Wish on a starry night

Il suo nome è Kiyoshi, in giapponese significa ‘puro’. È il settimo figlio di una famiglia proveniente da Osaka. Essendo il più problematico dei sette figli, i suoi genitori lo ignoravano piuttosto di frequente. Questa situazione lo faceva stare così male al punto che decise di scappare da quella casa. Grazie ad un suo amico d’infanzia riuscì a trovare i soldi per trasferirsi a Tokyo. Appena arrivato lì, a soli sedici anni, cercò invano di trovarsi un lavoro e si rese subito conto di non aver preso in considerazione che nessuno lo avrebbe assunto. Dopo mesi passati sotto un ponte, riuscendo a stento a vivere dignitosamente, un uomo gli si avvicinò e gli offrì un lavoro che mai si sarebbe aspettato di fare: il gigolò.

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6. Rage - 5° Capitolo

Rage

5° Capitolo

 

“OSAMU! Cazzo dove sei?!” Urlai entrando dentro al bordello con in braccio Shun.

“Kiyoshi cos’hai da urlare tanto?!” Appena vide Shun inerme fra le mie braccia, corse verso di noi.

“Cos’è successo?!” Mi chiese agitato.

“Come faccio a saperlo se non ero con lui?!”

Entrammo nella saletta principale e appoggiai delicatamente Shun sul divanetto. “Chiama un’ambulanza, cazzo Osamu fai qualcosa!” Gli urlai contro.

“Ok però calmati!” Chiamò l’ambulanza che fortunatamente arrivò in pochi minuti, portarono via Shun e io decisi di andare con loro.

Dopo circa mezz’ora fecero uscire Shun dalla sala emergenze del pronto soccorso.

“Hei Nobu.” Disse con un filo di voce.

L’infermiera mi si avvicinò.

“Ora va tutto bene, deve solo riposare.” Si girò un attimo per guardarlo. “Non credo che abbia passato una bella serata.” Disse prima di congedarsi.

“Ce la fai a camminare?” Chiesi.

“S..si.” Rispose camminando lentamente tenendo una mano vicino al muro dell’ospedale.

“Ti aiuto io.” Gli dissi mettendogli gentilmente un braccio attorno alla vita.

Tremò appena lo toccai.

“S..scusami Nobu.”

“Non devi scusarti.” Restai un attimo in silenzio. “Ora chiamo un taxi.”

Aspettammo davanti all’ospedale per dieci minuti senza mai aprire bocca e lo stesso accadde durante il tragitto verso il bordello.

Appena arrivati si presentò davanti a noi quel vecchiaccio.

“Chi non muore si rivedere, dico bene Endō-san?”

“Chiudi il becco Harada.” Lo guardai torvo.

“Mammina tranquilla che la tua puttanella se la caverà, non è certo la prima volta che succede. Dico bene Endō-san?”

Feci sedere Shun sul divenetto.

“Resta un attimo qui.” Gli sussurrai.

“Kiyo, sto bene. Non preoccuparti.” Mi rispose guardando il vuoto.

“Harada, sei sordo? Ti ho detto di chiuderti quella dannatissima bocca!”

Mi avvicinai minaccioso guardandolo fisso negli occhi.

“Ahi ahi, se gli sguardi potessero uccidere io non sarei ancora qui.” Disse Harada ridendo.

Mi avvicinai ancora di più finché tra di noi ci fu una distanza di qualche centimetro.

Lo afferrai per la cravatta della camicia.

“Sei per caso innamorato di quella puttana?” Mi chiese facendomi un sorriso sghembo.

“Taci!” Gli tirai un pugno in faccia colpendolo sul naso e facendolo cadere a terra. “Questo è per il tuo fottutissimo benvenuto che mi hai riservato il primo giorno.” Lo riafferrai per la cravatta e gli tirai un secondo pugno, questa volta lo colpii sul labbro rompendoglielo e facendolo sanguinare.

“E questo è per aver trattato male Shun!” Gli dissi urlando.

Harada si leccò via il sangue che gli colava il labbro e si rialzò barcollando.

“Stupido moccioso. Nessuno ti ha mai insegnato come devi comportarti con i tuoi senpai?”

Mi tirò un calcio nello stomaco facendomi cadere all’indietro.

“Non metterti contro le persone sbagliate moccioso.” Mi disse schiacciandomi lo stomaco con il piede.

Scoppiai in una risata quasi isterica.

“E se a me dovesse piacere mettermi contro le persone sbagliate? Sono curioso di vedere che cosa mi faresti.”

Mi guardò in cagnesco. È così facile farti incazzare. Pensai.

“Moccioso ti va di giocare col fuoco? Ti avverto però che non sarò io a scottarmi.”

Tirò fuori dai pantaloni una pistola e me la puntò contro.

“Che c’è, ora non parli più?” Mi premette la pistola sulla mia tempia.

“Spara se hai le palle.”

“Non mi sfidare moccioso.”

“Harada che pensi di fare?” Chiese una voce a me non familiare.

Subito Harada rimise la pistola nei pantaloni e si alzò, mi girai e vidi una donna dallo sguardo severo. Aveva i capelli neri e gli occhi verdi, i tratti del suo viso somigliavano a quelli di Shun.

È sua zia?

“Tu sei?” Chiese guardandomi.

“Miura Kiyoshi.”

“Bene Miura, prendi Shun e andate nella vostra stanza. Tu Harada vieni nel mio ufficio.”

Annuii e vidi Harada fare lo stesso.

Presi Shun sotto braccio e lo accompagnai in camera.

“Giuro che gliela farò pagare a quel vecchiaccio!”

Shun si sedette per terra, vicino alla finestra.

“Grazie per essere venuto Kiyo.”

Iniziò a piangere ma questa volta nascose le lacrime mettendosi le mani sugli occhi.

Mi sedetti vicino a lui.

“Shun, cosa ti hanno fatto quei vermi?” Chiesi trattenendo la rabbia che mi ribolliva nelle vene.

Fece un grande respiro e iniziò a parlare.

 

Yataro mi legò alla spalliera del letto con la cravatta e si mise con il bacino davanti a me.

“Succhiamelo.” Mi ordinò.

“Non ci penso neanche!” Cercai di allontanarmi da lui ma essendo con le spalle al muro era praticamente impossibile. Mi afferrò la testa con le mani e portò la mia faccia davanti al suo pene.

“Ho detto succhialo!”

Quando riuscì a infilarmi il suo membro in bocca glielo morsi con forza cercando di fargli il più male possibile.

“Puttana!” Urlo tirandomi un pugno in testa. “Daichi blocca un secondo il video. Ora insegno a questa puttana come deve comportarsi.”

“Come vuoi.” Disse mettendo in pausa la registrazione.

Tremai guardando lo sguardo truce che aveva negli occhi Yataro.

Mi alzò le gambe e mi penetrò violentemente. Urlai e piansi dal dolore, ma più io mi lamentavo e più lui aumentava la velocità e la violenza delle spinte.

“Ti piace, eh puttana?!” Urlò.

Venne dentro di me, facendomi sentire ancora più sporco.

“Hey Yataro non è giusto che ti diverti solo tu, fammi fare un po’ a me.” Disse Daichi abbassandosi i pantaloni e le mutande.

“Va bene. Daichi vuoi che ti riprenda?” Chiese indicando la telecamera.

“Certamente.”

Mi allargò le natiche e mi penetrò in un solo colpo, partì dando prima delle spinte lente per poi aumentare la velocità.

“Ha davvero un culo meraviglioso.” Disse arrivando quasi al limite.

Come prima aveva fatto Yataro, anche Daichi mi venne dentro.

“Vediamo se hai imparato la lezione.”

Si mise davanti a me e mi ordinò di fargli un pompino.

“Se lo faccio mi lasciate andare?” Dissi con le lacrime agli occhi.

“Certo, te lo prometto!” Disse ridendo Daichi.

Lo presi tutto in bocca, cercando di farlo venire subito per poi andarmene.

Mi prese la testa con le mani per farmi fare più veloce e lo sentii mugolare.

Mi venne in bocca.

“Bevilo.” Mi ordinò.

Così feci ma per poco non vomitai.

“È il tuo turno Yataro.” Disse.

Yataro prese a leccarmi il collo per poi infilarmi con forza la lingua in bocca.

Mi baciò per diversi minuti, il tutto era filmato alla perfezione da Daichi, con tanto di zoom sulla mia bocca.

Come possono fare tutto questo e non sentirsi in colpa?

Si alzò e si posizionò con il pene davanti alla mia faccia, di nuovo.

“Vediamo che cosa hai imparato, se lo fai bene ti darò un premio.”

Prima glielo leccai e poi lo infilai in bocca pompando velocemente fino a farlo venire.

“Ecco quello che piace tanto a te, puttana.”

Mi penetrò ancora, ancora e ancora.

Ogni volta era più doloroso, più animale.

 

“Tutto fino a quando tu non arrivasti.” Concluse Shun.

“Dovevo venire prima così quei vermi non ti avrebbero fatto niente.”

Lo abbracciai e giurai a me stesso che avrei sempre protetto questo ragazzo.

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