Wish on a starry night

Il suo nome è Kiyoshi, in giapponese significa ‘puro’. È il settimo figlio di una famiglia proveniente da Osaka. Essendo il più problematico dei sette figli, i suoi genitori lo ignoravano piuttosto di frequente. Questa situazione lo faceva stare così male al punto che decise di scappare da quella casa. Grazie ad un suo amico d’infanzia riuscì a trovare i soldi per trasferirsi a Tokyo. Appena arrivato lì, a soli sedici anni, cercò invano di trovarsi un lavoro e si rese subito conto di non aver preso in considerazione che nessuno lo avrebbe assunto. Dopo mesi passati sotto un ponte, riuscendo a stento a vivere dignitosamente, un uomo gli si avvicinò e gli offrì un lavoro che mai si sarebbe aspettato di fare: il gigolò.

5Likes
0Comments
379Views
AA

4. Memories - 3° Capitolo

Memories

3° Capitolo

 

Kiyoshi accese la macchina e partimmo per tornare a casa, mi girai per rivedere la faccia seria di quell’uomo che un tempo chiamavo padre.

 “Shun, fra un po’ siamo al dormitorio.” Mi guardò preoccupato.

Arrivammo dopo circa cinque minuti e Kiyoshi mi aiutò a scendere dalla macchina mettendomi un braccio intorno alle spalle.

“Grazie.” Dissi a bassa voce, quasi sussurrandolo.

Mi sedetti sul letto e Kiyoshi si mise accanto a me.

“Cos’è successo a tua madre?” Chiese con un filo di voce, forse credendo che se avesse parlato forte mi avrebbe ferito.

Silenzio.

Non riuscivo ad emettere alcun suono ma al contrario le lacrime iniziarono a scendere senza che io riuscissi a controllarle al solo ricordo di quei giorni senza luce.

“Non sei obbligato a rispondermi.” Disse infine Kiyoshi, alzandosi dal letto.

Lo guardai tristemente cercando di trovare un po’ di conforto nel suo sguardo.

“Vado a prendere del tè.” Uscì velocemente dalla stanza.

Dovrei forse dirglielo? Avvicinai le gambe al petto e con le mani le strinsi forte.

Dopo qualche minuto passato in silenzio, Kiyoshi ritornò con in mano un vassoio con sopra due tazze di tè bollente e una teiera.

“Non sono mai stato bravo ad aiutare le persone e in realtà non so cosa fare per farti stare davvero bene, però, spero che questo ti faccia stare almeno un pochino meglio.” Mi passò la tazza e si sedette di nuovo vicino a me, appoggiandosi al muro.

“Quell’uomo…” Iniziai a raccontargli parlando lentamente. “Mio padre, ha ucciso mia madre…” Feci un respiro profondo e continuai. “A causa mia.”

Kiyoshi mi guardò un po’ sorpreso ma non disse nulla, mi lasciò parlare e raccontare la mia storia dall’inizio, in modo da capirci qualcosa.

 

La mia famiglia era perfetta. Era una di quelle famiglie che appena le vedi ti sembra che nessun problema potrebbe distruggere, anche io ero convinto di questo.

Passavo le giornate con mio fratello maggiore, lui aveva dieci anni mentre io sette, andavamo al parco o in gelateria. Purtroppo, sebbene andavamo così d’accordo, ci fu un brutto incidente che ci divise per sempre.

Eravamo al solito parco, stavamo giocando a nascondino come facevamo sempre, forse se lo dico potrei sembrare stupido ma mio fratello era davvero bravo a cercarmi e qualcosa quel giorno non mi convinceva, erano passati più di dieci minuti e di lui nessuna traccia. Mi sembrava davvero strano che non mi avesse ancora trovato, ero ancora piccolo e l’unica cosa che in quel momento mi passò per la mente era che se la fosse presa perché non riusciva a trovarmi.

Lo cercai ovunque, urlando il suo nome e scusandomi per il fatto che mi fossi nascosto bene, gli promisi che la prossima volta lo avrei cercato io.

Quando lo trovai non era di certo come me l’ero immaginato.

Era lì, steso sull’asfalto e sotto di lui una grande chiazza rossa. La gente iniziò ad ammassarsi attorno al corpo inerme di mio fratello. Trattenni le lacrime e con coraggio mi spinsi tra la folla urlando che quello era il mio fratellone. Dovevo fare qualcosa, lui mi aiutava sempre, non potevo lasciarlo lì. Lo presi sulle spalle e con fatica cercai di alzarmi, ricaddi più volte a terra ma sempre mi rialzavo, una donna mi si avvicinò e sottovoce mi disse che ormai mio fratello era morto. Le dissi di togliersi e che il mio fratellone stava solo dormendo e che presto si sarebbe alzato, ma quella donna aveva ragione e io lo sapevo benissimo.

Mi feci largo tra la folla cercando di non ascoltare i commenti e le parole di quelle persone.

Arrivai davanti a casa, bussai violentemente alla porta e mia madre mi aprì, non feci neanche in tempo a dire niente che lei era già caduta sulle ginocchia e iniziò ad urlare e a piangere. In quel momento non riuscì più a sentire niente, era come se il mio cervello volesse impedirmi di ascoltare.

Rimasi immobile, con la schiena e le mani intrise di sangue e con mio fratello morto ai miei piedi.

Non seppi mai cosa fosse accaduto quel giorno, la polizia chiuse il caso dopo qualche mese, nessuno aveva visto niente.

Un anno dopo la gente si era già dimenticata dell’accaduto ma a casa mia con la morte di mio fratello morì anche la felicità.

Mio padre lavorava tutti i giorni e la sera si richiudeva in qualche bar a bere come una spugna, cercando di annegare i brutti ricordi. Mia madre perse il suo sorriso. Ogni giorno andava in giro per casa chiamando mio fratello come se da un momento all’altro potesse spuntare fuori.

Cercavo disperatamente di fare qualcosa. L’unica cosa che riuscì a inventarmi era di diventare mio fratello.

Andai così in camera sua aprendo gli armadi e i cassetti, prendendo i sui vestiti, il suo profumo, ogni cosa che apparteneva a lui.

Tornai da mia madre vestito come mio fratello e lei si bloccò, pensai di aver sbagliato tutto, invece per mia grande sorpresa lei sorrise. Mi strinse forte dicendomi che quando mi chiamava dovevo subito venire da lei.

Passai mesi prendendo il posto di mio fratello mentre ero a casa e mia madre era tornata a sorridere, anche se sapevo che non poteva durare per sempre.

La mia famiglia stava tornando quella di un tempo ed ero felice.

Però, mio padre non dava nessun segno di cambiamento.

Ogni giorno rincasava tardi e non mi degnava di uno sguardo fino a quando una sera che mia mamma non c’era si arrabbiò. Mi disse che era stufo di avermi a casa perché a causa mia mio fratello non c’era più e mia madre non lo guardava più come prima. Gli dissi che non lo avevo fatto apposta e che io facevo così solo perché volevo far tornare il sorriso della mamma ma lui era davvero arrabbiato.

Mi picchiò così tanto che penso di essere svenuto. Mi risvegliai con la mani legate con la cintura di mio padre, che cercava di tenermi fermo. Urlai sperando che qualcuno mi sentisse e quando ormai avevo perso le speranze, mia madre rientrò. Appena vide mio padre attaccato a me afferrò un vaso vicino alla porta e gli si scagliò contro urlandogli di non toccarmi. Gli lanciò il vaso contro ma questo non fermò mio padre che invece si arrabbiò di più prendendosela col mio corpo ormai sfinito. Sono mesi che pensi a lui, invece di chiedermi come sto io. Diceva mentre abusava di me.

Mia madre cercò di toglierlo tirandogli tutto quello che poteva e lui dopo un po’ si tolse, lasciandomi li ancora tremante e spaventato. Fu allora che afferrò una coperta dal divano e gliela legò al collo di mia madre, strozzandola fino a quando non si accasciò a terra.

Si rigirò verso di me, quella era stata la prima volta che pensai di poter morire.

Pensai che mio fratello mi stesse proteggendo, perché in quel momento entrò il mio vicino con sua moglie, forse a causa delle urla. Sua moglie chiamò subito la polizia, mentre il marito cercava di tener lontano mio padre da me e da sua moglie.

Dopo pochi minuti la polizia arrivò e arrestò mio padre.

 

Kiyoshi mi abbracciò di colpo.

“Non è colpa tua.” Continuava a ripetere stringendomi forte.

“Ho pensato davvero che se non ci fossi stato probabilmente mio fratello non sarebbe andato al parco e non sarebbe morto e tutto quello che è successo dopo non sarebbe accaduto.”

“Non devi dire queste cose neanche per scherzo!”

Restai in silenzio per qualche minuto.

“Kiyoshi…” Mi staccai dal suo abbraccio. “Non vuoi sapere come continua la storia?”

Join MovellasFind out what all the buzz is about. Join now to start sharing your creativity and passion
Loading ...