ne bevve un lungo sorso per poi ripassarmela e feci per berne un sorso anche io.

“Kiyocchan, quando ti senti triste o preoccupato parlane con qualcuno. L’alcol non risolve i problemi. È come il mare, li annega per poi riportarli in superficie.”

Mi bloccai, tenendo la bottiglia vicino alle labbra.

“Penso di aver capito.” Gli passai la bottiglia e mi sorrise.

“Io voglio esserti amico, quindi, parlane con me se qualcosa ti turba.”

Annuii. Posso davvero fidarmi di lui?

“Sai Kiyocchan, era un po’ di tempo che non venivo qui.”

“Lavori qui?” Chiesi.

“No, diciamo che questo è il luogo dove sono cresciuto.”

“Cosa intendi dire?”
“Mia madre è la proprietaria di questo posto.”

“Sei il fratello di Shun?” Chiesi stupito.

“Solo legalmente. Non abbiamo nessun legame di sangue.”

“Quindi tu…” Mi interruppe.

“Già, sono stato adottato.” Disse con un sorriso.

Restai in silenzio, non sapevo cosa dire o come comportarmi.

“Dov’è Shun ora?” Chiese alzandosi e porgendomi una mano.

“Sta dormendo.” Dissi afferrando la sua mano per alzarmi.

“Allora andiamo a svegliarlo!”  Rispose camminando velocemente verso le scale.

Si girò a guardarmi.

“Kiyocchan, qual è la vostra stanza?” Chiese grattandosi la testa.

“La centodue.”

Aumentò ancora il passo e arrivò davanti alla porta, fece un grande respiro e la spalancò.

“SVEGLIATI SHUN!”

“Natsu è notte fonda che ti salta in mente?!”

Quest’ultimo si stropicciò gli occhi farfugliando qualche parola incomprensibile.

“Scusaci Shun. Usciamo subito.” Dissi a bassa voce mentre presi per un braccio Natsu per trascinarlo fuori.

Shun si schiarì la voce.

“Non ho detto che dovete andarvene.”

Mi girai a guardarlo e notai che stava facendo un finto broncio. Che carino… Shun ci invitò a sederci accanto a lui battendo la mano sul letto.

Io mi misi seduto sul mio letto, di lato al suo, mentre Natsu si sedette vicino a lui e gli mise un braccio intorno alle spalle.

“Allora come te la passi fratellino?” Chiese sorridendo.

“Bene.” Disse fingendo un sorriso a cui Natsu rispose aggrottando le sopracciglia. “Non è importante, Natsu.” Aggiunse osservando l’espressione che il volto di Natsu assunse. “Piuttosto che mi dici della tua vacanza a Helsingborg?”

Strinsi i pugni così violentemente che si sentirono le dita scrocchiare.

“Non è importante? La tua salute non è importante, la tua vita non è importante o cosa? Diamine Shun, tu lo sei quindi non venire a dirci di non esserlo!”

“Kiyo non devi preoccuparti, è già successo. Il mio corpo ormai ci è abituato.”

“Tu mi dici che stai bene e che non devo preoccuparmi, addirittura dici di esserci abituato. Come pensi che dovrei rispondere, eh?!” Avvicinai il mio viso al suo guardandolo dritto negli occhi.

“Come puoi dire di stare bene quando la tua anima sta piangendo?! Come puoi dirlo quando il tuo sguardo è perso nel vuoto, eh?! Io… io non ce la faccio a vederti ridotto così.” Continuai.

Shun evitò il mio sguardo e allontanò il suo viso dal mio.

“Non posso accettare che ti abitui a tutto ciò e non voglio più vedere l’uomo che amo che viene violato. Quindi Shun preparati, ti farò uscire da questo mondo, dovessi sputare sangue e metterci anni ma ti prometto che ti porterò via da qui.” Dissi riavvicinandomi a lui e ormai la distanza era così minima che riuscivo a sentire il suo respiro caldo sulle mie labbra.

Lo baciai.

Shun mi mise le mani sulle spalle e mi allontanò.

Natsu si schiarì la voce.

“Non so se sia il caso di dirvelo però vi ricordo che ci sono anche io qui.”

Arrossii e mi rimisi seduto sul letto.

“Bene ora che ho la vostra attenzione, vorrei sapere cos’è successo.” Disse Natsu.

Gli raccontammo tutto, dal primo giorno in cui ero venuto qui fino alla sera precedente.

“Non è una bella situazione.” Sospirò pensieroso Natsu.

“Vorrei fargliela pagare a tutti: a quello stronzo di Harada e a quei vermi.  Non risparmierò nessuno!”

“Piano, piano Kiyocchan, per prima cosa dobbiamo ideare un piano, non credi? Non è da persone intelligenti agire senza averne uno.”

“Allora che stiamo aspettando? Facciamone uno che ci permetta di prendere due piccioni con una fava, no?”

 

***

 

Ormai erano passate due settimane da quella notte e nessuno dei tre era riuscito a trovare una qualche traccia che ci indicasse la posizione di Yataro e Daichi, i vermi che avevano violato Shun.

Non erano molte le cose che potevamo fare per ottenere delle informazioni ma una di queste era leggere il giornale, nel quale era riportata la notizia di un gruppo criminale che per fare soldi rapiva dei ragazzi dicendo che li avrebbero pagati in cambio di qualche registrazione AV, però questi giovani venivano ritrovati morti o in fin di vita sulle strade più deserte.

“Ci siamo! Natsu, Shun, sono loro. Ne sono sicuro!” Esultai.

“C’è scritto dove è stato preso il ragazzo?” Chiese Natsu.

“Qui dice che i suoi amici lo hanno visto per l’ultima volta qui a Kabukichō.” Risposi.

“Perfetto, allora deve essere qui. Kiyocchan te la senti di dare inizio alle danze?” Esclamò speranzoso Natsu.

“E me lo chiedi?” Risposi con un sorriso quasi diabolico.

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