Wish on a starry night

Il suo nome è Kiyoshi, in giapponese significa ‘puro’. È il settimo figlio di una famiglia proveniente da Osaka. Essendo il più problematico dei sette figli, i suoi genitori lo ignoravano piuttosto di frequente. Questa situazione lo faceva stare così male al punto che decise di scappare da quella casa. Grazie ad un suo amico d’infanzia riuscì a trovare i soldi per trasferirsi a Tokyo. Appena arrivato lì, a soli sedici anni, cercò invano di trovarsi un lavoro e si rese subito conto di non aver preso in considerazione che nessuno lo avrebbe assunto. Dopo mesi passati sotto un ponte, riuscendo a stento a vivere dignitosamente, un uomo gli si avvicinò e gli offrì un lavoro che mai si sarebbe aspettato di fare: il gigolò.

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2. The First Customer - 1° Capitolo

The First Customer

1° Capitolo

 

Shun ed io salimmo al piano del dormitorio e entrammo nella stanza centodue.

La stanza era luminosa e grande, proprio come piaceva a me. I muri erano giallini  e l’arredamento era tutto in legno di mogano scuro. C’erano due scrivanie, due armadi molto ampi e due letti.

Aspetta… non sono da solo in camera?!

“Shun-kun, chi sarà in camera con me?” Chiesi preoccupato.

“Ci sarò io.” Mi rispose facendomi un sorriso.

Shun mi passò la borsa che avevo messo nell’armadietto e fece per uscire.

“Dovresti farti una doccia.”

“Hai proprio ragione.” Dissi cercando di coprirmi con la coperta.

“Più tardi tornerò con alcune persone, vedi di farti trovare pulito.” Uscì.

Mi lasciai cadere sul letto. Quanto tempo sarà passato dall’ultima volta che mi sono sdraiato su un letto? Con un filo di malinconia ricordai i giorni passati a Osaka, i giorni in cui non dovevo rubare per mangiare, i giorni in cui dormivo in un posto caldo. E con rabbia ricordai il giorno in cui scappai. Come potevo dimenticare il giorno in cui io, uscendo di casa e girandomi per vedere se qualcuno si fosse accorto che ero andato via,  incontrai gli occhi dei miei genitori che mi guardavano con un tale sguardo da farmi scendere all’istante molte lacrime amare?

Uno sguardo di felicità per il fatto che il loro più grande problema fosse ormai risolto, nei loro occhi non vidi nessuna traccia di tristezza.

Li odiai e tutt’ora non riesco a provare nessun altro tipo di sentimento verso di loro.

Mi alzai dal letto e afferrai un asciugamano pulito che trovai dentro uno degli armadi e mi diressi verso il bagno.

Mi guardai allo specchio dopo mesi; I miei capelli neri erano cresciuti molto, ormai mi arrivavano alle spalle e alcuni ciuffi mi ricadevano sulla fronte fino alle sopracciglia. Osservai i miei occhi.

Gli occhi che non riuscivo ad amare, gli occhi che mio padre mi fece uguali ai suoi.

Odiavo il mio aspetto perché ero dannatamente uguale a mio padre. Quando ero piccolo tutti mi dicevano che ero uguale a lui e che dovevo esserne fiero.  Ma come potevo amare un uomo che non mi aveva mai trattato come suo figlio?! I miei fratelli erano amati dai miei genitori: erano bravi a scuola e lo erano anche a casa, facevano sempre tutto quello che i miei dicevano.

Non pronunciavano mai una parola che potesse farli irritare, ma io ero diverso da loro, non sono mai stato bravo a scuola e ho sempre odiato studiare, a casa stavo sempre chiuso in camera mia e quando ogni tanto andavo da loro facevo solo casino. Non ascoltavo mai quello che mi dicevano e figuriamoci se poi mi preoccupavo di quello che dicevo! Insomma ero un dannato ragazzino, ma almeno ero sincero, non mentivo mai anche a costo di sembrare freddo o un fottuto bastardo;

Invece loro erano diversi, facevano tutto solo per conquistarsi la fiducia dei miei, erano falsi ma così falsi che non riuscivo a stargli vicino per più di mezz’ora senza che mi venisse la voglia di prenderli a pugni e fare così uscire tutto il marcio che avevano dentro.

La mia era una famiglia importante e in quanto tale io non mi sentivo adatto a stare con loro.

Avevo passato l’ultimo anno con questa convinzione e anche se chiedevo ai miei genitori cosa ne pensassero loro mi ripetevano sempre che non era vero, ma io sentivo i loro sguardi di disgusto su di me!

Una notte piansi tutte le lacrime che avevo quando non si erano ricordati del mio compleanno, mentre ai miei amati fratelli fecero enormi feste piene di amici.

Mi grattai la fronte, come per scacciare all’istante tutto quello che avevo riportato in superficie, e entrai nella doccia.

Il tempo era volato così velocemente tra i ricordi e la doccia che non mi resi neanche conto che era passata un’ora.

Tornai in camera con indosso solo un asciugamano quando vidi sedute sul letto due ragazze forse di vent’anni che mi guardarono arrossendo e Shun seduto sulla sedia.

“Ce ne hai messo di tempo per farti la doccia.” Mi disse Shun con tono scocciato. “Loro sono Tsubasa e Yuuki” Indicò le due ragazze. “Forza fate quello che dovete fare e poi andate. Per colpa della lentezza di un certo qualcuno siamo in ritardo.”

Tsubasa si avvicinò per prima e mi scrutò attentamente dall’alto in basso girandomi attorno. Arrossii per l’imbarazzo quando mi tolse l’asciugamano.

“Hey che stai facendo?” Dissi coprendomi con le mani.

“Stiamo solo facendo quello per cui siamo pagate.” Disse Tsubasa.

“Cioè fare la maniache?”

“No.” Rispose ridendo Yuuki.

Tsubasa mi spostò le mani continuando a guardarmi. Ma che razza di lavoro è?

“Hai proprio un corpo perfetto Kiyoshi-san. Anche il tuo viso è perfetto e il color nocciola dei tuoi occhi è bellissimo. I clienti ne saranno soddisfatti.” Disse Tsubasa.

“Non credi che dovremmo tagliargli i capelli?” Domandò Yuuki alla sua collega.

“Non credo, sono sexy così.” Rispose quest’ultima.

“Non dovreste fare commenti personali sui vostri superiori.” Disse Shun ridacchiando e prendendole un po’ in giro.

“Siamo i loro superiori?” Chiesi un po’ stupito.

“Esatto! Noi siamo le vostre, come dire, baby sitter.” Rispose Yuuki iniziando a ridere.

“Allora visto che siamo in vena di complimenti devo dire la mia, Kiyo-kun hai proprio un bel culo.” Mi disse Shun. Io diventai subito rosso e abbassai il viso per la vergogna.

“Che carino.” Aggiunse Tsubasa.

“Bene, è ora che ti vesti. Mettiti questi.” Mi passò un paio di boxer neri, una maglietta a rete a maniche corte nera e un paio di pantaloni in pelle attillati neri. Hanno proprio tanta fantasia per  i colori.

“Dovrei indossare questi cosi?! Non faccio prima ad andarci direttamente nudo?” Chiesi.

Yuuki ridacchiò.

“Abituatici. Questi sono i vestiti da lavoro e penso che avresti freddo ad andarci direttamente senza veli.” Disse infine Tsubasa.

“Quasi me ne dimenticavo, da oggi in poi tu verrai chiamato Ren. Per questione di privacy noi  ti consigliamo di non usare il tuo vero nome al di fuori di questa stanza.” Disse Yuuki.

“Bene Shun-san. Noi leviamo le ancore.  Buona fortuna Kiyoshi-san.” Uscirono dalla stanza e io mi vestii molto velocemente sotto il controllo di Shun.

“Non sei male vestito così.” Mi disse. “Mettiti questo.” Mi passò una boccetta di profumo che annusai e trovai incredibilmente buono. Me lo spruzzai sul collo e Shun mi annusò.

“Ti sta bene, te lo regalo.” Aggiunse.

“Grazie.”

Uscimmo anche noi e andammo in garage dove ci aspettava una macchina molto lussuosa con i vetri oscurati. Partimmo per andare verso un hotel a cinque stelle.

“I tuoi primi clienti saranno alcuni cinquantenni che hanno organizzato una festa in onore di uno di loro che ha avuto una promozione a lavoro. Non sarà difficile e io, essendo in camera con te, sarò presente come tuo collega quando ci saranno lavori di questo genere.”

“Per fortuna non sarò solo.” Sospirai sollevato dalla buona notizia.

“Cerca solo di stare attento.”

“Certo, sono preparato.” Gli mostrai la pistola nascosta nella borsa che stavo portando con me.

“Bene, siamo arrivati. Colpiscili e falli impazzire Ren.” Scendemmo dall’auto e entrammo nell’hotel.

Il tizio che ci fece da autista ci fece strada verso la stanza in cui ci aspettavano, aprì la porta e ci presentò.

“Signori vi prego di darmi la vostra attenzione, ecco a voi Nobu e il nuovo arrivato Ren. Vi prego di essere gentili con loro. Vi auguro una bella serata.” Si girò verso di noi e ci sussurrò “Non fate stupidaggini.” E poi se ne andò.

Nella stanza in tutto c’erano forse una decina di vecchi e forse due o tre di più giovani. Ci guardavano come animali arrapati. Mi girai verso di Shun e solo adesso notai com’era vestito.

Aveva dei pantaloni stretti color argento, una canottiera rossa molto aderente sotto e una nera trasparente sopra. Era fin troppo sexy.

Uno dei più giovani della festa accese della musica.

“Forza, ballate qualcosa di sexy insieme ragazzi. Fateci divertire.” Disse quello che sembrava il festeggiato.

Shun si avvicinò a me andando a ritmo con la musica, muoveva i fianchi e io andavo a tempo con lui. Mi mise le mani sul petto e iniziò a strusciarsi contro di me ondeggiando andava sempre più giù per poi tornare su. Quando il ritmo aumentava, muoveva il culo più velocemente contro la mia gamba.

“Vogliamo qualcosa di più piccante!” Urlarono i vecchi.

Shun si girò a guardarli e annuì. Mi leccò il collo e con le mani mi accarezzò il petto sempre ondeggiando. Mi tolse la maglia e io gli feci lo stesso. Sentimmo i cori dei vecchi che ci esultavano e ci incoraggiavano. Così io presi una sedia e feci sedere sopra Shun. Mi sedetti a gambe aperte su di lui rivolto verso la sua faccia. Iniziai a muovermi sensualmente e lo accarezzai lentamente, mi strusciai sulle sue gambe ad un certo punto il festeggiato si avvicinò a noi.

“Ren giusto?” Mi chiese.

“Si signore.” Risposi.

“Fai lo stesso con me. Mentre tu Nobu fallo al mio caro amico.” Indicò un uomo con la camicia verde.

Spinsi il vecchio sulla sedia e mi sedetti su di lui ballando come facevo a Shun. Gli slacciai la camicia e credetemi se vi dico che non era una bella visuale. Lo tentai avvicinando le mie labbra al suo collo, ma sfiorandolo appena. Mi alzai e gli girai intorno sempre accarezzandolo. Il vecchio mi infilò qualche banconota dentro i pantaloni.

Intanto Shun stava facendo lo stesso con il vecchio lì affianco. Tutti sembravano divertirsi ma in me stava nascendo qualcosa come la gelosia. Quel pervertito stava toccando il culo a Shun e lo bramava con la bava alla bocca. Vidi che gli sussurrò qualcosa all’orecchio e Shun annuì. Si abbassò e gli slacciò i pantaloni mentre il vecchio gli lanciava qualche banconota. Shun baciò l’erezione del vecchio.

“Vuole che continui con la bocca o con le mani?” Chiese con una voce dannatamente sexy.

“Amici cosa scegliamo per questo giovane?”

“Con le mani, con le mani!” Urlarono i vecchi in coro.

Shun annuì. Abbassò i pantaloni e poi le mutande al vecchio, afferrando l’erezione del vecchio e muovendo velocemente su e giù la mano, iniziando a masturbarlo.

Il vecchio pervertito con cui invece stavo avendo a che fare io mi guardò anche lui con la bava alla bocca.

“Tu usa la bocca.”

Gli abbassai i pantaloni e i boxer bianchi e iniziai a leccare la sua intimità. A contatto con la mia lingua il vecchio iniziò a gemere. Gli passai la lingua prima in basso e poi verso la punta, prendendolo poi tutto in bocca. Glielo succhiai velocemente e lui mi spinse la testa con le mani per farmi succhiare ancora più velocemente. Mi venne in bocca dopo poco tempo.

“Bevilo tutto.” Mi ordinò e così feci. Mi leccai il dito e mi alzai raccogliendo le banconote che mi aveva lanciato.

Shun fece venire altrettanto rapidamente il vecchio e si leccò la mano per pulirsela dal suo sperma. Raccolse i soldi e li mise nei pantaloni.

Passammo altre due ore facendo preliminari ad altri servizietti ai vecchietti e ai giovani della festa, quando uno dei più giovani, avrà avuto forse trent’anni,  mi offrì un bel po’ di soldi per fare una cosa a tre con Shun.

Io e Shun ci guardammo e annuimmo all’unisono.

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