Wish on a starry night

Il suo nome è Kiyoshi, in giapponese significa ‘puro’. È il settimo figlio di una famiglia proveniente da Osaka. Essendo il più problematico dei sette figli, i suoi genitori lo ignoravano piuttosto di frequente. Questa situazione lo faceva stare così male al punto che decise di scappare da quella casa. Grazie ad un suo amico d’infanzia riuscì a trovare i soldi per trasferirsi a Tokyo. Appena arrivato lì, a soli sedici anni, cercò invano di trovarsi un lavoro e si rese subito conto di non aver preso in considerazione che nessuno lo avrebbe assunto. Dopo mesi passati sotto un ponte, riuscendo a stento a vivere dignitosamente, un uomo gli si avvicinò e gli offrì un lavoro che mai si sarebbe aspettato di fare: il gigolò.

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3. Monster - 2° Capitolo

Monster

2° Capitolo

 

“Eccoci qui.” Ci disse il cliente facendoci entrare nella stanza accanto a quella dove eravamo fino a poco fa.

“Spero che questi bastino.” Ci passò un mazzetto di 150.000 yen a testa.

“Certo signore, la ringraziamo molto.” Disse Shun inchinandosi e guardandomi per farmi fare altrettanto.

“Se volete mettervi a vostro agio mentre mi faccio una doccia., aspettate pure nella camera lì a sinistra.” Ci disse mentre si chiuse in bagno.

“Sei sicuro di volerlo fare?” Mi chiese Shun.

“Credi che abbiamo un’alternativa?”

“No. Pensavo solo che non sarà facile essendo il tuo primo lavoro di questo genere… Avrei dovuto prevederlo, avrei dovuto dirgli che tu non sei pronto per questo.”

Afferrai Shun per le spalle e lo guardai fisso negli occhi.

“Nobu, ascoltami bene: sono stato io ad accettare questo lavoro. Non preoccuparti inutilmente per me, non serve.”

“Ok.” Disse abbassando lo sguardo.

Mi sedetti sul bordo del letto tirando fuori i soldi dai pantaloni e mettendoli nella borsa che continuavo a portarmi con me.

Ormai era notte fonda e iniziavo ad essere stanco pur sapendo che la notte per noi era solo all’inizio. Shun si accorse della stanchezza che provavo e mi passò un po’ di caramelle al caffè in modo da svegliarmi almeno un pochino.

“Grazie.” Dissi scartandone una.

Passammo dieci minuti che sembravano infiniti in silenzio, con il solo rumore delle cartine delle caramelle.

Rumorosamente il cliente tornò in camera iniziando a lamentarsi del caldo che provava in quel momento. Shun si alzò velocemente ed aprì la finestra.

“Come sei premuroso Nobu.” Sussurrò l’uomo con uno strano sorriso stampato sulla faccia.

Spinse Shun sul letto e iniziò a togliergli lentamente la canottiera rossa, osservando ogni centimetro del suo corpo.

“Hai un corpo da sballo.” Gli disse baciandogli il collo.

“Anche i tuoi capelli neri sono fantastici, e poi questo ciuffo castano rossiccio che ti copre solo il lato destro della faccia è così sexy.” Aggiunse continuando a baciare e a mordere il collo di Shun.

Si soffermò poi a osservargli gli occhi.

“Verdi, come il mio colore preferito. È forse destino che ci siamo incontrati questa sera?” Disse ridacchiando.

“Chissà.” Rispose Shun.

Gli tolse anche l’altra canottiera lasciandolo a petto nudo.

“Perché non continui tu Ren?” Mi chiese improvvisamente.

“Certo.”

Il cliente si scansò da Shun, lasciandomi lo spazio che mi serviva. Mi misi a cavalcioni sopra di lui e con la bocca gli slacciai il bottone dei pantaloni. Glieli sfilai mentre lo baciavo sul petto e sulla pancia, sempre con la bocca afferrai l’elastico dei boxer bianchi che indossava e gli tolsi anche quelli.

“Certo che questi pantaloni lasciano davvero poco all’immaginazione!” Esclamò il cliente mentre mi toccava il sedere con una mano e con l’altra mi accarezzava sotto la maglietta.

“Forza continua, voglio vedere se sei davvero bravo come sembravi prima Ren.” Mi sfidò.

“Si signore.” Gli risposi.

 “Chiamami Takeshi.” Disse togliendomi la maglia e iniziando a massaggiarmi i capezzoli.

Baciai Shun con foga che rispose al bacio chiudendo gli occhi.

Gli morsicchiai i lobi dell’orecchio e lo sentii ansimare.

Takeshi mi slacciò i pantaloni e me li tolse velocemente, mi tolse anche i boxer e mi massaggiò l’erezione.

Ansimante feci lo stesso a Shun che non riuscì a trattenere i gemiti. Mi posizionai tra le gambe di Shun che mi avvolse le sue gambe intorno ai fianchi per diminuire la distanza tra i nostri corpi.

Quando vidi che Shun stava raggiungendo il limite, lo preparai infilando prima uno e poi due dita nella sua apertura. Lo penetrai con una sola spinta che divenne più potente quando Takeshi penetrò me, costringendomi ad andare al suo ritmo.

Shun arrivò al limite e venne sul suo stomaco mentre io gli venni dentro e altrettanto fece con me Takeshi.

“Wow.” Furono le uniche parole che l’ansimante Takeshi riuscì a pronunciare mentre usciva da dentro di me.

Uscii da Shun e mi sdraiai accanto a lui, grondante di sudore e ancora ansimante.

“Sono felice di avervi avuto qui questa notte.” Disse Takeshi mentre si rivestiva. “Il vostro compito è finito, potete andare.”

Erano le cinque di mattina quando rientrammo al dormitorio.

Appena arrivati in camera mi gettai sul letto senza neanche cambiarmi i vestiti, invece con mia sorpresa, Shun andò in bagno e si fece una doccia prima di andare a dormire.

Deve essere davvero abituato a tutto questo per non essere stanco.

 

È già ora di svegliarsi? Pensai spegnendo la sveglia che suonava.

Afferrai la borsa che avevo lasciato sul pavimento la sera prima e presi i soldi.

Sono proprio tanti. Li misi dentro all’armadio. Dovrei proprio comprarmi dei vestiti, l’armadio è vuoto.

Cercai Shun per tutto il dormitorio ma non lo trovai.

“Avete visto Nobu?” Chiesi a Tsubasa che passava di lì.

“No, però credo che sia in giardino. Dopo ogni lavoro va sempre lì.”

“Grazie, Tsubasa.”

Scesi velocemente in giardino e lo vidi seduto sull’erba a guardare il cielo.

“Buongiorno Nobu.”

“Buongiorno.” Rispose senza guardarmi.

“Hey senti… ti va di venire con me a comprare dei vestiti? Sai ho l’armadio vuoto.” Dissi un po’ imbarazzato.

“Va bene.” Disse sorridendomi.

Andammo in un negozio di vestiti costosi, era passato molto tempo dall’ultima volta che ci avevo messo piede.

“Buongiorno signori, vi posso essere utile?” Ci chiese la commessa guardandoci un po’ sospetta.

“Vorremo qualcosa di figo!” Le dissi.

“Mi scuso per la domanda impertinente, avete i soldi per permetterveli?”

In effetti guardandoci non sembravamo persone con i soldi per permettersi quel lusso, avevamo addosso solo dei semplici vestiti sportivi. Cercai di dire qualcosa evitando di riderle in faccia ma Shun mi bloccò prima ancora che potei aprire bocca.

“Mi dispiace che le abbiamo dato questa impressione signora.” Mostrò i soldi che aveva guadagnato la sera prima.

Subito la commessa si inchinò per scusarsi.

Guardammo tutto il negozio da cima a fondo, finché non trovai un bel paio di jeans grigi , una camicia viola a maniche corte.

“Ti stanno bene.” Mi disse Shun togliendo la tendina che faceva da porta al camerino.

“Grazie.” Risposi arrossendo.

“Forse dovremmo aggiungere qualche accessorio, che ne dici?” Mi mise una cravatta nera e una catenella attaccata al taschino della camicia.

“Molto meglio.” Aggiunse.

Presi molti altri pantaloni di diversi colori, altre magliette e una giacca nera.

Pagammo e uscimmo dal negozio. Mi girai per dare un’ultima occhiata al negozio e vidi la commessa parlare al telefono.

 

“Ho fame.” Dissi toccandomi la pancia che brontolava.

“Hai mai mangiato italiano?” Mi chiese Shun.

“No.”

“Bene, c’è sempre una prima volta.” Mi afferrò per il polso e  mi trascinò fino a un ristorante italiano.

“Un tavolo per due.”

“Certamente signore.”  Il cameriere ci diede un tavolo al piano superiore del ristorante, vicino alla finestra.

“Vi porto subito i menù.”

“È un bel posto, eh?” Mi chiese.

“Si, mi piace molto.”

“Ti consiglio di prendere gli spaghetti allo scoglio, il pesce è buonissimo!” Mi indicò sul menù la foto del piatto.

“Sembrano buoni.”

Shun fece segno al cameriere di venire, ordinò due piatti di spaghetti allo scoglio e come dolce della panna cotta ai frutti di bosco.

“Era tutto squisito, grazie per avermi portato qui.”

“È stato divertente, Ren.”

Uscimmo dal ristorante e ci dirigemmo verso la macchina quando di colpo Shun si bloccò.

Lo scossi un po’ cercando di farlo riprendere.

“Che ti succede Nobu?”

“Mio..mio padre. Cosa ci fa qui lui?”

Guardai nella stessa direzione di Shun e vidi un uomo che ci osservava e si avvicinava lentamente a noi.

Vidi la preoccupazione e la paura nascere negli occhi di Shun. Che cosa sarà mai successo tra loro?

“Forse è meglio se andiamo.” Feci entrare rapidamente Shun in macchina e mi misi alla guida.

Passammo i quindici minuti che servivano per arrivare al dormitorio in silenzio, ero sicuro che qualcosa di brutto fosse successo, sennò non avrebbe avuto quello sguardo.

Volevo fare qualcosa, chiedergli che cosa ci fosse che non andava ma avevo paura della sua risposta.

Feci un lungo respiro e finalmente trovai il coraggio di parlare.

“Quell’uomo, tuo padre… che cosa ha fatto?” Chiesi sottovoce.

“Lui è il mostro che ha ucciso mia madre.”

 

 

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